mercoledì 31 agosto 2011

1.24 la "dear birthmother letter" (parte due)

(puntata precedente)
A gennaio avevamo finito di preparare il testo della brochure, avevamo fatto la foto di copertina ed avevamo scelto le altre foto... restava quindi "solo" da impaginare e da stampare, ma per fare questo ci abbiamo messo ben due mesi, e proprio non ce l'aspettavamo!

Abbiamo scelto un layout che ci piaceva ed abbiamo incaricato la stessa persona che ci ha fatto le foto di occuparsi anche dell'impaginazione e dei colori, seguendo le linee guida che ci aveva dato l'agenzia. Ogni volta che consegnavamo la "versione di prova" della brochure all'agenzia c'era pero' qualcosa che non andava, quindi prendevamo nota delle correzioni, le giravamo al nostro grafico, e via si ricominciava... ad un certo punto pensavamo proprio di aver finito, per poi sscoprire che non avevamo rispettato le dimensioni giuste per la foto di copertina.. e allora via di nuovo a correggere i bordi, e gli spazi, e la grandezza dei testi... questa fase e' stata snervante, non si finiva mai!

Quando poi finalmente abbiamo avuto il pdf pronto e dopo averne fatto una stampa di prova, abbiamo ordinato in copisteria le 250 copie necessarie: nel giro di una settimana sarebbero state pronte! Andando pero' a ritirarle una settimana dopo mi sono accorta che le avevano stampate sulla carta sbagliata! Mi sono cadute le braccia, ho chiamato il marito in preda alla disperazione... tutta quella fretta prima, tutto di corsa, e poi non riuscire a concludere per motivi banali!
Ho quindi ordinato di nuovo le stampe e per meta' marzo finalmente le 250 copie della brochure sono arrivate a casa, pronte per essere spedite presso gli uffici dell'agenzia! :-)

Oltre alla brochure (obbligatoria), ci hanno consigliato altri modi per "farsi conoscere":
- preparare un profilo standard sul sito web dell'agenzia,
- preparare un sito web personale,
- preparare una pagina facebook relativa all'argomento,
- distribuire personalmente la propria brochure ad amici e parenti.

Tra gennaio e marzo, mentre la brochure andava avanti a fatica, ci siamo cosi' dedicati a sistemare il profilo sul sito dell'agenzia e a creare il sito web personale! Fare quest'ultima cosa ci e' piaciuto molto: scegliere le pagine, i contenuti, i colori, l'impaginazione... ogni sera ci mettevamo li' per migliorare un po', piccoli passi lungo il nostro cammino...

[nel prossimo post: intanto in Italia]

domenica 21 agosto 2011

1.23 - "The kid"

Nell'incontro di novembre con l'agenzia avevamo dovuto scegliere un libro da leggere tra quelli disponibili in tema di adozione. Il marito si occupo' della scelta: tralasciando tutti quelli con copertine tristi e titoli deprimenti, scelse "The kid" di Dan Savage, sottotitolo: "what happened after my boyfriend and I decided to go get pregnant". Io ero un po' perplessa, perche' il retro copertina diceva che si trattava della storia dell'adozione da parte di una coppia gay, con linguaggio a volte scurrile, e invece... questo libro mi e' piaciuto tantissimo (anche perche' la maggior parte del linguaggio scurrile non l'ho capito)! Uno dei pochi libri che mi ha fatto piangere e ridere :-)

L'autore del libro e' un famoso sex-columnist qui in america, che con il suo partner decide, nel lontano 1999, di adottare un neonato tramite domestic adoption. Il libro e' interessante sia perche' racconta dall'interno il percorso dell'adozione (nello stesso identico modo in cui lo stiamo facendo noi), sia perche' loro sono stati tra i primi omosessuali ad adottare.

Il libro e' diviso in tre parti, la prima si chiama Fertilization, e racconta tutto il percorso dalla decisione di adottare al primo incontro con l'agenzia fino all'approvazione come "futuri genitori adottivi", quindi il loro percorso tramite l'home-study, la preparazione dalla borchure, l'outing con parenti ed amici. Il tutto e' intervallato da riflessioni su fertilita', sessualita', sul perche' si vogliono figli, sull'open adoption, sull'adozione da parte dei gay.... e da episodi del loro passato :-)

"The limited research that exists shows that kids with gay or lesbian parents are doing fine. They're just as well adjusted as kids with straight parents, just as likely to identify themselves as straight when they grow up, and just as likely to have positive relationships with other children. There isn't much of a measurable difference.
Since gay men and lesbians don't have children by accident - it's hard to get drunk one night and do an adoption, or slip and fall into the stirrups at a artificial insemination clinic - all our kids are wanted kids, planned for and anticipated. All parents experts agree that a wanted child is usually a loved child, and a loved child is a well-looked-after child".


Dopo racconti esilaranti riguardo l'ispezione di casa per l'home-study o la realizzazione della "Dear birthmother letter", alla fine arrivano ad essere approvati... e qui inizia la seconda parte del libro, che si chiama Gestation.

" 'Since being picked can happen at any time, day or night, this minute or a year from now' Ruth had said at the seminar 'every time the phone rings couples tend to jump'. Waiting couples, we were warned, go a little nuts" :-)

Dopo un paio di mesi nella fase di attesa, arriva la chiamata, the call! La birthmother che li ha scelti e' una "ragazza punk", di quelle che vivono per strada, raccogliendo i soldi per spostarsi di citta' in citta' e per bere. Seguono quindi l'incontro con la birthmother e tutta una serie di preoccupazioni dovute all'ammontare di alcol che la birthmother beveva durante la gravidanza (prima di scoprire di essere incinta) e alle possibili malattie/deformazioni a carico del bambino (la cosiddetta FAS, Fetal Alcohol Syndrome)...e dopo varie ricerche e consulenze su internet e con dottori vari:
" 'I think even if the kid turns out to be the healthiest newborn baby on earth, there are still swing seats, e. coli hamburgers, and car accidents to worry about...'
There was a long pause, we looked at each other, and then one or the other or both of us said: 'we're pregnant!' "
:-)
Dan e il compagno decidono pero' di restare con i piedi per terra, anzi si immergono in quello che definiscono il worst-case scenario, perche' non vogliono crearsi false illusioni: il bambino puo' sempre nascere morto o la birthmother puo' sempre cambiare idea... e per non affezionarsi troppo decidono di chiamarlo semplicemente "the kid". Decidono di vivere nel worst-case scenario fino a quando non avranno effettivamente il bambino in mano e la birthmother non avra' firmato le carte!

L'ultima parte del libro si chiama Birth, e qui e' un turbinio di emozioni che mi hanno commosso piu' volte...


Insomma, questo libro mi e' piaciuto cosi' tanto che ho anche pensato di tradurlo in italiano, ma ho poi scoperto che era gia' stato fatto :-)
Ecco la versione italiana, anche se gia' la traduzione del titolo mi lascia perplessa (sembra un film della disney...)
Questa invece e' la versione originale in inglese.
Se invece volete vedere Dan Savage e il suo compagno, eccoli qui nella campagna di Google "It gets better" per dare sostegno morale ai giovani omosessuali.
Per la cronaca: e' il 2011, Dan e il compagno stanno ancora insieme, e il bambino cresce sano e felice con due genitori :-), l'ho scoperto cercando notizie su Savage e scoprendo che l'hanno scorso e' stato anche realizzato un musical basato sul libro.

[nel prossimo post: la dear birthmother letter (parte due)]

giovedì 11 agosto 2011

1.22 - Il gruppo di supporto e la post-adoption depression

Da gennaio abbiamo iniziato a frequentare il gruppo di supporto, anche se non eravamo ancora stati approvati, quindi non eravamo ancora ufficialmente parte dei "prospective adoptive parents".
Il gruppo di supporto si riunisce il secondo martedi' di ogni mese, nella nostra citta' ci si vede in una casa privata (che abbiamo scoperto essere la casa di famiglia di Guglielmina), dato che non c'e' una sede locale dell'agenzia... ma sempre meglio di dover guidare fino a Los Angeles.
Ogni mese c'e' un tema da affrontare (che viene comunicato in anticipo), ma prima di parlare del tema si fanno le presentazioni... e questa e' forse la parte piu' interessante, dato che tutti i presenti parlano della loro situazione (se sono in attesa e da quando tempo e se hanno avuto contatti, o se hanno adottato come e' andata, quali sono i rapporti con le birthmothers ecc). Quando ci sono le famiglie che hanno appena adottato e' veramente bello sentire le loro storie, di come tutta l'attesa si sia poi annullata nel momento in cui hanno ricevuto in braccio il proprio figlio :-) E poi e' bello vedere questi bambini, cosi' piccoli... ma andiamo con ordine!

Il gruppo di supporto serve sia a dare supporto alle famiglie in attesa, sia a "controllare" che le cose stiano andando bene per le famiglie che hanno appena adottato, le quali sono tenute a farsi vedere una volta al mese per sei mesi per poter finalizzare l'adozione. Chi ha adottato quindi deve partecipare, mentre chi e' in attesa non ha nessun obbligo... e per questo il numero di persone presenti e' molto variabile: ci sono state volte in cui eravamo solo noi e un'altra coppia, come altre volte in cui eravamo otto coppie piu' bambini.
Tra i frequentatori piu' fedeli, oltre a noi, ci sono:
- le lesbiche: hanno piu' di 40 anni e dal poco che ho capito almeno una delle due ha avuto "un'altra vita" prima... non so perche' ma mi sembrano mancare di entusiasmo, sono in attesa da novembre;
- quelli che hanno gia' adottato: coppia etero che ha gia' adottato un bambino di colore 4 anni fa ed ora e' in attesa del secondo;
- gli Stallones: li avevamo conosciuti al party di dicembre, anche se poi in realta' e' solo la moglie quella che si fa vedere agli incontri, in attesa da dicembre;
- quelli del fertility center: dopo l'incontro di gennaio ci vengono incontro e ci salutano calorosamente, dicendoci che ci avevano visto nella sala d'attesa del fertility center nei mesi precedenti... ma io non mi ricordavo assolutamente di loro! Dopo aver ottenuto il primo figlio con la in vitro e dopo averci riprovato l'estate scorsa (quando ci siamo incrociati), ora stanno andando per l'adozione; anche loro in attesa da novembre;
- i gay: uno americano, l'altro francese... in attesa da un anno e mezzo, sob.
[Ci hanno detto che in realta' le coppie in attesa sono molte di piu', ma poche si fanno vedere a questi incontri.]

Per quanto riguarda invece le adozioni in corso di finalizzazione, da gennaio abbiamo visto spesso il piccolo Jacob, adottato a dicembre... ed e' bello vederlo ogni mese, vedere quanto cresce e come si evolve nel giro di sole 4 settimane!

Dopo il giro di presentazioni, Guglielmina ci introduce il tema del mese: ci distribuisce un po' di materiale, ci fa leggere, ci fa domande, ci fa esporre le nostre esperienze e risponde alle nostre domande. Il tema del mese a volte e' interessante altre volte no... per esempio tra gennaio e febbraio abbiamo parlato della transracial adoption (di cui ho gia' parlato) e del networking (di cui parlero').
In uno dei quei due incontri pero' e' venuto fuori il tema della post-adoption depression syndrome (PADS), che mi ha colpito particolarmente. La tipa di "quelli che hanno gia' adottato" ci disse che prima di adottare uno fa tremila pensieri del tipo "ma non e' giusto che gli altri hanno figli e io no", oppure "non vedo l'ora di adottare", oppure "ma perche' non mi scelgono, noi qui siamo i meglio genitori" ecc, insomma tutto un anelare a questo bambino... poi pero' arriva il giorno (ed arriva piu' o meno all'improvviso) in cui ti mettono finalmente un bambino in braccio e ti dicono "e' tuo figlio", e questo bambino ti assorbe completamente, e piange, e non si sa cosa vuole...e tu si sei contenta, ma spesso arriva la depressione post-adozione, quando non sai che pesci prendere, quando la tua vita ti si stravolge da un giorno all'altro, quando e' si tuo figlio ma fai ancora fatica a realizzarlo/accettarlo, quando all'improvviso non dormi piu', quando non ti senti all'altezza e pensi "ma forse se non potevo avere un figlio e' perche' non me lo meritavo...".
[piu' la difficolta' psicologica che a volte si puo' creare nell'accettare un bambino che e' venuto cosi' facilmente a chi in quel momento non poteva/voleva]
A questa depressione post-adozione io non ci avevo mai pensato.

Il mese scorso ho trovato anche un articolo su una rivista a cui mi sono abbonata (in tema di adozione) che parla proprio della PADS, e dice che mediamente "colpisce" (?) il 65% delle persone e che i suoi effetti durano fino a sei mesi. Dice che bisogna cercare di uscire di casa (anche se non si ha voglia), ritagliarsi del tempo per se stesse, cercare qualcuno disposto a tenere il bambino per qualche ora oppure disposto ad aiutare un po' a casa, frequentare altri genitori adottivi e, se necessario, cercare anche un aiuto professionale, il tutto a testa alta.

Staremo a vedere come andra' da queste parti... intanto sono informata!

[nel prossimo post: the kid (il libro)! :-) ]

mercoledì 3 agosto 2011

1.21 - Accettare le differenze

Per prepararci all'adozione abbiamo dovuto leggere due libri consigliati dall'agenzia, ma cercando recensioni su internet sono arrivata ad un altro libro, che si chiama "Adopting after infertility": piano piano l'ho letto e ho travato spunti di riflessione (per cui tornera' anche nei prossimi post).

Un passo che mi ha fatto riflettere e' quello sull'accettare le differenze. Da degli studi che sono stati fatti pare che le famiglie nate tramite adozione tendono a praticare uno di questi due comportamenti: A.D. (accettare le differenze) o R.D. (rifiutare le differenze).
In pratica pare che alcune famiglie, soprattutto quelle i cui figli adottivi sono della stessa etnia, tendono a praticare il rifiuto delle differenze, vale a dire negare che il figlio e' stato adottato, non parlare di adozione, "fare finta che". Questo negare/nascondere la verita' pero' crea delle barriere, chiude le porte alla comunicazione e crea dei disagi. Anche in alcuni casi di famiglie transraciali (esiste questa parola?) si pratica il rifiuto delle differenze, e poi accade che i figli non riescono ad accettare il loro "essere diversi". In un articolo che ho trovato recentemente ho letto che adottare un bambino e' come sposare una persona di un'altra etnia o religione: non si puo' far finta che non ci sia questa diversita', ma in un modo o nell'altro bisogna accettarla :-)

D'altra parte anche il comportamento I.D. (insistenza sulle differenze) e' pericoloso e puo' portare effetti negativi sullo sviluppo della famiglia.
Quando sara', speriamo di trovare il giusto equilibrio nelle cose ed di assumere un comportamento A.D. :-)

Cercando informazioni su questa teoria A.D. vs R.D. sono approdata su di un post di una blogger che dice "different does not have to mean "bad" though. When one denies difference where difference exists, it can send that message that the difference is bad and thus needs to be ignored or denied", che e' esattamente quello che volevo dire.

[nel prossimo post: il gruppo di supporto]