venerdì 28 ottobre 2011

2.5 - The call... # 1

[Grazie per l'entusiasmo dimostrato nei commenti dell'ultimo post, ma non e' stata questa la "call" buona... e' stata tutto sommato una bella esperienza]

Si dice che quando non pensi piu' a qualcosa, e' la volta buona che succede.
E cosi' dopo un mese e mezzo in cui l'aspettativa per un qualsiasi contatto era alta, in cui ci pensavamo continuamente, in cui avevo voglia di iniziare a preparare qualcosa, e' arrivata la fase in cui all'adozione non ci stavamo pensando piu', complice il viaggio alle Hawaii programmato da tanto tempo per meta' maggio, che si avvicinava a grandi passi.
E un giovedi' mattina, mentre navigavo sui vari siti con le informazioni turistiche e racconti di viaggio (la partenza era per la domenica successiva), mi chiama il marito e mi fa "Marica, Marica, mi ha chiamato una birthmother, aspetta che metto su una conversazione a tre!".
Non me l'aspettavo proprio :-/.
Lui aveva gia' parlato un po' con lei, quindi io sono stata introdotta a meta' conversazione, e un po' per questo, un po' per la confusione generale, un po' per l'inglese non ho capito molto... l'unica cosa che avevo capito e che mi aveva scioccato era che lei avrebbe partorito da li' a dieci giorni.
Panico.

La tipa in questione si chiamava Brigitta (o qualcosa del genere), viveva a Las Vegas e ci aveva scelto perche' voleva che la bambina fosse bilingue, avesse la possibilita' di viaggiare molto e potesse andare al college.
Brigitta aveva 35 anni e aveva gia' due figli abbastanza grandi, ma li aveva lasciati in Florida insieme all'ex-marito, quando si era spostata a Las Vegas per ricominciare una nuova vita. Pare che lavorava, ma aveva dovuto lasciare nelle ultime settimane di gravidanza... cosi' come aveva dovuto lasciare casa e quindi viveva in macchina :-/.
Ci aveva detto chiaramente che era consapevole che non poteva crescere una bambina in quelle condizioni (e non voleva), perche' lei alla bambina voleva dare il meglio... era consapevole che i servizi sociali le avrebbero tolto la figlia e poi non avrebbe piu' saputo nulla di lei, quindi preferiva scegliere lei una famiglia e avere una open adoption.
Ok, per noi tutto questo andava bene (tranne la data del parto).

Quando il marito e' tornato a casa ovviamente l'ho sgridato per il fatto che mi aveva impedito di comprare qualsiasi cosa, e ora questa stava per partorire e noi non eravamo pronti :-P. Ma la cosa che piu' ci preoccupava era il viaggio alle Hawaii dopo pochi giorni: partire o non partire?

Il giorno dopo, venerdi', abbiamo avuto modo di risentirla al telefono, abbiamo inoltre parlato con l'agenzia e abbiamo fatto in modo che l'agenzia parlasse al telefono con lei. Dopo questo giro di telefonate, la cosa piu' preoccupante (per noi) era il fatto che Brigitta ci aveva chiesto di poter tenere la bambina con se durante le prime due settimane. L'agenzia a questo punto ci disse chiaramente "al 90% decidera' di tenere la bambina, ma ovviamente nulla e' certo... vi conviene partire per le Hawaii, a maggior ragione dato che per le prime due settimane la bambina sara' con lei".
Non sapevamo che fare, non sapevamo davvero che fare a quel punto... Fin quando il marito ha detto "queste cose non si possono risolvere al telefono, andiamo a Las Vegas" :-/. Le abbiamo chiesto se potevamo vederci l'indomani (sabato pomeriggio) e dopo la sua risposta affermativa abbiamo prenotato una macchina in affitto (che avremmo restituito a Los Angeles domenica mattina, all'aeroporto), abbiamo preparato i bagagli per le Hawaii, e il sabato mattina siamo partiti per Las Vegas, arrivando dopo 5 ore e mezza di macchina, verso le tre di pomeriggio.

Ci siamo incontrati in un casino' di Las Vegas, tra gente che scommetteva, giocava e fumava (quando ci dissero "expect the unexpected" non mi sarei mai riuscita ad immaginare questo!). Incontrarla e' stato strano. Tutti dicevano che quando si entra in contatto con una birthmother poi in qualche modo e' come se entrasse a far parte della famiglia, ma io questa cosa non l'avevo mai capita... io pensavo solo al bambino, e invece e' stato cosi'... non so come dire.. noi eravamo davvero preoccupati per lei prima di tutto, per il fatto che viveva in macchina, per le sue emozioni, il suo stato d'animo...
Abbiamo parlato un po', ci ha raccontato di lei, noi le abbiamo raccontato di noi. Due realta' cosi' diverse... perche' davvero in America ti ritrovi in strada se le cose girano un po' male :-/.
Parlando delle varie cose, le abbiamo chiesto se per caso avesse pensato ad un nome per la bambina (perche' a volte i genitori adottivi concedono alla birthmother di scegliere il middle name), visto che io e il marito sono cinque anni che litighiamo sui nomi da dare ai figli e non siamo mai giunti ad un accordo, avendo idee completamente diverse :-). E lei ci disse "Arianna", e noi ci siamo guardati negli occhi e abbiamo pensato esattamente la stessa cosa "Arianna ci va benissimo"... il che e' stato qualcosa di magico :-).
Tra le altre cose pero' ci disse che le sue intenzioni erano di tenere la bambina per un mese :-(, quindi abbiamo lasciato Las Vegas sabato sera con questi pensieri in testa.. pensieri confusi.
[siamo arrivati a Los Angeles verso mezzanotte, dopo altre 5 o 6 ore di guida, e la mattina dopo avevamo l'aereo verso le 7]

Durante i primi giorni alle Hawaii la chiamavamo spesso o le mandavamo sms, e lei era sempre gentile e ci rispondeva, e ci disse che le avevano programmato il parto indotto per il giovedi' di quella settimana, e che ci avrebbe mandato la foto della bambina.
Non so se e' stato un bene o un male che eravamo in vacanza... forse da una parte ci ha aiutato a distrarci, ma dall'altra quella vacanza non ce la siamo goduta fino in fondo. Fin quando il giovedi' ci e' arrivata la foto di Arianna... e noi eravamo li' che la guardavamo (bellissima) e non sapevamo se sarebbe diventata la nostra Arianna... Un grande punto interrogativo.
Dopo aver ricevuto la foto, abbiamo provato a contattarla inutilmente. Non rispondeva al telefono ne' agli sms, ma ovviamente non le abbiamo fatto molte pressioni... non doveva essere un periodo facile per lei.
E un giorno della settimana successiva, che eravamo tornati a San Diego, ci ha chiamati per dirci che "ci aveva ripensato".
In realta' non abbiamo capito bene (dato che la telefonata e' stata breve e confusa) se avesse deciso di tenere lei la bambina o se avesse deciso di darla in adozione all'infermiera dell'ospedale, cmq era chiaro che per noi non c'era niente da fare.

A quel punto non ci speravamo quasi piu', ma cmq ci e' dispiaciuto veder sfumare tutto.
Non ci siamo pero' abbattuti, perche' abbiamo visto con i nostri occhi che le cose funzionano, e che quando meno te l'aspetti ti chiama una birthmother... e prima o poi le cose dovranno andare bene!

Proprio un paio di giorni fa, il marito cercava un numero di telefono in rubrica e mi ha detto "ho ancora qui il numero di telefono di Brigitta, che ci faccio?"
Ci ho pensato su, poi gli ho detto che forse poteva cancellarlo.
E lui mi ha risposto "ok, lo tengo ancora un po'"
:-)

[nel prossimo post: nuove adozioni nel gruppo di supporto]

mercoledì 26 ottobre 2011

2.4 - Ready or not?

E ad un certo punto e' arrivata la discussione sull'essere pronti.
Credo che psicologicamente non si potra' mai essere pronti all'evento (seppur in attesa da tanto tempo), ma almeno dal punto di vista pratico io volevo un po' prepararmi, cioe' iniziare ad informarmi su cosa bisogna comprare, sui vari prodotti, iniziare a comprare qualcosa e chiudere poi tutto in un'anta del mobile in garage, in modo da non avere un costante reminder, dato che l'attesa non si sa quanto dura, ma potrebbe terminare all'improvviso.
Cosi' ho preso in prestito dalla biblioteca uno dei libri che ci avevano consigliato al corso baby basics, uno di quei libri fatti per bene dove dicevano cosa effettivamente serve (e cosa no), e mi ero messa a sfogliarlo e a prendere appunti su un foglio excell... fin quando il marito non mi ha "scoperta" (non che lo stessi facendo di nascosto, ma lui semplicemente non se ne era accorto prima).
Beh, lui aveva una visione completamente diversa dalla mia, e credo che qui ci siamo un po' scontrati, per la prima volta. Lui era per "non dobbiamo comprare nulla perche' non sappiamo se e quando accadra', tutto quello che ci serve si compra lungo la strada dall'ospedale a casa"; io ero "avremo tante di quelle cose a cui pensare e da sistemare che se possiamo comprare qualcosa prima tanto di guadagnato"; lui era "non voglio comprare nulla, non ci voglio pensare"; io ero "non voglio dover pensare anche a queste cose quando sara' il momento".
Insomma, due visioni completamente diverse.

In realta' avevo anche scoperto che altre famiglie in attesa avevano sistemato la cameretta, gia con il lettino, le lenzuola, il fasciatoio, i quadretti appesi, i pannolini nell'armadio. Ecco, questo non sarei riuscita mai a tollerarlo... dover vedere tutti i giorni una stanza pronta e vuota, per chissa' quanti mesi... ma ognuno e' diverso, e se loro erano contenti e felici cosi', buon per loro.

Dopo la discussione con il marito, ho riportato subito il libro in biblioteca e ho messo il punto al foglio excell che avevo creato, e ho deciso di non pensarci piu'. Pero' non era facile... e non lo e' ancora... e quindi ogni tanto mi capita di vagare su qualche sito e di dare uno sguardo qui e li'.
In questi mesi ho salvato qualche links di poche cose che ho gia' deciso mi piacerebbe avere (ho scelto un paio di blankets per fare lo swaddling, ho scelto la fascia porta bambino, e proprio ultimamente ho scelto anche lo stroller, anche se quello servira' molto piu' in la'); ma sono solo links salvati tra i miei bookmark, niente che ho davvero il coraggio di comprare.
Ho anche salvato il link di un negozio on-line che vende bei prodotti eco-friendly, ho il link di un'associazione che organizza corsi di vario tipo per neo-genitori, ho diversi link di aziende di diaper service (cioe' quelli che ti procurano i pannolini di stoffa, li ritirano, li lavano e te ne portano di puliti), ma non mi sono mai messa li' a fare due conti su cosa convenga fare economicamente (non riesco a concretizzare cosi' tanto).
Ho i links con i video per fare lo swaddling, ho un link ad un bel sito per scegliere i nomi, ho il link ad un sito che parla di bilinguismo, e il link relativo a come prevenire la Sudden Infant Death Syndrome (ecco, magari questo lo metto).

Ad un certo punto mi sono anche informata sul "induced lactation" (allattamento indotto?), cioe' su come fare per stimolare il latte, avevo salvato tanti links sull'argomento (pare che sia una cosa che si possa fare, con un po' di ormoni, alimenti ben specifici e soprattutto con la pompetta tiralatte)... pero' si tratta di un processo molto lungo (mesi prima di arrivare ad avere due gocce di latte), e quindi ho lasciato perdere perche' le incertezze sono tante.
[piuttosto mi cerchero' una balia quando sara' :-)]

Insomma, alla fine non abbiamo comprato nulla.
A giugno/luglio e' venuto a trovarci il nostro nipotino, e per l'occasione ci siamo procurati delle cose "da bambino", anche se da bambino di due anni. Quando e' ripartito non sapevamo se rivenderle o meno, alla fine le abbiamo lasciate in garage... ma non per scelta, semplicemente perche' non abbiamo ancora deciso cosa farne.

Questa attesa che non si sa quanto durera' a tratti si rivela molto faticosa.

[nel prossimo post: the call! :-P]

lunedì 17 ottobre 2011

2.3 - Le altre famiglie in attesa

[La mia "scaletta" prevedeva il post sulla teen pregnancy, ma mi sono decisa a fare dei tagli e accelerare un po' il ritmo del racconto, togliendo un po' di argomenti che, seppur correlati, potevano risultare superflui. Quindi riporto solo questo estratto riguardo la teen pregnancy, preso da questo link:
"The United States has the highest teen pregnancy rate in the industrialized world. The Center for Disease control says that one-third of girls get pregnant before the age of 20." In Italia sicuramente non e' cosi'... problemi diversi, soluzioni diverse.]

Duranti le prime settimane (o i primi mesi?) di "attesa" non facevamo altro che sobbalzare al primo squillo del telefono pensando "ci siamo!"; perche' in fondo noi siamo bravissimi, perfetti, bravi, diversi dagli altri, genitori nati, e quindi la telefonata arrivera' subito, no? dove li trovano altri due come noi :-P
Invece no :-) E dopo i primi tempi con l'adrenalina a mille, ci si abitua anche a questo, all'attesa di durata incerta, ad aspettare una telefonata che non si sa quando arrivera'...
Anche per questo ci sono gli incontri mensili del gruppo di supporto: per confrontarsi a vicenda e non rischiare di impazzire ;-) E a forza di vedersi una volta al mese, gli altri, che all'inizio venivano classificati come "nemici", in realta' diventano "amici" e ci si appassiona anche alla loro storia.
[Martedi' scorso abbiamo rivisto gli Stallones, con il piccolissimo Nicola!!! :-)]

Un altro tipo di "conforto" l'ho cercato on-line, nel sito web dell'agenzia, nell'elenco delle famiglie in attesa (famiglie sparse su tutto il territorio degli usa). All'inizio andavo sempre a controllare se i nostri "riferimenti" fossero stati matchati (cioe' se fossero stati abbinati con una birthmother) o se avessero fatto progressi nel numero di pagina.
I nostri "riferimenti" erano le famiglie che "conoscevo" perche' avevo letto a fondo le loro brochure o sfogliato le loro foto durante la nostra fase di preparazione :-P, e quindi in qualche modo mi sembrava di.. conoscerle, davvero! E quindi gioivo per i loro progressi :-)
Nel sito web c'e' un elenco di tutte le famiglie, quando si viene approvati si entra in coda nell'ultima pagina (nel nostro caso era pagina 12); a mano a mano che le famiglie adottano vengono tolte da questo elenco, e quindi si scorre avanti e si guadagnano posizioni! In realta' il numero di posizione non e' strettamente correlato con la probabilita' di adottare, ma semplicemente e' piu' facile che una birthmother vada a sfogliare l'elenco partendo da pagina 1 che non partendo da pagina 7, si ha piu' visibilita' (almeno in teoria).

Oltre a seguire le vicende dei "riferimenti" ho pero' iniziato anche a curiosare qui e li' nei profili di quelli che mi ispiravano poco, a leggere le loro presentazioni e a parlarne con il marito, dicendo "ma guarda questi... ma se adottano loro, allora adotteremo anche noi!!".
E' una cosa senza senso e che non si fa, lo so... me meschina! Ma e' stato anche questo un modo per tirare avanti, soprattutto nei primi mesi, quando le aspettative per "la telefonata" erano troppo alte....

Un giorno, quando eravamo arrivati a pagina 11, andando a curiosare tra chi c'era dopo di noi, ho avuto un'amara sorpresa (amara in quel momento).
Ho trovato che una decina di posti dopo di noi c'era un'altra donna con il mio stesso nome. Ok, il mio nome non e' poi cosi' originale (anche se non molto comune), ma ... un'altra donna con il mio nome nella stessa agenzia per l'adozione, in america??
Dopo aver constatato la sua "italianita'" le ho scritto un'email. In realta' in quel momento pensavo: "se la nostra originalita' rispetto agli altri era il fatto di essere italiani, ora questa e' venuta a rovinarci tutto!", ma nonostante i miei sentimenti agguerriti da quel momento e' nato un bel rapporto epistolare :-)
Abbiamo iniziato a scriverci di tutto (beh, a parte il nome abbiamo diverse cose in comune), ad appassionarci alle reciproche evoluzioni di questo percorso adottivo, alla nostra vita in america... e alle grandi domande del tipo "ma tu quando pensi di tornare in italia? pensi di farlo quest'estate? e se poi arriva la telefonata all'improvviso?" (e alla fine siamo rientrate entrambe in italia per tre settimane, io ad agosto/settembre, e lei a settembre/ottobre).

Con il passare del tempo ho perso l'abitudine di curiosare tra le altre persone in attesa... lo faccio giusto ogni tanto per vedere a che pagina ci troviamo noi (attualmente pagina 8) e controllare se quelli dopo di noi sono stati matchati :-P

Mentre la mia omonima era in Italia... lei e il marito sono stati matchati!
Sono molto contenta per loro, perche' durante l'attesa hanno avuto molti contatti non andati a buon fine. In questo caso si tratta di un cosi' detto "match a lungo termine", per cui tengo le dita incrociate per loro fino alla fine!

[nel prossimo post: essere pronti?]

lunedì 10 ottobre 2011

2.2 La tranquillita' (ovvero Baby Basics and Baby Gap)

L'assistente sociale, durante le sue interviste, ci aveva chiesto qual'era il nostro grado di confidenza con i bambini piccoli, e noi le avevamo sinceramente risposto che eravamo due imbranati :-) Ci aveva consigliato di fare al piu' presto un corso di Baby Basics, quindi seguendo i suoi suggerimenti ho prenotato il nostro corso per fine marzo.
Per fortuna da queste parti ci sono due corsi ben distinti: Preparation to Birth e Baby Basics.. e ovviamente noi eravamo interessati solo al secondo.
Avevo comunque un po' di timore, perche' sapevo che in quella stanza molto probabilmente sarei stata l'unica senza pancia.
Siccome siamo due ritardatari cronici, siamo arrivati che il corso era gia' iniziato da qualche minuto, mentre di corsa prendevamo gli unici due posti liberi ci siamo sentiti puntati addosso gli occhi di una decina di coppie (tutte panzute), in particolare me li sono sentiti addosso sulla mia pancia completamente piatta... la signora che teneva il corso in modo molto gentile e con aria interrogativa ci chiese "ehm, tutte le altre coppie hanno gia' detto quand'e' la loro due date e il sesso del nascituro....", al che noi le abbiamo risposto "stiamo adottando" e tutti ci hanno sorriso (o almeno cosi' mi e' parso).
Mi sono guardata attorno e.. mi sono sorpresa io stessa nel non provare nessuna invidia, anzi guardare quelle donne "un po' sofferenti" e pensare che cmq alla fine avrei avuto anche io un bambino, ma in altro modo, mi ha riconfortata (credo che le ultime settimane di gravidanza siano fisicamente molto impegnative...).
La signora che teneva il corso e' stata chiara e simpatica, ci ha spiegato veramente tutto, ha sfatato tanti miti e ci ha dato magici suggerimenti (mi sono appuntata tutto mentre parlava), piu' ci ha consigliato libri da leggere. Abbiamo anche fatto la prova di impannolinamento/spannolinamento con bambolotto, oltre alla vestizione e svestizione dello stesso e lo swaddling.
Alla fine della serata sono stata proprio contenta di esserci stata, di aver imparato cose nuove.. e soprattutto contenta di essermi sentita serena sebbene circondata da dieci panzute :-)

Un altro piccolo/grande passo verso la conquista della tranquillita' e' stato segnato da Baby Gap. In quel negozio (bellissimi vestiti da bambini) non riuscivo ad entrarci, troppo doloroso... ma tra marzo e maggio avevo diverse amiche (e amici) che sarebbero diventati genitori, quindi mi sono decisa e sono entrata. E sono stata bene! Mi sono divertita a guardarmi intorno, ad ammirare quelle bellissime cose sfiziose, mi sono sorpresa nello sperare "speriamo che sia femmina cosi' posso metterle addosso queste cose", subito seguito "ma anche se e' maschio andra' bene lo stesso... pero' vuoi mettere se e' femmina :-P".
In piu' riprese ho comprato quello che mi serviva (pensierini) e ho adocchiato diverse cose che mi sarebbe piaciuto avere... una tranquillita' dovuta al ritorno dal "se" al "quando" :-)


[nel prossimo post: teen pregnancy]

mercoledì 5 ottobre 2011

2.1 - Nella stessa barca....

Una volta iniziata l'attesa, non avendo piu' nulla da preparare, ci siamo attivati per incontrare altre persone nella nostra stessa situazione e confrontarci con loro, ascoltare le loro storie, farci un'idea piu' chiara.

E cosi' un giorno di meta' marzo (sto indietrissimo con il racconto!!) siamo usciti a pranzo con i Peterparents, cioe' i genitori di Peter, e il piccolo Peter (di cui avevo parlato nel post 1.13).
La prima cosa che mi ha colpito (e che non c'entra nulla con l'adozione) e' che questi genitori americani quando vanno in giro con i bambini piccoli si portano dietro veramente pochissime cose, non come i genitori italiani.. tipo questi sono arrivati con il bambino (di 17 mesi) in braccio e uno zainetto, stop.
Abbiamo parlato un po' di tutto, ma soprattutto dell'adozione. Nel loro caso avevano svolto tutto tramite avvocato e il processo si era completato in tre mesi; i birthparents (molto giovani) non avevano detto nulla ai rispettivi genitori, quindi volevano poco contatto, di fatto si erano incontrati solo una volta (a parte scambi di email e di fotografie). Come temevo, mi hanno confermato che la parte piu' difficile della loro esperienza e' stata quella in ospedale...

Piu' o meno nello stesso periodo siamo usciti per cena anche con la coppia Stallones (citata nello stesso post). Loro erano in attesa dai primi di dicembre, noi da pochi giorni, e ci siamo fatti un po' raccontare la loro esperienza di questa fase di attesa... dove il trucco e' cercare di non pensarci (fosse facile) e andare avanti con le proprie cose, quando poi arriva, arriva :-).
Con loro ci siamo trovati proprio bene. Lui ha entrambi i genitori italiani (e infatti ha sia il nome che il cognome italiani), ma parla solo inglese... pero' ci ha raccontato tutte le cose che fa sua mamma, e sono le stesse che fanno le nostre mamme :-) Lei invece americana al 100%, un po' timida e riservata (come me); lui sportivo ed estroverso, come mio marito.
Ci sarebbe piaciuto rivederli, ma ho imparato a mie spese che gli americani in superficie sono molto cordiali e gentili, pero' appena si vuole approfondire il rapporto tendono a tirarsi indietro...
[nei mesi successivi abbiamo lanciato altri inviti, ma c'erano sempre altri impegni di mezzo per cui non siamo piu' riusciti a fare un'uscita, ci siamo visti solo agli incontri di supporto.. e a settembre, dopo esattamente nove mesi, hanno adottato!!!]

Dopodiche' ci siamo piegati anche noi al modello americano (chi fa da se' fa per tre) e non siamo usciti con nessun altro... ci siamo fatti bastare gli incontri mensili come momento di confronto :-)

[nel prossimo post: raggiungere la tranquillita']