martedì 29 novembre 2011

2.11 - The call... #4

Dopo pochi giorni che avevamo deciso di chiudere con Rebecca (vedi The call #3), e' arrivata la call #4, esattamente il 18 agosto, sotto forma di messaggio lasciato sul nostro profilo nel sito dell'agenzia.
Non so bene perche', e perche' in inglese, ma subito dopo aver letto quello che ci aveva scritto mi sono detta "she's the one". E ho capito quello che altre volte avevo letto o sentito dire: che quando si trova la Juno "giusta" scatta qualcosa, e' come quando ci si innamora a prima vista.
Nel suo messaggio Anna ci diceva semplicemente di trovarsi appena oltre il sesto mese, di aver pensato a lungo a questa decisione insieme al fidanzato, e che entrambi erano convinti che questa fosse la strada giusta... e ci chiedeva di scriverle via email per conoscerci meglio.

E cosi' abbiamo iniziato a scriverci per email. Intanto mio marito era partito per Malta per lavoro, io ero partita per l'Italia, e quindi da tre punti diversi del mondo la nostra corrispondenza e' andata avanti. Anna (19 anni) ci ha raccontato un po' della sua famiglia, della sua vita, della sua relazione con Tom... e piu' ci si conosceva piu' ci sembrava semplice immaginarci in una open adoption con loro, fare un campeggio in montagna tutti insieme o una gita al lago o altre cose del genere.

Le sue email mi hanno "toccata dentro", e anche ora che le ho rilette, a distanza di mesi, mi sono commossa... l'amore tra Anna e Tom e la difficolta' del prendere questa decisione, la loro consapevolezza di poter dare al baby tutto l'amore che dei genitori possono dare, ma "solo" l'amore, il loro desiderio di voler donare al baby "the life that he/she deserves"... paure, desideri, aspettative, difficolta' con i genitori, la due date del 7 novembre, e tante altre cose, in una fitta corrispondenza che e' andata avanti fino al 31 agosto, data dell'ultima email da parte di Anna.

Il giorno dopo io sono partita per il mio "blog tour", senza pc e senza internet, intanto il marito era tornato in America, e con le dovute difficolta' del fuso orario ogni volta che riuscivo a sentirlo gli chiedevo se c'erano novita', se Anna avvesse scritto... ma niente. Inoltre Anna non aveva mai chiamato l'agenzia, procrastinando sempre, e questo ci preoccupava molto.
Abbiamo continuato a scriverle ogni due o tre giorni, raccontando un po' di noi, di quello che stavamo facendo, con la speranza di avere una sua risposta... ma quando era fine settembre ho detto a mio marito che forse dovevamo lasciar perdere, che mi sembrava come quando nei film continuano con la respirazione bocca a bocca con la forza della disperazione, non volendo accettare la realta' dei fatti... e come nei film ho abbracciato il marito e gli ho chiesto di lasciar perdere.
E cosi' le abbiamo scritto "I think this might be my last email".

E poi la tristezza nel pensare di non riuscire piu' a trovare un'altra come lei.

[e mentre scrivevo il post non ho fatto altro che ascoltare "Someone like you" a ripetizione].

giovedì 17 novembre 2011

2.10 - Frank e Robert

Con la narrazione della nostra storia siamo arrivati ai primi di agosto, ma a questo punto mi sembra doveroso fare una pausa per raccontare la storia di Frank e Robert.

Li abbiamo incontrati per la prima volta in uno dei meetings primaverili, probabilmente era marzo o aprile, pensavamo fossero nuovi dato che non li avevamo mai visti, ma raccontarono di essere in attesa da circa un anno e mezzo. Fin da subito mi hanno ispirato simpatia, perche' Robert e' francese (e tra europei in america c'e' sempre un po' di affinita'), e come me fa sempre parlare il marito :-)
Nel meeting di giugno raccontarono di avere finalmente avuto un contatto con una birthmother, uno scambio di emails, e li avevo visti speranzosi.
A luglio ci raccontarono che pero' le cose non erano andate, e non erano arrivati al match... nel frattempo avevano anche fatto un corso per genitori, di quelli impegnativi ed intensi, che parlano dei primi cinque anni di vita dei bambini. Frank era solare e ottimista come al solito, Robert sempre invece un po' in disparte e giu' di tono :-(

Ad agosto e a settembre ho saltato i meetings per diversi motivi; al meeting di ottobre loro non c'erano, ma alla fine del meeting Celestina chiese a Guglielmina se c'erano novita' riguardo Frank e Robert, e Guglielmina ci disse "sono stati matchati!". A sentire questa notizia, siamo stati tutti felici, ma dico proprio tutti! Perche' Frank e Robert erano quelli in attesa da piu' tempo, e inoltre sono due persone che ispirano davvero fiducia e simpatia :-)

Il meeting di novembre c'e' stato martedi' della settimana scorsa, ed anche questa volta loro non c'erano. Alla fine del meeting una coppia ha chiesto notizie a Guglielmina, e la risposta e' stata "no, non e' andata".
"Ma per quanto tempo sono stati nel match?"
"Due mesi e mezzo..."
"E poi cosa e' successo?"
"La birthmother ha deciso di tenere la figlia".
"Ma l'ha deciso prima o dopo del parto?"
"Dopo il parto..."
"E loro hanno avuto modo di vedere la bambina?"
"si...".

Questa notizia (insieme ad un'altra cosa che e' successa il giorno dopo) mi ha proprio buttato giu'. Perche' aspettare cosi' a lungo e' brutto... perche' vedere quella che potrebbe essere tua figlia e poi non averla e' straziante.. e le due cose insieme ... beh, sono troppe.... la peggior cosa che possa esserci (soprattutto dopo un match cosi' lungo).
Allora ho scritto loro una email, non sapevo esattamente cosa scrivere, perche' per certe cose non ci sono parole, ho solo cercato di dare un po' di conforto... ho detto loro che se anche la nostra attesa e' per ora piu' corta della loro (8 mesi contro 20 mesi), in realta' stiamo aspettando per un bambino da cosi' tanto tempo che posso capire quanto sia frustrante questa attesa infinita, quando gli altri ci riescono e noi no, ma che non posso nemmeno immaginare quanto sia stato doloroso arrivare a vedere un bambino come e' successo a loro. Ho scritto loro che ho fiducia che questa strada tortuosa deve portarci da qualche parte, che dobbiamo ritenerci fortunati di poter condividere ogni giorno della nostra vita con la persona che amiamo... e che spero arrivera' per loro (e per noi) la realizzazione dei nostri sogni. Ho augurato loro di ritrovare presto il sorriso.

E Robert mi ha risposto.
E ho appreso dalle sue parole che quello che era successo in realta' era peggiore di quello che avevo immaginato.. e soprattutto sono rimasta colpita dai suoi sentimenti... Questo e' un estratto dalla sua email:

"It is a difficult time for us. We loved our daughter before she was even born - being there for the delivery, cutting the cord, and having her at our home for a week created a deep connection. We are dealing with a deep sense of loss.
We are not upset at V., our birthmother, but just sad to think about O., our daughter, and worried that she will never have the life she deserves. "

E ogni volta che rileggo queste parole e' difficile trattenere le lacrime.
Aspettare cosi' a lungo, avere un match cosi' lungo, e.. avere a casa la bambina per una settimana.
Questa storia e' molto triste, ma mi ha ricordato una cosa importante, cioe' che le birthmother hanno quei 10 giorni di tempo per firmare e consegnare i documenti, e che il 4% ci ripensa... che in quei 10 giorni bisogna "cercare" di non legarsi troppo... che quei 10 giorni sono lunghissimi... sono giorni in cui sembra di toccare il paradiso, ma in realta' bisogna restare con i piedi per terra.
Sara' difficile, sara' difficilissimo, ma quando anche per noi arrivera' quel momento dovro' ricordarmi tutti i giorni la storia di Frank e Robert, dovro' cercare di proteggermi... perche' se dovesse succedere anche a noi la stessa cosa, non so proprio immaginare come ne verrei fuori.

[nel prossimo post: the call... #4]

martedì 15 novembre 2011

2.9 - The call... #3

I primi di agosto e' arrivata la terza "chiamata", sotto forma di email, e subito dopo averla letta qualcosa mi diceva che non era quella giusta...
Rebecca ci scriveva dal Texas e ci diceva che aveva 40 anni circa, che si stava rifacendo una vita, che era rimasta incinta accidentalmente, ma che di questo bambino non ne voleva sapere niente (aveva gia' avuto figli e li aveva cresciuti).
Poi scriveva che lei voleva partorire in casa, e a me questa cosa non stava bene.
Riconosco che il mio e' un discorso "egoistico" in un certo senso, e so che ci sono tante persone che effettivamente scelgono di partorire in casa, e fin quando si tratta dei loro figli possono fare quello che vogliono, ma se il bambino in questione e' "mio" (oh, che brutta espressione...) vorrei che nascesse in ospedale, perche' se ci sono problemi ci sono anche le strutture e le persone per risolverli...
Il marito mi faceva pero' notare che era Rebecca a partorire e non io, ok questo e' vero... ma l'idea del parto in casa mi aveva gia' predisposta male.

Oltre al parto casalingo, c'era un'altra cosa nella email che non mi convinceva: non era indirizzata a noi.. cioe' era stata spedita a noi, ma la stessa identica email senza cambiare una virgola poteva essere stata spedita a 10 o 100 persone... non c'era nulla su di noi o su perche' ci aveva scelto... E in base a quanto appreso durante i support meetings sapevamo che effettivamente questa email era stata mandata a piu' persone.
Il mio atteggiamento era quindi "lasciamo perdere", mentre quello del marito era "proviamo e vediamo che succede" :-).

Nei giorni successivi ci sono stati scambi di emails e di telefonate, durante i quali e' saltato fuori che oltre al parto in casa (sul quale non ascoltava ragioni), voleva allattare per due settimane, e voleva che durante queste due settimane io vivessi a casa con lei per avere cura del bambino :-/.
Inoltre, non voleva l'intermediazione dell'agenzia, ma voleva fare una cosa "tra di noi", perche' non voleva che il padre biologico del bambino venisse a sapere del parto... dato che lui voleva tenere il bambino :-/.
No, non riuscivo immaginarmi a casa con questa donna durante il parto e poi per due settimane e con la paura che il padre potesse arrivare da un momento all'altro, senza il supporto dell'agenzia... no no... e siccome noi almeno sull'agenzia non volevamo cedere, alla fine non se ne e' fatto nulla.
[tra l'altro anche il padre deve firmare volontariamente i fogli di rinuncia ai suoi diritti, altrimenti il figlio spetta a lui... non so come sia effettivamente andata a finire questa storia...]

La terza chiamata mi ha fatto capire che... il mondo e' vario, molto vario!

[nel prossimo post: la storia di Frank e Robert]

martedì 8 novembre 2011

2.8 - The call... #2

Il 30 luglio mi chiama il marito per dirmi che avevamo ricevuto un'altra chiamata, ma che non era quella giusta...
Dice che questa tipa aveva visto il nostro profilo, le era piaciuto, ed era interessata a noi, voleva conoscerci meglio... e che la sua bambina aveva 3 anni ed andava all'asilo :-/.
Il marito le ha "gentilmente" detto che noi eravamo interessati solo ai neonati e le ha consigliato di chiamare l'agenzia.

La prima reazione, quella immediata, e' stata "infatti no, noi vogliamo un neonato", subito pero' seguita da "ma come si fa a dire di no a una bambina di tre anni?", e gia' me la immaginavo tutta carina con le codine, gli occhi a cuore, il cestino dell'asilo, e la divisa a scacchi rosa e bianchi :-(
No, non e' facile dire no... pero' bisogna ricordarsi quello che si sta cercando e quello che si e' in grado di offrire... e li' fuori sicuramente c'e' qualcuno piu' adatto di noi per una situazione come quella.

Questa storia mi ha messo tanta amarezza addosso.
Perche' non voglio nemmeno immaginare cosa possa spingere una donna a dare in adozione una bambina dopo averla cresciuta per tre anni... certo la speranza di un futuro migliore, ma dietro quella telefonata doveva esserci tanta di quella sofferenza...

L'adozione e' anche questo: confrontarsi con una realta' piu' difficile, sentirsi fortunati e vergognarsi pure un po' di esserlo.

[nel prossimo post: the call... #3]

venerdì 4 novembre 2011

2.7 - Decisioni e test

A giugno mi e' venuta nostalgia dell'italia, o meglio mi era venuta gia' da prima, ma ero sempre stata indecisa sul tornare o meno in italia durante l'estate, c'era qualcosa che mi bloccava dal comprare quel biglietto: "e se chiama una birthmother all'ultimo, come e' successo con Brigitta?"
D'altra parte pero' pensavo che non potevo continuare a vivere nell'attesa in questo modo, nell'attesa di qualcosa che non si sapeva quando sarebbe successa, e con che modalita'...
Sono stata combattuta, ma alla fine ho comprato il biglietto per fine agosto con ritorno a meta' settembre... e con il senno di poi posso dire che ho fatto bene.

Intanto a giugno/luglio abbiamo avuto ospiti, sono stata sempre in giro, ho iniziato ad organizzare il viaggio in Italia in tutti i dettagli, e i pensieri sull'adozione sono riuscita a metterli da parte.
A fine luglio ho avuto un ritardo. Il mio ciclo e' sempre puntuale, ma ritardi di un paio di giorni possono succedere, vada anche per tre giorni, ma al quarto giorno ho iniziato a preoccuparmi... al quinto giorno ci ho pensato tanto... al sesto giorno ho comprato il test... e' stato davvero strano... e l'ho fatto in solitudine, ho chiuso gli occhi e ho contato in silenzio fino a 180, poi li ho riaperti e ... non sapevo davvero cosa sperare, a quel punto qualunque cosa mi sarebbe andata bene, era solo l'attesa la cosa ingestibile... e niente, era negativo :-).
Sospiro di sollievo e via, tutto normale. Avevo deciso di non dirlo a nessuno di quel test, ma ero cosi' rinco che l'ho lasciato in bagno, quindi la sera il marito l'ha visto e mi ha chiesto spiegazioni :-P
E all'ottavo giorno di ritardo, mi e' tornato il ciclo.

Sicuramente sarei stata contenta se il test fosse stato positivo, pero' li' probabilmente ho capito che avevo "accettato" questo percorso dell'adozione, accettato come mio percorso, come strada verso un bambino.
E' difficile spiegare cosa ha significato quel test per me... probabilmente mi ha fatto capire che mi ero liberata di certe cose...

[nel prossimo post: the call... #2]

martedì 1 novembre 2011

2.6 - Novita' nel gruppo di supporto

Quando a giugno siamo andati all'incontro con il gruppo di supporto, abbiamo scoperto che maggio era stato un mese movimentato per molti.
Abbiamo trovato ben due neonati, che accompagnavano coppie che non avevamo mai visto prima durante gli incontri (non hanno detto da quanto tempo aspettavano, ma da quel che ho capito entrambe da piu' di un anno).
Le loro storie sono molto diverse tra di loro.

La prima coppia e' quella dei Perfettini, con la bambina Perfettina :-). Lei sofisticata e precisa, di quelle "perche' io cosi'", "perche' io cola'", con minigonna e tacchi alti... la bambina un angioletto :-). Loro hanno avuto una storia molto tranquilla: sono stati matchati con la birthmother nei primi mesi di gravidanza e l'hanno descritta proprio come la Juno del film, serena e sempre convinta della sua decisione. Le famiglie dei birthparents sono sempre stati d'accordo, quando c'e' stato il parto l'ospedale e' stato un viavai continuo di amici e famigliari, tutti per salutare e festeggiare la bambina... tutto liscio e tranquillo!

L'altra coppia invece e' quella dei Celestini (cosi' rinominata perche' lui arriva sempre con il camice da infermiere/dottore celeste, e lei ha sempre addosso qualcosa di celeste, cosi' come anche il bambino che hanno adottato). I Celestini hanno invece avuto una storia molto turbata, anche loro sono stati matchati abbastanza presto, ma la loro birthmother ci ha pensato a lungo prima di firmare le carte (dopo il parto), e poi telefonava continuamente alla Celestina e le chiedeva di vedere il bambino e diverse volte le ha chiesto di poterlo tenere anche la notte... la Celestina l'ha sempre accontentata (ci ha detto "date sempre fiducia alla birthmother, e' il minimo che potete fare"), ma ci ha detto che ha avuto paura (e ce lo ha raccontato la prima volta con le lacrime agli occhi). Anche dopo che i Celestini sono tornati a casa, la birthmother ha continuato a chiamare spesso in lacrime... ma con il passare dei mesi la situazione si e' placata e la Celestina ora che l'ho vista ad ottobre era proprio tranquilla :-)

Storie diverse, ma entrambe a lieto fine.
La cosa impressionante di Little Precisina e Little Celestino e' che somigliano in modo sorprendente ai genitori adottivi, come "colori" e come "fisionomia" :-)

Durante l'incontro di gugno anche Guglielmina (la counselor dell'agenzia responsabile per la nostra citta') ha avuto qualcosa da raccontare... Sapevamo tutti che lei ha adottato due figli tramite open adoption (circa 20 anni fa), e a giugno ci ha raccontato che sua figlia era rimasta incinta e aveva deciso di dare il bambino in adozione (il parto c'era stato a maggio). Dice che la figlia e' sempre stata tranquilla e sicura della sua decisione, e il fatto di essere lei stessa figlia adottiva l'ha aiutata, in quanto aveva sperimentato sulla propria pelle come funzionano le cose.

Noi abbiamo raccontato la nostra storia con Brigitta... e anche se non avevamo un bambino in mano, ci siamo sentiti parte anche noi di un "qualcosa che funziona".

[nel prossimo post: il test]