lunedì 17 dicembre 2012

4.9 - Il terzo party di natale

I lettori piu' affezionati ricorderanno che ogni dicembre c'e' il party di natale dell'agenzia per l'adozione.
Il primo anno avevamo appena iniziato l'iter burocratico e guardavamo ammirati e fiduciosi gli altri con i bambini, e facevano domande a chi era piu' avanti rispetto a noi.
Il secondo anno avevamo appena adottato Little D, e cercavamo di infondere speranza ai nuovi arrivati.
E il terzo anno...

Speravo di incontrare gli Stallones, che avevamo conosciuto al party del primo anno, quando erano appena andati "on-line", e stavano 3 mesi "avanti" a noi. E poi li avevamo visti al party del secondo anno, con un bambino di 3 mesi piu' grande di Little D., ma non c'erano.
Spravo di incontrare Frank e Robert, la coppia omosessuale con la vicenda tutta travagliata, ma non c'erano.
Le lesbiche non c'erano, i Celestini e i Perfettini non c'erano... ma tante facce nuove, qualcuno appena arrivato, qualcun altro intravisto negli incontri post-adozione e ora con piccolissimi bambini al seguito.

C'era una coppia che era al secondo round: erano stati contattati dalla birthmom del primo figlio, la quale aveva detto che era di nuovo incinta, che voleva dare il bimbo in adozione, e che voleva darlo a loro... perfetto! Solo che la birthmom aveva usato cocaina per i 9 mesi della gravidanza, e ora gli adoptive parents stavano valutando bene cosa fare :-/.

C'era un'altra coppia che aveva adottato due bambini, avevano iniziato l'iter per il secondo quando il primo aveva fatto un anno, e la seconda volta ci avevano messo solo 5 mesi.

C'era una coppia con un bambino di due anni, che era appena andata on-line per adottare il secondo, e ci hanno detto che per il primo ci avevano messo 8 giorni :-/

Poi Guglielmina ci ha detto che gli Stallones hanno iniziato l'iter per il secondo round.

E tutti, ma dico tutti, ci hanno chiesto "are you ready for round two?"

E con questa domanda ce ne siamo tornati a casa.

martedì 11 dicembre 2012

4.8 - La seconda visita in Oregon

Siamo tornati su in Oregon per il compleanno di Little D.
La verita' e' che non c'e' poi molto da dire....
Si, siamo stati bene, e si pioveva :-/.
Come l'altra volta ci sono stati momenti in cui nessuno era libero per poterci incontrare, e altri momenti in cui tutti erano liberi per poterci incontrare (ma non contemporaneamente).
Ci sono stati giorni in cui Little D era stanchissimo perche' gli saltavano i riposini, ma nonostante questo si e' sempre comportato bene, meglio dell'altra volta!

Quello che mi preoccupa dei birthparents e' che hanno queste vite un po' in bilico oserei dire, il cui futuro sembra incerto, che potrebbe andare bene (e lo speriamo tutti), ma anche no.

I nonni ci hanno ringraziato tanto per la visita, e per come stiamo crescendo Little D.
Noi facciamo del nostro meglio.
La verita' e' che quando andiamo su lo facciamo in primis per Little D.
Perche' lui ora e' ancora piccolo e tante cose ancora non le capisce, ma arrivera' il giorno in cui ci fara' tante domande, in cui si chiedera' e ci chiedera' se e' stato sempre amato. E cosi' noi cerchiamo di costruire ricordi per lui (to build memories).
Peccato che la macchinetta fotografica si era rotta, e di memories ne ho costruite ben poche sta volta :-/.

giovedì 8 novembre 2012

4.7 - L'arco e la freccia

Ho un po' di pensieri che mi girano in testa, domande o affermazioni che innescano una serie di riflessioni...

Qualche settimana fa un'amica mi ha detto "no, io non ce la farei mai a separarmi da mia figlia...".
E io capisco il suo punto di vista, pure io non riuscirei mai a separarmi da Little D nella "mia" situazione... pero' a volte bisogna mettersi nei panni degli altri. E' difficile, lo so.
La maggior parte delle persone che conosco pensano che Little D sia stato "dato via" dalla sua mamma biologica. Ora... al corso preparatorio ci hanno fatto "una capa tanta" sul linguaggio appropriato, e la frase corretta e' "la sua mamma biologica ha fatto un adoption plan per lui" e ha scelto la famiglia in cui farlo crescere.
Io non lo so cosa vuol dire avere un bambino che cresce dentro la pancia, ma posso provare a immaginare che separarsene sia qualcosa di veramente doloroso. Quello che vorrei "diffondere" e' che questo e' stato fatto con amore, per amore...
Proprio ieri ho trovato per caso questo video, dal punto di vista di una birthmom, e verso il minuto 5 appare la scritta "a birth mother puts the needs of her child above the wants of her heart".
Al corso ci avevano detto "e' come se tu fossi con il tuo bambino dentro un palazzo che va a fuoco, arrivano i vigili del fuoco e da fuori ti dicono "dacci il bambino, e' l'unico modo per salvarlo", e tu dai loro il bambino". Si, in un certo senso lo dai via, ma e' per dargli la vita.
Qualche tempo fa una mia amica su fb aveva postato un racconto dalla Bibbia, io sono ignorante in materia, ma c'era la storia di queste due donne che vivevano insieme e avevano ciascuna un bambino piccolo... ad un certo punto durante la notte uno dei due bambini muore e la mamma fa uno scambio in culla, quindi seguono liti tra le due donne, fino a quando Salomone, per capire chi fosse la madre del bambino vivo, dice "allora se entrambe reclamate di essere madri, tagliero' il bambino in due ed ognuna se ne prendera' meta'", e li' lui capi': la madre era quella che disse "no, che se lo prenda l'altra, purche' resti vivo".
Buh, l'ho scritto come me lo ricordavo, spero il messaggio sia arrivato :-)

Io non lo so cosa vuol dire avere un bambino che cresce dentro la pancia. E al momento no, non mi interessa saperlo.
Quando si trattava di decidere sul da farsi, ho valutato a cosa potevo rinunciare e a cosa no... ho pensato che tutti i papa' del mondo amano i loro figli anche se non li hanno portati in pancia e anche se non li hanno partoriti, allora ho capito che potevo farlo pure io, per me non erano importanti la gravidanza e il parto per sentirmi mamma (ma capisco che non per tutti e' cosi, non siamo tutti uguali).
Forse e' stato un po' piu' difficile rinunciare alla connessione genetica, ma in fin dei conti nemmeno quello.
Si, mi sento la mamma di Little D, anche se so che lui non e' "mio", non l'ho "fatto" io, non mi "appartiene", ma sono qui per dargli tutto quello che posso, per crescerlo, per amarlo, per fargli trovare la sua strada, io sono l'arco (insieme al marito) e lui e' la freccia.
La sua birthmom ha fatto la rinuncia piu' grande e gli ha dato il dono piu' grande, io non posso fare altro che proseguire su questa strada. Non posso essere gelosa dei birthparents, cerco piuttosto di essere all'altezza delle aspettative :-).
Da questa parte di mondo siamo un po' soli, allora piu' affetto/amore riceve, meglio e'.... e' la sua famiglia americana, fa parte di lui.

Non ricordo se l'ho gia' postata questa poesia, ma e' il mio mantra :-)

"Your children are not your children.
They are the sons and daughters of Life's longing for itself.
They come through you but not from you,
And though they are with you yet they belong not to you.
You may give them your love but not your thoughts,
For they have their own thoughts.
You may house their bodies but not their souls,
For their souls dwell in the house of tomorrow,
which you cannot visit, not even in your dreams.
You may strive to be like them,
but seek not to make them like you.
For life goes not backward nor tarries with yesterday.
You are the bows from which your children
as living arrows are sent forth.
The archer sees the mark upon the path of the infinite,
and He bends you with His might
that His arrows may go swift and far.
Let your bending in the archer's hand be for gladness;
For even as He loves the arrow that flies,
so He loves also the bow that is stable."

Qui una traduzione.

giovedì 27 settembre 2012

4.6 - La visita dei birthparents

Lo scorso finesettimana sono venuti a trovarci i birthparents! :-)
No, non sono venuti a sorpresa, ma era tutto organizzato da tempo... piu' o meno...
L'idea iniziale era che saremmo tornati su in Oregon durante l'estate, ma poi siamo stati impegnati con casa nuova... scambiando vari messaggi con il birthfather (Tom) pero' lui ci sembrava molto interessato a rivedere Little D, quindi gli abbiamo proposto di scendere a San Diego, e ci siamo messi d'accordo sulla data.
Un paio di settimane fa poi anche la birthmom (Anna) si e' fatta sentire, dicendoci che anche lei voleva tanto tanto rivedere Little D e che le sarebbe piaciuto venire insieme a Tom.. e cosi' sono venuti insieme :-)

Sono stati veramente carini.
Hanno preso l'aereo per la prima volta nella loro vita (con tanto di scalo a San Francisco) e sono arrivati con il loro zainetto sulle spalle e con l'amore negli occhi :-).
Si, sono stati ospiti a casa nostra. Abbiamo passato del tempo a casa e del tempo in giro, tra parco giochi e spiaggia e giri per la citta'.
Hanno dato tempo a Little D di prendere confidenza, hanno rispettato i suoi spazi, i suoi tempi, le sue esigenze... non lo hanno mai ne' preso in braccio ne' sbaciucchiato di loro iniziativa (come invece tante persone piu' o meno sconosciute hanno fatto in italia, come se fosse un bambolotto o un santino porta fortuna), hanno aspettato che fosse lui ad andare da loro (e si che lo ha fatto), hanno "preso" quello che veniva "dato" e non hanno preteso di piu'.

Nonostante il mio inglese, ce l'abbiamo fatta :-)

Parlando sono venute fuori realta' dure e totalmente diverse da quelle a cui siamo abituati tutti noi.... e sempre piu' capisco come la loro scelta sia stata molto sensata (seppur dolorosa).
Non scendero' nei dettagli perche' e' la loro vita, ma sempre piu' sono convinta che quello che hanno scelto per Little D sia stato dettato da quello che hanno desiderato (ma non hanno avuto) per loro stessi e per i loro cari: crescere in una famiglia stabile ed essere amati da due genitori.

Dopo averli accompagnati in aeroporto ed essere tornati a casa, abbiamo trovato dei regali per Little D: diversi vestitini (che a differenza degli altri non saranno mai ne' prestati ne' riciclati ne' buttati), e un libro, un dolcissimo libro, uno di quelli che si possono registrare con la propria voce (questo)... e cosi' Little D ogni volta che lo sfogliera' potra' ascoltare la voce della sua birthmom che gli dice quanto gli vuole bene :-)

venerdì 25 maggio 2012

4.5 - Aggiornamento

Tempo di fare qualche piccolo aggiornamento, tanto per non fare morire il blog :-)

Abbiamo avuto un po' di disavventure burocratiche perche' pare che sul decreto del giudice avevano sbagliato un cognome, ma siamo pur sempre in America e la cosa si e' risolta velocemente!
Ci hanno fatto avere il certificato di nascita "modificato" ancor prima che il decreto venisse corretto e siamo andati subito all'ufficio passaporti, e nel giro di pochi giorni Little D ha avuto il suo bel passaporto blu :-)

E' stato strano avere tra le mani quel certificato di nascita, lo devo confessare.

Ora, qui lo scrivo e qui lo nego, stiamo soppesando cosa fare sul lato "burocrazia italiana".
Cioe' se semplicemente dichiarare "abbiamo avuto un figlio" o se confessare che lo abbiamo adottato, tenendo le dita incrociate che a nessuno venga lo schiribizzo di fare storie.

Da quando siamo tornai dall'Oregon abbiamo avuto pochissimi contatti dalla birthmother... noi le abbiamo scritto, mandato foto e video ecc, ma lei non ci ha mai risposto... dai suoi aggiornamenti facebook leggiamo che ha un nuovo fidanzato, che e' innamorata, che ha un nuovo lavoro, che sta bene ecc.
Le ho scritto in occasione della festa della mamma per ringraziarla, e lei mi ha risposto che invece e' lei a ringraziare noi :-).
Intanto anche il birthfather si e' ri-fidanzato.
Speriamo che siano tutti felici, cosi' come lo siamo anche noi :-)


martedì 10 aprile 2012

4.4 - La prima visita

A fine marzo siamo andati a fare la nostra prima visita alla famiglia biologica di Little D.; il marito ha preso un paio di giorni di ferie, e cosi' abbiamo trascorso in Oregon 4 giorni, dal giovedi' alla domenica.

Il primo giorno abbiamo incontrato il bio-papa' (concedetemi questa "traduzione") per pranzo, e poi il bio-nonno materno per cena. Il secondo giorno il bio-papa' al mattino, e la famiglia della bio-mamma al pomeriggio (compresa la bio-cuginetta!). Il terzo giorno siamo riusciti a fare un'uscita con entrambi i bio-genitori (che intanto a gennaio si sono lasciati, sigh). E l'ultimo giorno di nuovo la famiglia della bio-mamma.
Insomma, siamo riusciti a passare abbastanza tempo con tutti; l'unica nota negativa e' stata la pioggia incessante, che ci ha costretto a passare tutto il tempo indoor, cosa a cui Little D. non e' affatto abituato, e probabilmente anche per questo era spesso nervoso e piagnucolone :-(.

Io e il marito siamo stati sinceramente contenti (truly happy) di questo incontro, di rivederli tutti, e soprattutto di far loro passare del tempo con Little D. Un anno fa non pensavo questo fosse possibile, ma invece ero io stessa che andavo li' dalla bio-mamma e le dicevo "dai, prendilo un po' in braccio" [cosa che normalmente non faccio con le mie amiche, a meno che non ci sia "necessita'"], ma mi faceva piacere che anche loro lo tenessero un po', perche' Little D. fa parte anche di quella famiglia, e anche loro fanno parte della sua storia.
[in realta' Little D. ogni volta che veniva preso in braccio da qualcuno diverso da noi scoppiava in lacrime dopo massimo 10 secondi... la cosa ci ha fatto sentire veramente in colpa! per fortuna l'ultimo giorno le cose sono andate meglio]

Spero che anche loro siano stati contenti.
A guardarli mi e' sembrato di si, soprattutto i bio-nonni e il bio-papa', piu' difficile invece capire davvero cosa abbia provato lei. Sicuramente e' stata contenta di passare del tempo con Little D, e sicuramente era contenta del fatto che sta venendo su un bel bambino :-), ma penso che ci siano stati anche altri sentimenti, nulla di cui dobbiamo preoccuparci, ma che sono inevitabili in situazioni come questa.
Mi e' capitato di leggere qualcosa sull'argomento, e ho letto che solitamente le birth-mothers sono sempre contente di questi incontri, ma che dopo spesso hanno dei periodi un po' piu' tristi, animati da sentimenti del tipo "ma quando lo rivedro'? si ricordera' di me? gia' mi manca" ecc.

Razionalmente lo sa che ha fatto la scelta piu' "sensata".
Anche sua sorella ha una bambina piccola, e a quanto abbiamo capito questa bambina (un anno piu' grande di Little D) viene tirata su un po' dai vicini di casa, un po' dai nonni, con un papa' che sta a casa ma che non si prende cura di lei ed una mamma che lavora tutto il giorno per riportare a casa la pagnotta.

Ho cercato di fare tante foto di questo incontro, di immortalare Little D. con la sua bio-famiglia. Mi serviranno per mostrargli, quando sara' un po' piu' grande, che e' sempre stato circondato dall'amore.

lunedì 19 marzo 2012

4.3 - Il testimonial :-)

E cosi' sabato 3 marzo siamo andati a fare da testimonial durante l'incontro di presentazione dell'agenzia in Orange County... ma il vero testimonial e' stato Little D :-P.
Dopo aver dormito durante tutto il viaggio in macchina, una volta arrivati si e' risvegliato, mentre cercavamo la stanza giusta si e' ripreso dal suo torpore, ed una volta che siamo entrati dentro ha iniziato a guardare tutti con i suoi occhioni... e quando il marito ha iniziato a raccontare la sua storia, lui ha iniziato magicamente a sorridere e a fare i suoi versetti, ed era cosi' preso da fare da testimonial che addirittura si interrompeva durante la poppata per sorridere e per fare "eeeeehhhhh" e "aaaaaaahhhhh".... mai vista una cosa del genere!

C'erano quattro coppie, quindi l'atmosfera era abbastanza raccolta; abbiamo raccontato piu' o meno tutto, poi ci hanno fatto delle domande... quando noi eravamo li' "dall'altra parte" avevamo gia' deciso di adottare, invece dalle domande che hanno fatto le persone presenti ho capito che alcuni di loro erano ancora nella fase in cui bisogna decidere "se" adottare... spero che la nostra testimonianza possa essere stata in qualche modo utile.

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Per quanto riguarda invece la nostra finalizzazione: il 10 marzo la documentazione e' stata mandata in tribunale... vediamo ora come si comportera' la burocrazia americana!

martedì 28 febbraio 2012

4.2 - La strada verso la finalizzazione

Le leggi della California prevedono che, per finalizzare l'adozione, la famiglia adottiva deve incontrare una volta al mese per sei mesi l'agenzia con cui ha lavorato, la quale deve attestare che il bambino stia crescendo bene e che la famiglia sia effettivamente adatta "to raise a child".
Questo perche' quando i birthparents firmano la rinuncia ai propri diritti di genitori, il bambino passa "di proprieta'" all'agenzia, la quale poi l'affida "temporaneamente" alla famiglia adottiva; dopo le sei visite l'agenzia fa una relazione, questa viene mandata in tribunale, e un giudice attesta l'idoneita' della famiglia, cioe' l'adozione viene finalizzata e viene emesso un certificato di nascita "modificato", in cui sotto la voce "genitori" appaiono quelli adottivi.
Noi siamo residenti in California, ma i genitori biologici lo sono in Oregon, quindi potevamo scegliere in quale dei due stati finalizzare: stessa procedura, ma l'Oregon richiede solo due visite (anziche' sei), va da se' che abbiamo scelto l'Oregon :-).

Una settimana dopo il rientro a San Diego, cioe' a meta' dicembre, abbiamo fatto la prima visita, ed era in occasione della festa di natale del gruppo di supporto... E cosi' dopo la bella esperienza dell'anno scorso, quest'anno eravamo noi quelli che dicevano ai nuovi arrivati "It works!". :-)

A gennaio siamo andati all'incontro mensile del gruppo di supporto, anche se non eravamo strettamente tenuti, in quanto la visita finale (quindi la seconda) prevede necessariamente che la counselor dell'agenzia faccia un sopralluogo a casa.
Anyway, ci ha sempre fatto piacere andare agli incontri, e stavolta avevamo un bambino da mostrare, quindi siamo andati e, come da tradizione, siamo arrivati in ritardo. Mentre prendevamo posto abbiamo notato che c'erano anche Frank e Robert, che ci hanno salutato con grandi sorrisi... Solo dopo qualche minuto abbiamo notato che Frank aveva in mano un ciucciotto mentre parlava... mi sporgo in avanti e... ohmygosh, aveva una bambina!!! Per quello erano belli sorridenti!! :-D
Stavano proprio raccontando la loro storia e pare che, dopo la brutta storia di ottobre, si erano piano piano ripresi, ed inaspettatamente a fine dicembre la loro birthmother V. li aveva ricontattati dicendo qualcosa tipo "Raga', ho fatto 'na cazzata", si era resa conto di non avere ne' i mezzi ne' l'interesse per crescere la bambina, quindi aveva deciso di darla in adozione a loro...
E lei era li' quella sera, che dormiva paciosa, mentre loro erano supercontenti... non mi sarei mai aspettata questo finale per loro, siamo stati davvero contenti.. e loro erano contenti per noi.. e' stato bellissimo rivedersi, dopo quella email che avevo mandato loro, tutti sorridenti, ognuno con il proprio sogno tra le braccia :-D

A meta' febbraio la nostra counselor Guglielmina e' venuta a fare la visita a casa. Ci ha fatto alcune domande su come sta crescendo Little D., sui suoi progressi, sui nostri contatti con le birth-families, su cosa ne pensano le nostre famiglie, ha chiesto di vedere dove dorme Little D., e poi ci ha salutato tutta contenta dicendoci che avrebbe fatto al piu' presto la relazione su di noi, in modo da stare tranquilli con la tempistica e fare in modo di avere il passaporto entro maggio.
[Si perche' una volta che il giudice decreta la nostra idoneita' passera' qualche settimana per avere il certificato di nascita, e poi qualche settimana per il passaporto, che ci serve necessariamente per fine maggio!]
A fine febbraio la relazione e' arrivata in Oregon... staremo a vedere ora come si sviluppa la vicenda.

Intanto Guglielmina ci ha chiesto se ce la sentivamo di andare in Orange County per fare da testimonial all'incontro di orientamento che l'agenzia tiene ogni due mesi, per quelle persone che stanno considerando l'adozione e che stanno decidendo a quale agenzia affidarsi.. si tratta esattamente del tipo di incontro di cui avevo parlato qui, e di cui avevo scritto:
"Il programma prevedeva inoltre l'incontro con una famiglia adottiva...e probabilmente e' stato li' che mi hanno avuto (come si dice da queste parti). E' entrata questa coppia con a seguito due bambini, uno di circa tre anni e l'altro di sei mesi nel carrozzino; sono entrati, si sono seduti, ci hanno salutato e ci hanno detto che anche loro erano stati li', come noi... e ora avevano questi due bellissimi bambini. Ci hanno raccontato le storie delle loro adozioni, mentre il bambino piu' piccolo beveva dal biberon sorridendo in continuazione, e l'altro giocava con i suoi colori interrompendo i genitori con i suoi "daddy!" e "mommy!". Ma che meraviglia... "
Abbiamo accetto volentieri... ma che emozione essere dall'altra parte, testimoniare che questo tipo di adozione funziona, che c'e' speranza... Sabato saremo li', vedremo come andra' :-)

martedì 14 febbraio 2012

4.1 - La nostra open adoption

Mentre eravamo ancora in ospedale in Oregon, quando eravamo tutti presenti insieme alla counselor dell'agenzia, abbiamo compilato e firmato il nostro open adoption agreement, che e' il documento dove viene messo per iscritto cosa si intende fare per il futuro in termini di rapporti tra bambino e famiglia biologica.
Ci siamo accordati per un invio mensile di foto durante il primo anno, per poi passare ad un invio bimensile per gli anni a venire.
In termini di incontri invece ci siamo accordati su due incontri l'anno, da qui alla maggiore eta'.
[precisazione sugli incontri: l'agreement ha valore legale, e noi siamo tenuti a garantire due incontri l'anno fin quando e' desiderio dei birthparents].

In realta' da quando siamo tornati a casa a San Diego stiamo mandando le foto su base giornaliera :-). Piu' volte sia Anna che i suoi genitori ci hanno ringraziato, dicendo che cosi' era "piu' facile".
Siamo venuti a sapere (direttamente e indirettamente) che Anna ha avuto un periodo non facile... mandare delle foto ci sembra il minimo che possiamo fare...

Per quanto riguarda gli incontri, per quest'anno abbiamo progettato di farne tre :-). Saliremo su per quattro giorni a fine marzo, poi di nuovo d'estate, magari per una settimana, e poi probabilmente per il primo compleanno... e ovviamente abbiamo detto che, se e quando vogliono venire, per noi non ci sono problemi, anzi saremmo ben contenti!

Quando pensiamo alla nostra birthfamily ci sentiamo fortunati, ci sembra che le basi per costruire un buon rapporto ci siano... staremo a vedere!

domenica 29 gennaio 2012

3.2 - La settimana in Oregon

Siamo arrivati davanti alla tua stanza con il cuore in gola, e proprio mentre discutevamo sul "bussa tu", "no bussa tu", "allora io busso ma tu apri" ecc, la porta si e' aperta ed e' uscito il tuo birth-father: cappellino da baseball, jeans "calati", tatuaggi sulle braccia... i tuoi stessi occhi, la tua stessa carnagione chiara :-)
[lo abbiamo riconosciuto subito perche' lo avevamo visto in foto]
Dopo un saluto un po' impacciato, siamo entrati dentro, e abbiamo trovato: la tua birth-mother sorridente stesa sul lettino, e i genitori della tua birth-mother (i nonni americani). E poi c'eri tu, avvolto nelle copertine dell'ospedale, che ti si vedeva solo un pezzetto di testa, in braccio alla tua nonna americana, con gli occhi gonfi di lacrime. E' stato quasi surreale entrare li' in questa stanza.. avevamo visto cosi' tante foto della tua famiglia biologica che quasi ci sembrava incontrare delle persone famose :-)

La tua nonna americana e' subito venuta verso di noi e ha fatto per darti a papa', ma lui ha gentilmente rifiutato, poi e' venuta da me e io le ho detto "no, grazie... magari dopo"... chissa' cosa avra' pensato! :-) La verita' e' che dentro di noi c'era sempre quel misto di gioia, tristezza, timore, delicatezza...
Abbiamo iniziato a parlare, dei nostri sentimenti piu' profondi come del viaggio per arrivare, poi papa' si e' fatto coraggio e ti ha preso in braccio.. dopo un po' ti ho preso anche io (che emozione), e da allora hai iniziato a girare di persona in persona, perche' tutti volevano darti affetto ed amore e stringerti tra le braccia...
Ad un certo punto papa' ha chiesto "ma allora, fin'ora come si chiama?" e li' e' venuto fuori che tu un nome non ce l'avevi ancora, sui documenti risultavi come "boy", perche' la tua birth-mother ha voluto che fossimo noi a scegliere il nome.
Noi (che per anni abbiamo discusso-bisticciato sui nomi senza mai raggiungere accordo) avevamo buttato su due piedi una lista di quattro nomi, di quelli abbastanza simili in Inglese e in Italiano, e l'abbiamo proposta... e alla fine di comune accordo abbiamo scelto il tuo first name :-)

Quel giorno in ospedale e' stato troppo intenso, io non facevo altro che piangere, ed era il tuo nonno americano a farmi forza :-/. La tua birth-mother e' stata sorridente tutto il tempo, ha detto che era felice di vederci finalmente li' e di affidarti a noi... abbiamo chiesto loro come mai avessero scelto noi, e ci hanno detto che avevano letto tutti i profili di tutte le coppie disponibili, ci avevano messo settimane, e avevano scelto noi, perche' eravamo quelli giusti per te :-)
[ma che onore!].
Le abbiamo chiesto se era sicura, se voleva ripensarci, che avremmo capito... lei ci ha detto che ci aveva pensato cosi' tanto che erano sicuri... le ho detto "ma ora che il bambino e' nato magari e' diverso", e lei mi ha risposto che era ancora piu' sicura.. e ce lo ha detto sorridendo.

Le ore sono volate tra visite delle infermiere, i nonni che andavano e venivano, i turni per tenerti in braccio, per cambiarti, per darti il latte, le chiacchiere, le visite dell'assistente sociale, la parte burocratica. La tua birth-mother e' stata dismessa in serata, ed anche noi saremmo potuti andare via con te, ma abbiamo deciso di passare un'altra notte in ospedale, imbranati come eravamo :-/.
E quando si sono avvicinate le sei di sera, sono entrate le infermiere per fare il cambio del braccialetto... e li' io e papa' siamo proprio scoppiati in lacrime, senza pudore, mentre toglievano i braccialetti dal polso dei tuoi genitori biologici... colpiti, esterefatti, annientati, dal grande cuore di questi due ragazzi, dal loro privarsi di una cosa cosi' importante, per poterti dare "the best".

[quando, inevitabilmente, sorgeranno le domande, dentro di te e da parte degli altri, ricorda che la strada che ti ha portato a noi e' stata una strada colma d'amore]

In tutto cio' abbiamo dovuto produrre diversi documenti per l'adozione, ma tutto e' stato veloce e semplice, molto piu' di quello che ci aspettavamo. E solo una volta tornati a San Diego ci siamo resi conto di aver collaborato con la stessa agenzia di cui si parla nel libro "The kid" che avevamo letto mesi fa :-)

Nei giorni successivi di permanenza in Oregon ci siamo incontrati tutti i giorni con la tua birth-family, per fare in modo che ti tenessero tra le braccia tutto il tempo possibile... ed e' stato tutto incredibilmente naturale!
Dopo una settimana dalla tua nascita, siamo tornati a casa a San Diego, con tra le braccia la cosa piu' preziosa che abbiamo mai avuto, nei cuori tanto amore, nello spirito tanta consapevolezza.

Qualche giorno dopo la tua birth-mother ha scritto questo sulla sua bacheca facebook:



L'ho salvato e conservato, perche' voglio che invece tu lo sappia :-)

giovedì 12 gennaio 2012

3.1 - La notte in cui sei nato

Martedi' 29 Novembre, dopo cena, eravamo pronti per metterci sul divano a guardare la nostra serie TV preferita quando abbiamo ricevuto un sms da parte della tua birth-grandmother, che ci diceva che si trovavano tutti in ospedale e che la tua birth-mother aveva gia' un certo livello di dilatazione.

Panico.

Subito abbiamo risposto all'sms, poi abbiamo chiamato l'agenzia dell'adozione per dire che tu stavi per nascere e che noi avevamo deciso di andare, e l'agenzia ci ha detto che proprio quel giorno avevano ricevuto la proof of pregnancy e che quindi i loro dubbi si erano in parte dissolti (evviva); ci hanno detto inoltre che avrebbero subito avvisato l'agenzia in Oregon con la quale erano soliti collaborare.
Abbiamo cercato i biglietti aerei, ma il primo volo era la mattina dopo alle 6:40... prima di prenotarlo abbiamo chiamato sul cellulare la tua birth-grandmother (anche detta "nonna americana"), tanto per essere sicuri, ci ha risposto il tuo birth-fater che tutto tranquillo ci ha detto di andare, certo, e siamo rimasti d'accordo che ci saremmo visti il mattino dopo.

Quindi, mentre aspettavamo notizie con una certa ansia, abbiamo prenotato i biglietti aerei e il taxi per l'aeroporto, abbiamo preso i numeri di telefono di un paio di alberghi, abbiamo prenotato la macchina su in Oregon... Abbiamo preparato i bagagli: valigia grande con dentro qualche vestito per noi, i tuoi miseri 4 vestitini e la culla pieghevole; un borsone con dentro solo i giubbini (che nel caso potevamo svuotare e riempire con le tue cose) e il "baby book" (manuale di istruzioni), il car seat, e i nostri computers. Mentre aspettavamo notizie avremmo fatto e rifatto i bagagli non so quante volte. Verso mezzanotte e' arrivato un aggiornamento, che diceva che la dilatazione era 9.5 cm. A quel punto il livello di ansia e' salito ancora piu', ma le notizie su di te tardavano ad arrivare... e i pensieri si affollavano nella mente: e' nato? ci saranno state complicazioni nel parto? stara' male? ci avranno ripensato? cosa stara' succedendo? E con questi pensieri non potevamo certo andare a dormire, anche se sapevamo che dovevamo cercare di riposare un po', che il taxi sarebbe arrivato alle 4 del mattino.

E alla fine, quasi alle 3:30, un sms da parte della tua birth-grandmother:



E cosi' abbiamo scoperto che eri un maschietto... e pure bello grosso!
Che emozione indescrivibile...

A quel punto senza dormire affato siamo andati in aeroporto e abbiamo preso il volo per Porland.
[Uscendo di casa ci siamo guardati e ci siamo chiesti se saremmo tornati in due o in tre.]
A Portland abbiamo preso la macchina in affitto e abbiamo mandato nostre notizie alla tua nonna americana (ci avremmo messo due ore di guida per arrivare da te). Lei ci ha risposto che erano tutti un po' tristi ed "emotional" e di avere rispetto per questo quando saremmo arrivati. Beh, noi non ci pensavamo mica ad entrare facendo salti di gioia o urlando come matti... perche' sebbene contenti (molto contenti... il sogno di una vita che si stava per avverare) eravamo anche molto tristi, perche' ormai volevamo molto bene sia a te che alla tua mamma e al tuo papa' biologici che a tutta la tua "famiglia americana".
Eravamo tristi perche' sapevamo benissimo che i tuoi birthparents ti volevano (e ti vogliono ancora, ovvio) un mondo di bene, che la loro scelta era stata dettata dall'amore per te ("noi possiamo offrirgli tutto l'amore del mondo, ma solo quello... noi vogliamo che lui abbia il meglio dalla vita, che abbia quelle possibilita' che noi non possiamo offrirgli", dicevano nelle loro emails). Eravamo tristi perche' i tuoi nonni americani invece avrebbero preferito che tu restassi nella loro famiglia... e una parte di noi era cosi' presa da questi sentimenti che quasi volevamo fermarci e tornare indietro e dire "ci abbiamo ripensato, non possiamo farvi questo...", ci sentivamo in colpa all'idea di prenderti e portati via con noi... Ma siamo andati avanti, perche' si trattava di accoglierti tra le nostre braccia, nella vostra vita, per volere dei tuoi genitori biologici, per il tuo bene, per darti il meglio... sebbene doloroso (e questo e' veramente difficile da spiegare), siamo andati avanti, consapevoli di agire per il tuo bene (da allora, per sempre).

E cosi' a mezzogiorno del 30 novembre siamo arrivati in ospedale. Alquanto agitati abbiamo chiesto di te alla reception e poi ci siamo avviati verso la tua stanza...

mercoledì 4 gennaio 2012

2.15 - Vivere alla giornata

Abbiamo iniziato quindi a vivere alla giornata, a tenere il cellulare sempre acceso, a controllare continuamente le emails, a non prendere impegni a lunga scadenza, perche' non si sa mai.

A meta' novembre avevo un appuntamento a Los Angeles con una blogger che veniva da lontano :-), ma a quel punto non mi sentivo di confermare l'incontro, non sapevo se andare o meno, dicevo al marito "ma se poi appena arriviamo a Los Angeles ci chiamano che Anna sta partorendo? Dobbiamo tornare subito a casa e partire, perdiamo piu' di due ore!". Ma alla fine siamo andati, che come dice il marito non si possono fare tutte queste rinunce in vista di "se" e di "ma", e io avevo bisogno di distrarmi un po' :-)

Qualche giorno dopo il marito aveva un impegno di lavoro a San Francisco. Era in programma che io andassi con lui... ma come al solito "che facciamo se Anna ci chiama mentre siamo li? non possiamo mica ripassare per casa a prendere quello che ci serve!".
E quindi siamo partiti, ma ci siamo portati dietro sia i vestiti pesanti per la fresca San Francisco sia quelli ultra-pesanti per il freddo Oregon... e abbiamo caricato in valigia anche quei 4 piccoli body che avevo comprato, dopo aver convinto a fatica il marito, e la culla da viaggio... eravamo in dubbio se portarci dietro anche il car-seat, perche' per uscire dall'ospedale con un neonato bisogna per forza metterlo in un car-seat, ma alla fine abbiamo deciso di lasciarlo a casa e nel caso di ricomprarlo o a San Francisco o su in Oregon.

Mentre eravamo su a San Francisco, sempre con questo stato d'animo addosso, Cristina ci aveva fatto sapere che Anna aveva in programma un'ecografia di controllo (nel frattempo Cristina continuava a mandarci aggiornamenti, Anna continuava a tacere, l'agenzia continuava a non avere notizie) e ci aveva chiesto se volevamo poi vedere la foto. Noi le avevamo risposto che stava ad Anna decidere, e non ci speravamo piu' di tanto... ed invece sabato 19 novembre, mentre eravamo a passeggio nella parte nord di San Francisco, ci e' arrivato un messaggio su facebook con le foto dell'ecografia! Via cellulare siamo riusciti a guardarne solo una, ma abbiamo iniziato a saltare come matti urlando "the baby! the baby!!". Dopodiche' abbiamo fatto una lunga passeggiata e abbiamo iniziato a pensare ai possibili nomi, sia da femmina che da maschio...

Siamo tornati a San Diego e abbiamo deciso di lasciare la valigia cosi' com'era, a parte i panni sporchi :-P. E ci siamo resi conto che di li' a pochi giorni avevamo un biglietto aereo per la nostra vacanza alle hawaii...