giovedì 26 maggio 2011

1.15 - Home Study (seconda parte: la social worker)

A inizio Dicembre [cavolo... devo sbrigarmi con questo blog, sto sei mesi indietro... pant pant... :-)] abbiamo ricevuto la telefonata della social worker, che e' la responsabile dell'home study.
Lei aveva gia' letto il questionario e l'autobiografia (di cui a questo post), a questo punto doveva intervistarci di persona e visitare casa. Siccome il tutto si sarebbe svolto in due sedute diverse e siccome sapeva che per le vacanze di Natale saremmo tornati in Italia, ci teneva a fare il primo incontro prima della nostra partenza; abbiamo quindi fissato il primo incontro a casa nostra verso meta' dicembre.

Io ero ovviamente agitatissima. Il giorno prima ho pulito casa in lungo e in largo (nonostante le proteste del marito) e ho fatto dei biscotti, la mattina dell'incontro mi sono svegliata presto per rileggere tutti i documenti che le avevamo gia' mandato e rispolverarmi un po' la memoria.
E alle 8 del mattino (in anticipo) e' arrivata a casa nostra Darcy. Che sollievo... gia' solo a vederla mi sono rilassata, dato che e' una di quelle persone sorridenti e che mettono a proprio agio. Abbiamo deciso che per il primo giorno avremmo fatto il colloquio collettivo (cioe' io e il marito insieme), rimandando al secondo incontro i colloqui individuali. La prima domanda e' stata ovviamente "perche' volete adottare?", seguita poi da "da quanto tempo state insieme?", "come vi siete conosciuti?", "come sono le vostre famiglie?" ecc, ma il tutto e' stato come una chiacchierata con delle persone che si stanno conoscendo.. cioe' e' stato naturale, non ci siamo sentiti "sotto inchiesta", ma e' stata una bella chiacchierata. Lei nel frattempo prendeva appunti e ci spiegava cose... si, ci ha spiegato alcune cose sul crescere i bambini, dal punto di vista educativo/psicologico e ci ha dato diversi consigli :-)

Alla fine ci ha detto che poteva bastare per il momento e ci ha chiesto se poteva dare un primo sguardo alla casa, per farsi un'idea e iniziare a preparare il rapporto. Le abbiamo fatto vedere velocemente casa... sapevamo che non tutto era "in regola", dato che per essere approvati bisogna per esempio avere tutti i medicinali in un contenitore munito di lucchetto, oppure tutti i detersivi in alto, oppure illustrare il funzionamento dell'estintore ecc, ma le abbiamo detto che ci stavamo lavorando e che per la volta successiva avrebbe trovato tutto a posto.

Ora faccio un piccolo salto temporale cosi chiudo l'argomento social worker.
A meta' gennaio ci siamo visti di nuovo, per il secondo incontro.
Prima abbiamo parlato di alcune decisioni che a meta' dicembre non avevamo ancora preso, ma su cui ora avevamo le idee chiare, successivamente ci sono stati i colloqui individuali. Il marito si e' offerto volontario per iniziare, mentre io me ne sono andata sopra con un libro... e con le mie ansie. Poi mi hanno chiamata... e sono scesa giu' armata di coraggio.
Per fortuna Darcy, sempre gentile e sorridente, mi capiva nonostante il mio inglese un po' stentato... a volte mi mancavano le parole esatte per rispondere alle sue domande, altre volte ho detto cose sgrammaticate... ma tutto sommato e' stata una piacevole conversazione (nonostante rispolverare la mia infanzia e la mia adolescenza non sia una cosa che faccio volentieri).

Quando mi ha detto "ok, mi basta" le ho subito proposto di fare l'ispezione della casa, che a quel punto eravamo pronti.
Nei giorni precedenti mi ero occupata infatti di: comprare un box per le medicine dotato di lucchetto e buttare via (raccolta differenziata) tutti i medicinali scaduti; spostare tutti i detersivi da sotto il lavello in cucina agli scompartimenti in alto in garage; spostare tutte le forbici e le lame in modo che non fossero a portata di bambino; controllare che non ci fossero hazards di alcun tipo in casa (per fortuna non abbiamo ne' armi da fuoco ne' piscina); comprare un car seat.
Si, un car seat... perche' adottando in questo modo c'e' un minimo di probabilita' che ci possano chiamare da un giorno all'altro dicendo "ragazzi, c'e' Juno che ha appena partorito e ha scelto voi" (paura, eh!)... e nel caso l'unica cosa veramente urgente che bisogna avere e' il car seat, per poter riportare la creatura a casa (tutto il resto "si compra lungo la strada dall'ospedale a casa").
Avevo passato giornate su internet a fare ricerche sui car seats, paragonare prezzi, modelli, compatibilita' con gli strollers ecc.. alla fine avevo scelto IL car seat e l'avevo cercato usato, il weekend prima con il marito eravamo andati a vederne un paio, per poi trovare quello perfetto: modello giusto, colore giusto, ben tenuto, munito di manuale e di due basi (per due macchine), ad un buon prezzo.

Quindi, dopo che Darcy mi aveva detto di aver finito con i colloqui, ero pronta e scalpitante per farle vedere tutta casa e il bellissimo car seat arancione (tanta fatica per trovarlo...). Lei mi ha pero' risposto "non preoccuparti, l'ho gia' vista l'altra volta". E io le ho fatto notare che si, era vero, ma l'altra volta casa non era pronta... ma lei ha ribadito che era sufficiente cosi'.
All'inizio ci sono rimasta un po' male, quasi delusa... ma dopo pochi secondi ho realizzato che avevamo finito con i colloqui e con le ispezioni di casa... e soprattutto che lei era soddisfatta.. perfetto!

Salutandoci ci ha detto che da li' a un paio di settimane ci avrebbe mandato la bozza del rapporto da leggere e di farle sapere se c'era qualcosa che non andava bene.
Da paura... dopo soli due mesi dal primo incontro con l'agenzia si parlava gia' di bozza finale del rapporto... evviva l'america :-)

[nel prossimo post: la birthmother letter, vale a dire la brochure]

venerdì 13 maggio 2011

1.14 Children of Open Adoption

Children of Open Adoption è il titolo di uno dei due libri che abbiamo dovuto leggere per essere approvati per l'adozione [in realtà l'ho letto solo io, ma non lo diciamo in giro :-P]
In questo libro si parla di come crescono i bambini adottati in relazione all'open adoption, da quando sono neonati fino all'adolescenza (seppur il libro risale al 1989).

Riporto brevemente quello che è scritto nella prima parte.
Nell'open adoption, i bambini che sono stati adottati (adoptees) trovano risposta immediata alle loro domande e possono andare avanti nel loro sviluppo senza restare focalizzati sugli aspetti dell'adozione.
Nell'open adoption i bambini non si sentono "sleali" verso i genitori adottivi quando fanno domande sui genitori biologici; inoltre gli adoptees hanno un senso di appartenenza verso i genitori adottivi perchè sanno che i genitori biologici hanno scelto proprio loro come famiglia in cui farlo crescere.
Insomma, questi bambini sanno tutto da subito, e per loro non è un problema, ma una cosa naturale.
La birthmother che avevamo incontrato durante il weekend intensive ci aveva raccontato che questo bambino sa esattamente chi è sua mamma e .. da quale pancia è venuto fuori, lui dice tranquillamente "la pancia della mia mamma era rotta, io allora sono venuto fuori dalla pancia di Jenny e la mia mamma è venuta a prendermi".
E questo è dolcissimo....


Il libro parla anche dei genitori adottivi, dice che all'inizio ci sono molte paure riguardo i birthparents, dice che chi vuole un bambino così tanto non può nemmeno immaginare che al mondo ci sia qualcuno capace di dare il proprio figlio in adozione...
Ma poi, dopo aver incontrato la birthmother, queste paure vanno via:
"The known reality dispels the fear. There are no fantasy images to deal with, but, instead, the reality of a real and caring person."
Il fatto, inoltre, di essere stati scelti dalla birthmother conferisce ai genitori adottivi un senso di entitlement, quasi un "permesso accordato" a prendersi cura di questo bambino.


Ovviamente queste sono "solo" le parole riportate in un libro (o che abbiamo ascoltato in agenzia)... non so nella realtà le cose stanno realmente così, ma voglio crederci, perchè mi sembra veramente bello.
Non so se sarà così semplice crescere un bambino nell'ottica dell'open adoption, ma noi ci proveremo!
[e poi.. fin'ora nessuno ha mai detto che crescere un figlio sia semplice, adottato o meno]


[nel prossimo post: la social worker]

martedì 3 maggio 2011

1.13 Il party di dicembre del gruppo di supporto

A fine novembre abbiamo ricevuto l'invito, da parte dell'agenzia dell'adozione, per il party di dicembre del gruppo di supporto.
Nelle varie citta' in cui ha sede l'agenzia c'e' anche un gruppo di supporto, per i genitori adottivi (e per quelli in attesa di esserlo), che si riunisce una volta al mese. A San Diego l'agenzia non ha una sede (la piu' vicina e' a Los Angeles), ma nonostante questo abbiamo il gruppo di supporto.

Anche se eravamo ben lontani dall'essere "potenziali genitori adottivi", abbiamo deciso di andare ugualmente, per vedere un po' che aria tirava.
E cosi' i primi di dicembre ci siamo ritrovati ad entrare in una casa piena di famiglie adottive :-) Tanti bambini che correvano a destra e a manca e diversi bebe', coppie come noi che venivano chiamate "mommy" e "daddy"... insomma, una meraviglia!
Abbiamo visto con i nostri occhi che l'adozione funziona, che le famiglie si creano... ed e' stato bello :-)

Appena arrivati Guglielmina (la nostra referente) ci ha presentati ad una coppia, gli Stallones (nome inventato, ma molto simile all'originale :-P). Loro avevano appena finito tutto l'iter burocratico ed erano da pochi giorni "prospective adoptive parents", cioe' da pochi giorni erano "sceglibili" dalle potenziali Juno, cioe' da pochi giorni erano usciti dalla fase I (fertilization).
Abbiamo parlato molto con loro, lui inoltre ha subito catturato la nostra curiosita' con un nome decisamente italiano (oltre al cognome)... ed infatti ci ha detto che i suoi genitori sono italiani immigrati in America, ma lui di italiano ha solo il nome :-)

Abbiamo poi avuto modo di parlare con i Peterparents (nome decisamente inventato), genitori del piccolo Peter, nato nel settembre del 2009... proprio quando noi ci siamo trasferiti in America :-)
Il piccolo Peter con i suoi 15 mesi alle spalle non faceva altro che correre per casa inseguendo i bambini piu' grandi... un bambino veramente bellissimo con due guanciotte da mordere! I Peterparents sono stati molto friendly con noi, abbiamo parlato di varie cose, abbiamo scoperto che fino a pochi mesi fa eravamo vicini di casa e ci hanno raccontato la loro storia. Loro si sono appoggiati ad un avvocato (hanno usato l'agenzia solo in parte) e dopo soli tre mesi avevano Peter tra le braccia... wow!
Mentre parlavano con i Peterparents e con gli Stallones, ad un certo punto il piccolo Peter ha assunto una posizione da piccolo contorsionista: mentre era in piedi si e' piegato su se stesso, in modo da avere piedi e testa poggiati per terra, e il sederino all'insu'... e ci sorrideva. Una posizione decisamente buffa che ci ha fatto sorridere tutti, e i Peterparents hanno aggiunto "ogni tanto assume queste posizioni un po' particolari... molto probabilmente perche' i suoi birthparents sono entrambi ginnasti, quindi deve avere qualcosa nei geni"
Il bello dell'open adoption :-)

Quella sera siamo tornati a casa piu' sereni.

[nel prossimo post: genitori adottivi e figli adottati]