domenica 29 gennaio 2012

3.2 - La settimana in Oregon

Siamo arrivati davanti alla tua stanza con il cuore in gola, e proprio mentre discutevamo sul "bussa tu", "no bussa tu", "allora io busso ma tu apri" ecc, la porta si e' aperta ed e' uscito il tuo birth-father: cappellino da baseball, jeans "calati", tatuaggi sulle braccia... i tuoi stessi occhi, la tua stessa carnagione chiara :-)
[lo abbiamo riconosciuto subito perche' lo avevamo visto in foto]
Dopo un saluto un po' impacciato, siamo entrati dentro, e abbiamo trovato: la tua birth-mother sorridente stesa sul lettino, e i genitori della tua birth-mother (i nonni americani). E poi c'eri tu, avvolto nelle copertine dell'ospedale, che ti si vedeva solo un pezzetto di testa, in braccio alla tua nonna americana, con gli occhi gonfi di lacrime. E' stato quasi surreale entrare li' in questa stanza.. avevamo visto cosi' tante foto della tua famiglia biologica che quasi ci sembrava incontrare delle persone famose :-)

La tua nonna americana e' subito venuta verso di noi e ha fatto per darti a papa', ma lui ha gentilmente rifiutato, poi e' venuta da me e io le ho detto "no, grazie... magari dopo"... chissa' cosa avra' pensato! :-) La verita' e' che dentro di noi c'era sempre quel misto di gioia, tristezza, timore, delicatezza...
Abbiamo iniziato a parlare, dei nostri sentimenti piu' profondi come del viaggio per arrivare, poi papa' si e' fatto coraggio e ti ha preso in braccio.. dopo un po' ti ho preso anche io (che emozione), e da allora hai iniziato a girare di persona in persona, perche' tutti volevano darti affetto ed amore e stringerti tra le braccia...
Ad un certo punto papa' ha chiesto "ma allora, fin'ora come si chiama?" e li' e' venuto fuori che tu un nome non ce l'avevi ancora, sui documenti risultavi come "boy", perche' la tua birth-mother ha voluto che fossimo noi a scegliere il nome.
Noi (che per anni abbiamo discusso-bisticciato sui nomi senza mai raggiungere accordo) avevamo buttato su due piedi una lista di quattro nomi, di quelli abbastanza simili in Inglese e in Italiano, e l'abbiamo proposta... e alla fine di comune accordo abbiamo scelto il tuo first name :-)

Quel giorno in ospedale e' stato troppo intenso, io non facevo altro che piangere, ed era il tuo nonno americano a farmi forza :-/. La tua birth-mother e' stata sorridente tutto il tempo, ha detto che era felice di vederci finalmente li' e di affidarti a noi... abbiamo chiesto loro come mai avessero scelto noi, e ci hanno detto che avevano letto tutti i profili di tutte le coppie disponibili, ci avevano messo settimane, e avevano scelto noi, perche' eravamo quelli giusti per te :-)
[ma che onore!].
Le abbiamo chiesto se era sicura, se voleva ripensarci, che avremmo capito... lei ci ha detto che ci aveva pensato cosi' tanto che erano sicuri... le ho detto "ma ora che il bambino e' nato magari e' diverso", e lei mi ha risposto che era ancora piu' sicura.. e ce lo ha detto sorridendo.

Le ore sono volate tra visite delle infermiere, i nonni che andavano e venivano, i turni per tenerti in braccio, per cambiarti, per darti il latte, le chiacchiere, le visite dell'assistente sociale, la parte burocratica. La tua birth-mother e' stata dismessa in serata, ed anche noi saremmo potuti andare via con te, ma abbiamo deciso di passare un'altra notte in ospedale, imbranati come eravamo :-/.
E quando si sono avvicinate le sei di sera, sono entrate le infermiere per fare il cambio del braccialetto... e li' io e papa' siamo proprio scoppiati in lacrime, senza pudore, mentre toglievano i braccialetti dal polso dei tuoi genitori biologici... colpiti, esterefatti, annientati, dal grande cuore di questi due ragazzi, dal loro privarsi di una cosa cosi' importante, per poterti dare "the best".

[quando, inevitabilmente, sorgeranno le domande, dentro di te e da parte degli altri, ricorda che la strada che ti ha portato a noi e' stata una strada colma d'amore]

In tutto cio' abbiamo dovuto produrre diversi documenti per l'adozione, ma tutto e' stato veloce e semplice, molto piu' di quello che ci aspettavamo. E solo una volta tornati a San Diego ci siamo resi conto di aver collaborato con la stessa agenzia di cui si parla nel libro "The kid" che avevamo letto mesi fa :-)

Nei giorni successivi di permanenza in Oregon ci siamo incontrati tutti i giorni con la tua birth-family, per fare in modo che ti tenessero tra le braccia tutto il tempo possibile... ed e' stato tutto incredibilmente naturale!
Dopo una settimana dalla tua nascita, siamo tornati a casa a San Diego, con tra le braccia la cosa piu' preziosa che abbiamo mai avuto, nei cuori tanto amore, nello spirito tanta consapevolezza.

Qualche giorno dopo la tua birth-mother ha scritto questo sulla sua bacheca facebook:



L'ho salvato e conservato, perche' voglio che invece tu lo sappia :-)

giovedì 12 gennaio 2012

3.1 - La notte in cui sei nato

Martedi' 29 Novembre, dopo cena, eravamo pronti per metterci sul divano a guardare la nostra serie TV preferita quando abbiamo ricevuto un sms da parte della tua birth-grandmother, che ci diceva che si trovavano tutti in ospedale e che la tua birth-mother aveva gia' un certo livello di dilatazione.

Panico.

Subito abbiamo risposto all'sms, poi abbiamo chiamato l'agenzia dell'adozione per dire che tu stavi per nascere e che noi avevamo deciso di andare, e l'agenzia ci ha detto che proprio quel giorno avevano ricevuto la proof of pregnancy e che quindi i loro dubbi si erano in parte dissolti (evviva); ci hanno detto inoltre che avrebbero subito avvisato l'agenzia in Oregon con la quale erano soliti collaborare.
Abbiamo cercato i biglietti aerei, ma il primo volo era la mattina dopo alle 6:40... prima di prenotarlo abbiamo chiamato sul cellulare la tua birth-grandmother (anche detta "nonna americana"), tanto per essere sicuri, ci ha risposto il tuo birth-fater che tutto tranquillo ci ha detto di andare, certo, e siamo rimasti d'accordo che ci saremmo visti il mattino dopo.

Quindi, mentre aspettavamo notizie con una certa ansia, abbiamo prenotato i biglietti aerei e il taxi per l'aeroporto, abbiamo preso i numeri di telefono di un paio di alberghi, abbiamo prenotato la macchina su in Oregon... Abbiamo preparato i bagagli: valigia grande con dentro qualche vestito per noi, i tuoi miseri 4 vestitini e la culla pieghevole; un borsone con dentro solo i giubbini (che nel caso potevamo svuotare e riempire con le tue cose) e il "baby book" (manuale di istruzioni), il car seat, e i nostri computers. Mentre aspettavamo notizie avremmo fatto e rifatto i bagagli non so quante volte. Verso mezzanotte e' arrivato un aggiornamento, che diceva che la dilatazione era 9.5 cm. A quel punto il livello di ansia e' salito ancora piu', ma le notizie su di te tardavano ad arrivare... e i pensieri si affollavano nella mente: e' nato? ci saranno state complicazioni nel parto? stara' male? ci avranno ripensato? cosa stara' succedendo? E con questi pensieri non potevamo certo andare a dormire, anche se sapevamo che dovevamo cercare di riposare un po', che il taxi sarebbe arrivato alle 4 del mattino.

E alla fine, quasi alle 3:30, un sms da parte della tua birth-grandmother:



E cosi' abbiamo scoperto che eri un maschietto... e pure bello grosso!
Che emozione indescrivibile...

A quel punto senza dormire affato siamo andati in aeroporto e abbiamo preso il volo per Porland.
[Uscendo di casa ci siamo guardati e ci siamo chiesti se saremmo tornati in due o in tre.]
A Portland abbiamo preso la macchina in affitto e abbiamo mandato nostre notizie alla tua nonna americana (ci avremmo messo due ore di guida per arrivare da te). Lei ci ha risposto che erano tutti un po' tristi ed "emotional" e di avere rispetto per questo quando saremmo arrivati. Beh, noi non ci pensavamo mica ad entrare facendo salti di gioia o urlando come matti... perche' sebbene contenti (molto contenti... il sogno di una vita che si stava per avverare) eravamo anche molto tristi, perche' ormai volevamo molto bene sia a te che alla tua mamma e al tuo papa' biologici che a tutta la tua "famiglia americana".
Eravamo tristi perche' sapevamo benissimo che i tuoi birthparents ti volevano (e ti vogliono ancora, ovvio) un mondo di bene, che la loro scelta era stata dettata dall'amore per te ("noi possiamo offrirgli tutto l'amore del mondo, ma solo quello... noi vogliamo che lui abbia il meglio dalla vita, che abbia quelle possibilita' che noi non possiamo offrirgli", dicevano nelle loro emails). Eravamo tristi perche' i tuoi nonni americani invece avrebbero preferito che tu restassi nella loro famiglia... e una parte di noi era cosi' presa da questi sentimenti che quasi volevamo fermarci e tornare indietro e dire "ci abbiamo ripensato, non possiamo farvi questo...", ci sentivamo in colpa all'idea di prenderti e portati via con noi... Ma siamo andati avanti, perche' si trattava di accoglierti tra le nostre braccia, nella vostra vita, per volere dei tuoi genitori biologici, per il tuo bene, per darti il meglio... sebbene doloroso (e questo e' veramente difficile da spiegare), siamo andati avanti, consapevoli di agire per il tuo bene (da allora, per sempre).

E cosi' a mezzogiorno del 30 novembre siamo arrivati in ospedale. Alquanto agitati abbiamo chiesto di te alla reception e poi ci siamo avviati verso la tua stanza...

mercoledì 4 gennaio 2012

2.15 - Vivere alla giornata

Abbiamo iniziato quindi a vivere alla giornata, a tenere il cellulare sempre acceso, a controllare continuamente le emails, a non prendere impegni a lunga scadenza, perche' non si sa mai.

A meta' novembre avevo un appuntamento a Los Angeles con una blogger che veniva da lontano :-), ma a quel punto non mi sentivo di confermare l'incontro, non sapevo se andare o meno, dicevo al marito "ma se poi appena arriviamo a Los Angeles ci chiamano che Anna sta partorendo? Dobbiamo tornare subito a casa e partire, perdiamo piu' di due ore!". Ma alla fine siamo andati, che come dice il marito non si possono fare tutte queste rinunce in vista di "se" e di "ma", e io avevo bisogno di distrarmi un po' :-)

Qualche giorno dopo il marito aveva un impegno di lavoro a San Francisco. Era in programma che io andassi con lui... ma come al solito "che facciamo se Anna ci chiama mentre siamo li? non possiamo mica ripassare per casa a prendere quello che ci serve!".
E quindi siamo partiti, ma ci siamo portati dietro sia i vestiti pesanti per la fresca San Francisco sia quelli ultra-pesanti per il freddo Oregon... e abbiamo caricato in valigia anche quei 4 piccoli body che avevo comprato, dopo aver convinto a fatica il marito, e la culla da viaggio... eravamo in dubbio se portarci dietro anche il car-seat, perche' per uscire dall'ospedale con un neonato bisogna per forza metterlo in un car-seat, ma alla fine abbiamo deciso di lasciarlo a casa e nel caso di ricomprarlo o a San Francisco o su in Oregon.

Mentre eravamo su a San Francisco, sempre con questo stato d'animo addosso, Cristina ci aveva fatto sapere che Anna aveva in programma un'ecografia di controllo (nel frattempo Cristina continuava a mandarci aggiornamenti, Anna continuava a tacere, l'agenzia continuava a non avere notizie) e ci aveva chiesto se volevamo poi vedere la foto. Noi le avevamo risposto che stava ad Anna decidere, e non ci speravamo piu' di tanto... ed invece sabato 19 novembre, mentre eravamo a passeggio nella parte nord di San Francisco, ci e' arrivato un messaggio su facebook con le foto dell'ecografia! Via cellulare siamo riusciti a guardarne solo una, ma abbiamo iniziato a saltare come matti urlando "the baby! the baby!!". Dopodiche' abbiamo fatto una lunga passeggiata e abbiamo iniziato a pensare ai possibili nomi, sia da femmina che da maschio...

Siamo tornati a San Diego e abbiamo deciso di lasciare la valigia cosi' com'era, a parte i panni sporchi :-P. E ci siamo resi conto che di li' a pochi giorni avevamo un biglietto aereo per la nostra vacanza alle hawaii...