giovedì 8 novembre 2012

4.7 - L'arco e la freccia

Ho un po' di pensieri che mi girano in testa, domande o affermazioni che innescano una serie di riflessioni...

Qualche settimana fa un'amica mi ha detto "no, io non ce la farei mai a separarmi da mia figlia...".
E io capisco il suo punto di vista, pure io non riuscirei mai a separarmi da Little D nella "mia" situazione... pero' a volte bisogna mettersi nei panni degli altri. E' difficile, lo so.
La maggior parte delle persone che conosco pensano che Little D sia stato "dato via" dalla sua mamma biologica. Ora... al corso preparatorio ci hanno fatto "una capa tanta" sul linguaggio appropriato, e la frase corretta e' "la sua mamma biologica ha fatto un adoption plan per lui" e ha scelto la famiglia in cui farlo crescere.
Io non lo so cosa vuol dire avere un bambino che cresce dentro la pancia, ma posso provare a immaginare che separarsene sia qualcosa di veramente doloroso. Quello che vorrei "diffondere" e' che questo e' stato fatto con amore, per amore...
Proprio ieri ho trovato per caso questo video, dal punto di vista di una birthmom, e verso il minuto 5 appare la scritta "a birth mother puts the needs of her child above the wants of her heart".
Al corso ci avevano detto "e' come se tu fossi con il tuo bambino dentro un palazzo che va a fuoco, arrivano i vigili del fuoco e da fuori ti dicono "dacci il bambino, e' l'unico modo per salvarlo", e tu dai loro il bambino". Si, in un certo senso lo dai via, ma e' per dargli la vita.
Qualche tempo fa una mia amica su fb aveva postato un racconto dalla Bibbia, io sono ignorante in materia, ma c'era la storia di queste due donne che vivevano insieme e avevano ciascuna un bambino piccolo... ad un certo punto durante la notte uno dei due bambini muore e la mamma fa uno scambio in culla, quindi seguono liti tra le due donne, fino a quando Salomone, per capire chi fosse la madre del bambino vivo, dice "allora se entrambe reclamate di essere madri, tagliero' il bambino in due ed ognuna se ne prendera' meta'", e li' lui capi': la madre era quella che disse "no, che se lo prenda l'altra, purche' resti vivo".
Buh, l'ho scritto come me lo ricordavo, spero il messaggio sia arrivato :-)

Io non lo so cosa vuol dire avere un bambino che cresce dentro la pancia. E al momento no, non mi interessa saperlo.
Quando si trattava di decidere sul da farsi, ho valutato a cosa potevo rinunciare e a cosa no... ho pensato che tutti i papa' del mondo amano i loro figli anche se non li hanno portati in pancia e anche se non li hanno partoriti, allora ho capito che potevo farlo pure io, per me non erano importanti la gravidanza e il parto per sentirmi mamma (ma capisco che non per tutti e' cosi, non siamo tutti uguali).
Forse e' stato un po' piu' difficile rinunciare alla connessione genetica, ma in fin dei conti nemmeno quello.
Si, mi sento la mamma di Little D, anche se so che lui non e' "mio", non l'ho "fatto" io, non mi "appartiene", ma sono qui per dargli tutto quello che posso, per crescerlo, per amarlo, per fargli trovare la sua strada, io sono l'arco (insieme al marito) e lui e' la freccia.
La sua birthmom ha fatto la rinuncia piu' grande e gli ha dato il dono piu' grande, io non posso fare altro che proseguire su questa strada. Non posso essere gelosa dei birthparents, cerco piuttosto di essere all'altezza delle aspettative :-).
Da questa parte di mondo siamo un po' soli, allora piu' affetto/amore riceve, meglio e'.... e' la sua famiglia americana, fa parte di lui.

Non ricordo se l'ho gia' postata questa poesia, ma e' il mio mantra :-)

"Your children are not your children.
They are the sons and daughters of Life's longing for itself.
They come through you but not from you,
And though they are with you yet they belong not to you.
You may give them your love but not your thoughts,
For they have their own thoughts.
You may house their bodies but not their souls,
For their souls dwell in the house of tomorrow,
which you cannot visit, not even in your dreams.
You may strive to be like them,
but seek not to make them like you.
For life goes not backward nor tarries with yesterday.
You are the bows from which your children
as living arrows are sent forth.
The archer sees the mark upon the path of the infinite,
and He bends you with His might
that His arrows may go swift and far.
Let your bending in the archer's hand be for gladness;
For even as He loves the arrow that flies,
so He loves also the bow that is stable."

Qui una traduzione.

19 commenti:

ero Lucy ha detto...

Sono mesi che vorrei dirtelo e non trovo mai il modo, mi sembra sempre di invadere e invece ora questo post me lo consente. Ti giuro che non passa giorno che io non pensi a te, alla tua lunga gravidanza e alla tua immensa generosita'. Il tuo cuore e' grande e sei una mamma universale. Grazie.

Sandra c'era una volta Ilaria ha detto...

ciao Marica sono sempre contenta quando aggiorni anche questo blog.
La poesia è spesso citata in campo adottivo, e la frase finale è il motto di un'associazione italiana - le radici e le ali - che si occupa di dare sostegno alla famiglia adottive. Non siamo tutti uguali, e considera che in Italia non esiste un'informazione adeguata sul partorire in anonimato per cui prevalgono sempre le interruzioni piuttosto che la scelta di non riconoscere il bambino per dargli comunque la vita. Non esiste in italia una vera cultura dell'adozione. Per cui diventa proprio difficile rapportarsi con la realtà americana, per la maggiorparte delle persone, non per me. baci

Anonimo ha detto...

credo di essere io quella amica che ti ha detto "non rinuncerei mai a mia figlia". E" cosi per me. E non c'entra averla portata nella pancia, c'entra l'amore immenso che provo per mia figlia e la terrei ad ogni costo. Quando ero giovanissima e stavo insieme a lui da pochi mesi, c'e' stata una volta in cui ho pensato di aspettare un bambino. Speravo con tutta me stessa di non essere incinta, non lo volevo, ero troppo giovane, e senza una lira, pero', se il test fosse stato positivo l'avrei tenuto. A dispetto di tutte le difficolta' e dei miei genitori e della gente. Sono la prima a dire che non conta portare un bambino nella pancia per essere mamma, conta l'amore e proprio in nome di quell'amore io non lascerei mai mia figlia. E' un po' di egoismo, se vuoi. Ammiro molto la birthmother di tuo figlio. E' stata la scelta migliore per lei. Io non sarei stata cosi' coraggiosa.

Spero che questo sia chiaro.
Mi dispiacerebbe essere fraintesa.
Sono a favore della open adoption, mi pare bellissima, credo che una donna che da il proprio figlio in adozione lo fa per amore e con un gran dolore nel cuore. Credo pero' che io non ci riuscirei mai. So, d'altra parte, che mi farei in 4, anzi in 1000, per garantire a mio figlio il futuro che merita. Forse sopravvalutando le mie possibilita'. Ma questa sono io. Poi benvengano gli altri milioni di scelte differenti.

valeriascrive

Marica ha detto...

ero Lucy: vabe', ora non esageriamo :-/
il fatto di poter adottare un neonato ha fatto tanto, credimi...
[ah, cmq grazie :-)]

sandra: e' vero, hai ragione!

valeria: si eri tu :-)
scusami, ho saltato qualche passaggio.. perche' sono partita dalla tua frase, e poi ho pensato a tutte le persone che, in italia, non facevano altro che dirmi "ma guarda questa (la birthmother) che ha abbandonato un bambino cosi' ecc ecc", diciamo che ho attaccato i due discorsi :-)
si, capisco il tuo punto di vista e si ci sono tante ragazze che scelgono di tenere questi bambini, facendo tantissimi sacrifici, e anche questa scelta merita tutto il rispetto!
io quando ero giovane ho preso la pillola del giorno dopo... no, la prospettiva di sposarmi a 20 anni non mi entusiasmava (perche' almeno nella mia famiglia quella sarebbe stata l'unica opzione possibile), non avrei potuto finire l'universita' e tante altre cose.... beh, non e' come abortire, e col senno di poi credo che se non la prendevo non sarebbe successo nulla :-)

Santarellina ha detto...

Noi quella poesia l'abbiamo incorniciata e appesa in camera dei bimbi: mio marito l'aveva letta nell'anticamera di un ambulatorio e l'ha cercata su Internet.
Sarò strana, ma sono convinta che una gravidanza non c'entri niente con l'essere mamma: il corpo può solo subirla passivamente, al di là di ciò che passa nella mente. Se ti scambiano il bimbo appena partorito non te ne accorgi perché tra te e lui non c'è nessun legame "magico": lui è un individuo a sé.
Essere genitore è un'altra cosa, ed è totalmente diverso: tu Marica lo sei esattamente quanto me che i bimbi li ho anche generati dentro di me.
Da qui la mia seconda convinzione: garantire sempre e comunque a ogni donna il sacrosanto diritto di scegliere, senza giudicare. In America le donne hanno una scelta in più con la birth adoption.
Nei miei pensieri c'è un abbraccio forte, e solidarietà e ammirazione per la forza che ha avuto, alla donna che ha lasciato il bimbo in ospedale, poi dato in adozione a nostri amici. Se avesse potuto, forse avrebbe scelto la b.a., forse no... Forse sarebbe più serena, forse no...

Gaia ha detto...

Cara Marica, quanto ammiri tutti voi l'ho già detto e non voglio ripetermi. Anche secondo me le birthmothers sono incredibilmente coraggiose ed altruiste, perchè sarebbe davvero molto più facile abortire piuttosto che fare la loro scelta.
Certo penso che le "aiuti" sapere che è un percorso oliato e strutturato, che garantisce al bambino di essere accudito dai propri genitori fin da subito, di non subire alcun abbandono.
Se io in Italia scoprissi di avere una gravidanza indesiderata, il pensiero di lasciare il bambinio in ospedale, con la prospettiva di passare mesi o anni in un istituto, apsettando che una burocrazia elefantiaca e spesso crudele decida del suo futuro, condannandolo comunque a vivere perlomeno i primi mesi senza un fondamentale legame genitoriale "esclusivo", mi spaventerebbe moltissimo, e non so se a questo punto farei la stessa scelta delle birthmothers americane.

sfollicolatamente ha detto...

Sono d'accordo su tutto quello che dici, sul legame genetico che non conta poi tanto, sul fatto che i figli non ci appartengono...e mi piace molto l'immagine del palazzo in fiamme, rende proprio l'idea.
Che bello sono contenta che tu abbia ripreso questo blog!

Mel. ha detto...

[non so se l'ho gia' scritto in qualche altro commento, la mia memoria per adesso mi inganna ogni tanto...anyway...]

Su la7 facevano (non so se la fanno ancora) una trasmissione chiamata "mamma ha preso l'aereo". In una puntata, la mamma adottiva dice un paio di frasi che mi sono entrate dentro. In particolare ricordo questa donna dire che non avrebbe mai potuto avercela con la mamma che "ha dato via" il suo piccolo perche' gia' il fatto di aver portato avanti una gravidanza per 9 mesi, sapendo di non poter tenere il suo cucciolo, e' un gesto d'amore che non ha prezzo. Io, dal canto mio, sono assolutamente d'accordo con lei.

Detto cio', come dice Valeria, io non credo potrei mai staccarmi dalla mia piccola. Farei di tutto per darle quello di cui ha bisogno, ma le mie sono le parole di una persona fortunata evidentemente che non ha mai dovuto meditare scelte tanto importanti.

Penso che l'adozione sia un gesto d'amore altrettanto grande, ma personalmente so che non vivrei bene un'adozione aperta e questo ti (vi) rende ancora piu' stimabili ai miei occhi.

Anonimo ha detto...

Ciao Marica, seguo la tua storia su questo blog. Tu e tuo marito siete due genitori. La gravidanza non ti rende madre. E il vostro piccolo avrà la certezza di essere sempre stato circondato dall'amore, sia dalla donna che lo ha portato in grembo, sia da te. Io sono nata da una donna che mi ha dovuto lasciare, ma mi ha messo al mondo con tutto l'amore per la vita. Considero miei genitori coloro che mi hanno cresciuta, ma porto con me un altro grande amore datomi all'inizio da una donna che ha dovuto rinuciare a me...perchè lei ha scelto così...e la ringrazierò per avermidato la prima lezione di vita: rinunciare per l'altro. Un abbraccio Lucrezia

ha detto...

Ciao Marica, ti leggo sempre con tanto interesse, stima e gratitudine perchè condividete con generosità un percorso speciale che offre molti spunti.

Prima di diventare mamma ho sempre pensato che i genitori sono quelli che ti crescono, con in mente casi specifici, dopo pure, anzi forse di più, a riprova che portare un figio in grembo nove mesi non può che confermare la consapevolezza che dare alla luce una vita è solo l'inizio di un percorso. E secondo me se hai nel cuore la sensazion di non potercela fare (perchè è troppo presto, perchè sei sola, o per altri motivi) è un atto di grande amore per il bambino affidarlo ad altri che in quel momento invece sono pronti per fare i genitori e trovo assolutamente ideale il modo in cui avviene in USA per come ce l'hai spiegato.

Penso anche io che la BM sia stata molto molto generosa e abbia ascoltato la voce che in lei diceva cosa fosse meglio per il suo bambino. Non penserei mai che "l'ha dato via" ma semmai che gli ha donato la possibilità di vivere in una famiglia dove in quel momento c'era possibilità e desiderio di amarlo senza se e senza ma.

E' verissimo il commento di chi ha scritto che se ti scambiano un figlio alla nascita lo amerai comunque, e il fatto che per esempio sia possibile allattare anche un bimbo adottato (so che ti eri interessata, io ho amiche che hanno riallattato dopo gravi malattie e sospensioni lunghe, è veramente possibile) ci dice che siamo anche naturalmente "programmati" per amare senza limite alcuno un bimbo che vogliamo accogliere e crescere. Non mi stupisce: non facciamo differenza dagli altri esempi nel mondo animale di adozioni e famiglie allargate :)

Nella vostra storia mi colpisce l'approccio equilibrato, attento e rispettoso sempre, del vostro bimbo come dei sentimenti di tutti. Davvero tanti complimenti e continuate così! :)

allafinearrivamamma ha detto...

non ho letto i commenti precedenti, prima scrivo il mio e poi leggo.
Ho capito perchè hai scritto questo post e quanto si collega al precedente.
Ho capito quanto grande è il lavoro che hai svolto sin qua con te stessa e con tuo figlio.
Credo che l'errore più grande che un genitore possa fare, sia proprio quello di considerare il figlio come di proprietà. Questo è l'errore più frequente, questo è il lavoro più difficile da fare, secondo me.
La maggior parte delle persone che guarda da fuori, giudica la lotta che si fa per avere un figlio, sia in maniera naturale, che attraverso la pma, che attraverso l'adozione, come una lotta egoista, che si fa per "avere un figlio a tutti i costi". Questo è il pensiero che genera il concetto di proprietà dei figli.
Invece noi sappiamo che molti di noi lottano per dare una vita, per raccontare cosa significa vivere, per dare un'opportunità di vita, L'oppurtunità!
Ecco, questo è quello che hai fatto e che fai quotidianamente tu in maniera egregia con tuo figlio, ed io ti ammiro tantissimo per questo. Sei un esempio per me, e spero un giorno di riuscire a fare altrettanto.

Marica ha detto...

santarellina: oh, ma che bravi!

gaia: gia' :-(

ssfollicolatamente: :-D

mel: oh non sapevo di questa trasmissione... ma e' tutta sulle adozioni?
certo, ognuno poi agisce come meglio crede per il bene di questi piccoli esserini :-)
[le cose che mi fanno tanto arrabbiare sono le notizie di bambini non voluti e poi uccisi/abbandonati :-( ]

lucrezia: grazie, la tua testimonianza e' bellissima... e' vero, e' rinunciare per l'altro! grazie, spero che un giorno anche Little D la vedra' in questo modo!

ci: oh, grazie mille!!!
si, tempo fa mi ero informata anche per l'allattamento, ma mi ero scoraggiata per le incertezze del caso... nel caso in cui si abbia gia' allattato in passato e' relativamente piu' semplice riattivare il tutto, mentre avevo letto che se e' la prima volta ci si mettono mesi per arrivare a produrre un po' di latte, e io non me la sentivo con tutti quei se e quei ma :-/

allafinearrivamamma: e' vero! e' dare un'opportunita' di vita!!!
sai qual'e' la cosa buffa, e' che normalmente si dice "fare dei figli", ma qualche tempo fa una mia amica aveva scritto qualcosa tipo "sono contenta di aver fatto due bambini" e non so, mi suona(va) cosi' male...

Mel. ha detto...

http://www.la7.tv/programmi/mammapresoaereo/index.html

Mel. ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
allafinearrivamamma ha detto...

esatto Marica!!!!Hai colto esattamente il senso di quello che ti ho scritto e che sul quale cerco di lavorare da tempo...
ti adoro..

Clara V ha detto...

Ho lasciato questo post sedimentare diversi giorni. Oggi torno e voglio lasciare un commento, anche se è banale, anche se è ripetitivo. D è stato fortunato, e la bm ha fatto la scelta migliore (anche scegliendo voi tra altri). Non so se tu lo senta come figlio "condiviso" e per questo dici certe cose. Certo che la mamma "vera" di D sei tu. Quella con cui si fanno le scoperte, quella che ami, quella di cui annusi l'odore per calmarti. Anche se non ha i tuoi occhi, in questo senso è tuo, così come tu sei sua.

raffaella ha detto...

Ciao Marica, sono Rafafella e vbengo dal blog di Anna. E' con infinito piacere che ti leggo. Sono madre grazie ad una pma e sostengo da sempre, che non c'è differenza alcuna tra i figli di pancia, di cuore o trovati sull'uscio di casa. Credo nell'eterologa, come credo nell'adozione, nella possibilità che altre mamme partoriscono i bimbi che noi alleveremo. Le strade che i figli scelgono per raggioungerci sono infinite. Ci si deve passare per capire, comprendere, sentire certe scelte. L'atto dei genitori biologici è un atto d'amore. L'atto di chi dona e chi cerca di dare il meglio al prorpio figlio è un atto d'amore. Ma non tutti siamo uguali. Non tutti sarebbero capaci di scelte così dolorose. Una madre che si mette in discussione è sempre una buona madre. Non ha soluzioni per il proprio figlio, ma non smette di cercarle. Auguro a tuo figlio ogni bee, a te, come a me stessa, la forza di essere all'altezza del compito di essere genitore, e alla madre biologica di radicare in se la convinzione che le scelte d'amore sono smisuratamente grandi.
Raffaella

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Marica ha detto...

clara v: :-) grazie...

raffaella: grazie mille per le tue parole, davvero!!!