lunedì 25 aprile 2011

1.12 Cosa ne pensano gli altri (parte I)

Nel periodo novembre/dicembre abbiamo iniziato a dire a qualcuno della nostra Decisione, in particolare lo abbiamo detto alla mamma del marito, a un paio di amiche... e poi abbiamo deciso di dirlo alla Vicina, dato che non perdeva mai occasione di dirmi "eh, ora che avrai un bambino vedrai, ma quando lo fate questo bambino, ma non e' che sei incinta" ecc.

Una sera siamo andate da lei, tutti contenti per la nostra nuova strada intrapresa, e le abbiamo detto come stavano le cose. E lei... ci e' rimasta malissimo e ha iniziato a scoraggiarci! E noi... questo non ce lo aspettavamo proprio!
Ci ha detto che lei conosce due coppie che hanno adottato: una coppia ha divorziato subito dopo l'adozione, l'altra coppia invece ora ha dei problemi con questo bambino, che giunto all'eta' di dieci anni ha iniziato a manifestare dei comportamenti aggressivi dovuti ad una malattia cerebrale... dovuta all'assunzione di alcol da parte della madre biologica durante la gravidanza.
Ci ha detto di non farlo, perche' poi andra' a finire come uno di questi due casi.
Ci ha detto di non farlo, perche' ci complichiamo la vita.
Ci ha detto di non farlo, perche' poi ce ne pentiremo amaramente.
Ci ha detto di non farlo, perche' non sara' mai come un figlio "vero".

Ci ha detto di ricorrere invece alla "madre surrogata", quello che in italia e' chiamato "utero in affitto", vale a dire produrre l'embrione con le nostre cellule e poi metterlo nell'utero di un'altra donna.
Ci ha detto "non vi piacerebbe avere un bambino che somiglia a voi due? Pensate che bello!!"

Ecco... come dire... grazie e vaf...o! :-)

Cosa fare e cosa non fare in tema di trattamenti per l'infertilita' e' una scelta strettamente personale. Quando avevamo iniziato quella strada, per me (e dico per me.. cioe' per noi :-P) il limite era "facciamo tutto quello che possiamo con i nostri ovuli, i nostri spermatozoi e il nostro utero".
Nessun dottore ci ha mai detto che il problema e' il mio utero, anzi ogni volta produco un endometrio da paura :-P, quindi il problema dell'utero in affitto per noi non si pone.
E ho cercato di spiegarglielo, che quella della madre surrogata e' la soluzione per chi ha problemi di utero, ma lei no, si e' rifiutata di capire... e da quella sera in poi ogni volta che l'ho vista non ha fatto altro che ripetermi questa cosa e a farmi l'elenco delle persone famose che lo hanno fatto (come se sapere che Nicole Kidman l'ha fatto mi potesse cambiare qualcosa....).
Ho quindi inziato ad evitarla.

Il fondo lo abbiamo toccato a dicembre, quando eravamo usciti fuori a cena: io e il marito, lei e i figli. E nel mezzo della cena, nel mezzo del ristorante, lei ha iniziato a parlare ad alta voce del mio utero e dei miei problemi, ribadendo che l'adozione no, non e' la soluzione per me.

Capisco che lei dice queste cose per il mio bene, ma... credo di essere abbastanza adulta da capire cosa sia "la cosa giusta" per me, o cmq sono aperta al dialogo, purche' non sia l'imposizione del suo punto di vista!

Questa reazione non ci ha certo scoraggiato, ma ci ha messo un po' di cattivo umore addosso.... in preparazione a quello che ci aspettava in italia durante le vacanze di natale! :-/

[nel prossimo post: il gruppo di supporto]

martedì 19 aprile 2011

1.11 Home Study (prima parte)

Oltre a tutti i documenti relativi al paperwork, abbiamo dovuto elaborare un paio di documenti per l'home-study: un questionario e una autobiografia.

Nel questionario ognuno di noi ha dovuto rispondere a domande del tipo:
"come ti descrivi?", "come descrivi il tuo partner?", "cosa cambieresti nel tuo partner?", "quali sono i punti forza della vostra relazione?", "quali sono gli obiettivi della vostra relazione?", "come gestite i vostri problemi?", "come pensi di disciplinare i vostri figli?", "cosa ti aspetti dai vostri figli?", perche' vuoi adottare?" ed altre similari.

Nell'autobiografia invece abbiamo dovuto parlare della nostra infanzia, adolescenza ed eta' adulta, prestando particolare enfasi a come ci hanno educato i nostri genitori, il rapporto dei genitori tra di loro ecc.

Tutto questo e' stato veramente faticoso.
Per me in particolare l'adolescenza e l'infanzia non sono stati periodi proprio felici e volentieri li avevo accantonati... rispolverare tante cose e poi esporle in inglese e' stata dura...
Per fortuna il marito mi ha aiutata, almeno con l'inglese.
Ci abbiamo messo un paio di fine settimana a fare tutto cio': siamo andati da starbucks ognuno con il proprio portatile, seduti uno di fronte all'altro e abbiamo scritto e scritto, osservando il flusso di persone che arrivava ed andava via, mentre fuori il sole splendeva...

Questi documenti sono poi andati in mano alla social worker, la quale li ha utilizzati (insieme al materiale proveniente dalle interviste e dall'ispezione della casa) per completare l'home-study, richiesto per legge per tutte quelle persone che cercano l'approvazione per l'adozione.
E l'home study e' messo poi a disposizione delle birthmothers.
Il fatto che una Juno possa scegliere o meno me in base al rapporto che avevo con i miei genitori durante l'infanzia mi lascia un po' perplessa.

[nel prossimo post: la reazione della vicina]

venerdì 15 aprile 2011

1.10 Money Matters

"Money Matters" e' il titolo del paragrafo che ho appena finito di leggere, di un libro sull'adozione.

Nella fase iniziale dell'adoption process avevo una sensazione di disagio quando pensavo al quantitativo di soldi da pagare per adottare un bambino... mi sembrava di "comprarlo", e il fatto che per adottare special-needs children si paghi molto meno di certo non aiuta.
Poi un po' alla volta ho capito.

Dove vanno i soldi.
Una parte di questi soldi va a coprire tutte quelle spese dovute (in un modo o nell'altro) ai servizi a noi offerti: gli stipendi di tutte le persone coinvolte (social workers, counselors), le varie spese di gestione delle pratiche e degli uffici ecc.
Un'altra parte dei soldi va a coprire le spese dei servizi offerti alle birthmothers: consulenze di vario tipo, assistenza sociale...
Quello che paghiamo e che eccede queste spese va a finanziare i vari adoption services, vale a dire le consulenze e i servizi a tutte quelle Juno che poi decidono di non dare il figlio in adozione, ma anche assistenza e supporto "vita natural durante" per tutti i birth-parents e le famiglie adottive. Questo perche' la nostra agenzia (come la maggior parte delle agenzie) e' una no-profit.
Le agenzie di questo tipo solitamente richiedono una tariffa fissa, indipendente dall'adozione particolare che si va a perseguire, proprio perche' tutto quello che supera le spese del caso specifico va cmq ad alimentare il "circolo dell'adozione".
La cosa "buffa" e' che in questo modo i genitori adottivi vanno a pagare per tutte quelle Juno che usufruiscono di assistenza ma poi non danno il figlio in adozione... ma qualcuno deve pur pagare :-)

Nel caso invece di adozione tramite avvocato (non agenzia) le spese sono solitamente piu' alte ed inoltre non coprono nessun tipo di servizio sociale/psicologico...e nel caso drammatico in cui la Juno ci ripensi (nei tempi legali) tutto quello speso va semplicemente.. perso!

Durante la fase delle mie ricerche sul tipo di agenzia ho anche scoperto che alcune agenzie richiedono si' una tariffa fissa, ma ne chiedono una piu' bassa nel caso di adozione di bambini afro-americani. Dicono che lo fanno per favorire l'adozione di questi bambini... ma a me, riflettendoci, sembra eticamente scorretto. Non riuscirei mai ad adottare un bambino "perche' in offerta" :-/

In tutto questo ovviamente le birthmothers non pagano nulla.

Quanto costa.
La nostra agenzia chiede una tariffa fissa ma proporzionale al reddito annuale, quindi si va da un minimo di 12750$ ad un massimo di 17750$.
Oltre a questa tariffa fissa bisogna considerare delle spese variabili, che vanno da un minimo di 3000$ ad un massimo di 12000$; e' possibile specificare il proprio tetto massimo. Queste spese sono dovute a: la stampa delle brochure, eventuali viaggi (perche' la birthmother magari vive nella east-coast oppure a chicago, chi lo sa.. e bisogna non solo incontrarsi, ma anche farla arrivare in uno degli uffici dell'agenzia), eventuali spese legali/burocratiche quando la birthmother e' in uno stato in cui la nostra agenzia non ha la sede, spese legali per la finalizzazione, eventuali spese legali per la terminazione dei diritti del birthfather...ed infine eventuali spese dovute alla gravidanza, tipo l'acquisto di vestiti, un affitto, cibo, assicurazione medica... In media il tutto varia tra i 4000$ e i 6000$.
E la birthmother non puo' ricevere soldi "direttamente" dalla famiglia adottiva, e' vietato per legge... ma e' consigliato farle un bel regalo :-)

La bella notizia riguardo le spese e' che esiste il "federal adoption tax credit", che e' un incentivo federale verso l'adozione: si tratta di un credito sulle tasse federali fino a un massimo di 13170$, che si puo' richiedere l'anno successivo a quello in cui ci sono state le spese. Non mi dilungo sui dettagli del credito, ma li potete trovare qui.

E quanto costa in italia?
Leggendo su vari blog mi e' capitato diverse volte di leggere che in Italia adottare costa di piu' che fare la PMA. Beh, qui posso dire (per esperienza personale) che i due costi sono molto simili: noi per un ciclo di IVF e di FET comprese medicine abbiamo speso sui 18000$... per poi ritrovarci a mani vuote :-/

[nel prossimo post: l'home-study]

lunedì 11 aprile 2011

1.9 Il paperwork

Torniamo a noi!
Come detto in precedenza (1.6), per ottenere l'approvazione bisogna lavorare su tre fronti, e noi siamo partiti dal piu' semplice: il paperwork (consegna di documenti di vario tipo).

Andando a rivedere l'elenco dei documenti mi sono resa conto che abbiamo iniziato a lavorare sui primi a meta' novembre, ancor prima di andare al weekend intensive, ma gli ultimi li abbiamo consegnati solo a meta' gennaio.

Ecco quali sono i documenti richiesti:
- criminal record statement: un documento dove abbiamo sottoscritto di non aver mai commesso reati;
- impronte digitali: abbiamo dovuto trasmettere le nostre impronte digitali ad enti quali il governo della california e l'FBI, che cosi' hanno investigato sul nostro passato;
- verification of employment: un documento rilasciato dal datore di lavoro che attesta che e' vero che lavoriamo (in questo caso solo per il marito);
- esame fisico: il nostro dottore ci ha dovuto fare una visita medica, completa di analisi del sangue, e trasmettere il tutto all'agenzia;
- test della tubercolosi: siccome lo avevamo fatto l'anno prima per altri motivi ed e' valido due anni, per ora ce la siamo scampata;
- health history: un documento dove abbiamo parlato del nostro stato di salute;
- moduli della motorizzazione: siamo dovuti andare a procurarci un documento dalla motorizzazione in cui si attestava il nostro "passato pulito";
- certificato di matrimonio: in italiano piu' traduzione (richiesto solo per le coppie sposate);
- assicurazione medica: un modulo che attesta che quando avremo un figlio questo sara' coperto da assicurazione medica;
- lettura dei libri: un documento dove abbiamo autocertificato di aver letto i due libri che ci erano stati assegnati;
- release of liability: un documento dove abbiamo firmato di aver capito che per alcuni aspetti legali l'agenzia non e' resposabile ma che ci consulteremo con il nostro avvocato;
- client profile: questo e' stato il documento piu' difficile... si tratta del foglio dove abbiamo dovuto mettere tutte le nostre scelte (riguardo il bambino), questo meriteta' un post a parte piu' avanti;
- checklists: per la brochure e per il sito web, abbiamo dovuto autocertificare che abbiamo seguito i loro standars (anche di questo parleremo piu' avanti);
- tre lettere di raccomandazione.

In fondo, niente di drammatico... mi e' parso di capire che in italia la parte burocratica sia piu' complessa, se qualcuna ne vuole parlare sarei ben contenta! :-)

Non abbiamo avuto grandi problemi in questa fase, a parte le decisioni del client profile... e scegliere da chi farci fare le lettere di raccomandazione!
Una delle domande a cui deve rispondere chi redige la lettera e' "hai mai visto tizio e caio interagire con dei bambini? come ti sono sembrati?".
La verita' e' che noi non abbiamo (quasi) mai interagito con dei bambini piccoli... vuoi perche' molte mie amiche hanno partorito dopo che noi abbiamo traslocato all'estero, vuoi perche' ho sempre avuto un rifiuto psicologico verso un contatto troppo diretto con i figli degli altri (purtroppo, e' cosi'...).
Non avendo quindi nessuno che avrebbe potuto rispondere a quelle domande, ci siamo rivolti ai nostri amici di lunga data, anzi: amici di lunga data con buona conoscenza dell'inglese :-), uno per il marito e una per me.
Per la terza lettera abbiamo deciso di rivolgerci a qualcuno che ci conosce qui in California, all'inizio avevamo scelto la nostra vicina di casa, dato che con i suoi figli interagiamo spesso e volentieri, ma lei si e' schierata decisamente contro la nostra Decisione, quindi niente da fare. Infine abbiamo scelto un'altra persona che ci conosce entrambi, praticamente da appena siamo arrivati.
Nonostante nessuno abbia scritto di averci visto interagire con dei bambini, le lettere di raccomandazione sono andate bene cmq :-)
In fondo, il fatto che io non abbia mai fatto "delle cose" non vuol certo dire che non saro' una brava mamma :-) (un po' di sano ottimismo).

E a proposito di lettere di raccomandazione, ecco come e' andata a Monica e Chandler :-P
Video.

[nel prossimo post: quanto costa l'adozione e a chi vanno i soldi]

mercoledì 6 aprile 2011

1.8 La Birthmother

In un mondo perfetto avremmo tutti dei figli se e quando li vorremmo.
Per fortuna per molti e' cosi', ma non lo e' per tutti: per alcuni c'e' il desiderio di avere figli, ma questi non arrivano... cosi' come per altri il desiderio non c'e' affatto ed i figli arrivano a sorpesa. In entrambi i casi c'e' una divergenza tra quello che si ha e quello che si vorrebbe, in entrambi i casi c'e' sofferenza.

Per noi che siamo da questa parte (cioe' che abbiamo deciso di avere un figlio prima di concepirlo... oppure che c'e' arrivato "a sorpresa" ma quando avevamo ormai superato i 25 anni) e' difficile pensare "che una madre possa dar via il proprio bambino", ma per capire l'open adoption bisogna uscire dal proprio abito mentale e mettersi nei panni di queste Juno.
Cosa facevate voi a 16 anni? E a 18? Quali erano i vostri sogni, la vostra vita, le vostre idee, i vostri progetti? E il vostro istinto di maternita'?
Io personalmente a quell'eta' non ci pensavo proprio a metter su famiglia, volevo solo andare all'universita', lasciare casa dei miei, vivere la mia vita, la mia indipendenza, divertirmi, diventare un ingegnere.

Cosa succede in Italia quando una ragazza di 16-18 anni resta incinta? Ha due opzioni: abortire o crescere il bambino, spesso e volentieri con il supporto della sua famiglia, magari preventivamente sposandosi. Ah, no, c'e' anche l'opzione di lasciarlo in ospedale... ricordo che ogni volta che al telegiornale si sentiva qualche storia del tipo "neonato trovato morto nel cassonetto dei rifiuti" se ne parlava... ma quante sanno che c'e' realmente quest'opzione?
Cosa succede in USA? Le opzioni sono tre: abortire, crescere il bambino o darlo in adozione. Partendo dal presupposto che la decisione di una gravidanza non era stata pianificata, la soluzione piu' facile per alcune puo' essere l'aborto, ma non tutte se la sentono. Crescere un bambino quando si hanno 16-18 anni, senza un compagno, senza un'assicurazione medica, mentre si studia per il college, senza una "solida rete famigliare" non e' facile.
[bisogna sempre ricordare che mentre in Italia una mamma o una zia o una nonna che aiuta c'e' sempre, qui non e' cosi' scontato, dato che le famiglie tendono a sparpagliarsi per tutto il territorio nazionale e dato che quelli che sarebbero "i nonni" a quell'eta' lavorano ancora; cosi' come bisogna ricordare che bisogna avere un'assicurazione medica per garantire assitenza sanitaria a questo bambino].
Insomma, immaginatevi a 17 anni con una gravidanza inaspettata, il cui co-responsabile magari nel frattempo e' sparito dalla vostra vita, con problemi economici da gestire, con davanti il sogno di andare all'universita'... e' una situazione drammatica e ognuna fara' la scelta che si sente, alcune decideranno di tenere con se' questo bambino, altre decideranno di darlo in adozione.

Chi decide di dare il bambino in adozione lo fa non perche' non vuole bene a questo bambino, ma perche' sa cosa non puo' offrire a questo figlio. Qualcuno dira' "dove mangia una bocca, ne mangiano due", e questo senz'altro e' vero... ma basta questo (oltre all'amore materno)? Per alcune non basta, alcune Juno sono consapevoli di non poter dare al figlio tutto quello che vorrebbero: l'amore e il sostegno di due genitori, stabilita' economica ed emotiva, la possibilita' di praticare sport, di andare in vacanza l'estate, di frequentare una buona scuola e infine l'universita'. Alcune Juno si rendono conto che per loro non e' il momento di essere madri, che non potrebbero garantire un'infanzia felice e una famiglia stabile... scelgono quindi di farlo crescere in una famiglia pronta, quella che per loro sembra la migliore.
E questo va considerato come un gesto estremamente altruistico: privarsi del proprio figlio per dargli una famiglia; questo e' un gesto d'amore. Come si fa a rinunciare al proprio figlio dopo che e' cresciuto dentro la propria pancia per 9 mesi? E' difficile, e' difficilissimo... solo l'amore per questo bambino puo' sostenere questa scelta: scegliere di dargli la vita (portare avanti una gravidanza, seppur non desiderata) e poi scegliere di dargli una vita (nella famiglia adottiva).

[avevo visto tempo fa un video in cui Steve Jobs parlava della sua infanzia, raccontava che era stato dato in adozione, e che la sua birthmother aveva espressamente richiesto ai genitori adottivi di mandarlo poi in college :-)... lui pero' il college non l'ha mai finito, ma questa e' un'altra storia]

Quando poi si sceglie l'open adoption, le Juno hanno la possibilita' di sapere che il figlio sta bene, che cresce, cosa fa, come si comporta, hanno anche la possibilita' di vederlo... questa fase di contatto che c'e' dopo e che eventualmente si porta avanti negli anni le aiuta, perche'... come si fa a vivere sapendo che da qualche parte (dove?) c'e' un proprio figlio, senza sapere se e' vivo, se e' morto, se sta bene, se ha problemi, se e' amato, se e' in un orfanotrofio, se ha la possibilita' di studiare, qual e' il suo viso?

[non voglio assolutamente dire che l'adozione sia la scelta migliore, ognuno fa come meglio crede, sto solo cercando di spiegare questa opzione]

Purtroppo non sono brava con le parole, vi presento quindi delle Juno che parlano della loro esperienza :-)

Video 1: "I think that adoption is the most selfless act that you can do as a human being in your life.. to give life and then give life again."

Video 2: "It's all about the child, what's the best for the child."

Video 3: "He has got two parents... he will be able to go to college without struggling as his birthfather and I had to do"
[questo e' il mio preferito, lei e' troppo dolce :-)]

Poi vabe', ce ne sarebbero molti altri, ma ve li risparmio! :-)

Cerco di giungere a una conclusione, anche se ci sarebbe ancora tanto da dire...
Voi vi chiedete (e anche noi all'inizio ce lo siamo chiesto): ma non succede che poi questa Juno, che ne so dopo 5 anni, si presenta alla porta di casa e scappa via con il figlio?
E perche' dovrebbe? rispondo io.
Juno fa questa scelta quando il figlio nasce, scelta difficile, impegnativa, supportata da psicologi, assistenti sociali e quant'altro. Il momento piu' difficile e' appena dopo la nascita, ed e' li' che il 4% delle Juno ci ripensa, quando vedono il figlio... ma dopo, quando il tempo passa, quando loro possono vedere la vita che fa questo bambino, come cresce, dove cresce, le possibilita' che ha, l'amore che riceve dalla sua famiglia adottiva, quando vede e tocca con mano "il frutto della sua decisione", perche' dovrebbe ripensarci? Perche' dovrebbe rovinare tutto cio'?
Se Juno e' riuscita a mettere al centro della sua decisione la vita del bambino, quello che era meglio per il bambino, e' riuscita a dare una vita e una famiglia al bambino, perche' poi dopo anni dovrebbe cambiare, tornare sui suoi passi?
Qualcuno potrebbe dire: magari dopo 7 anni Juno ha finito il college, ha un lavoro, un compagno e un desiderio di essere madre. Possibilissimo, anzi glie lo auguro con tutto il cuore, ma questo non vuol certo dire che lei rivuole quel figlio... questo vuol dire che lei e' pronta per essere madre e con molta probabilita' vuole crescere un figlio appena nato, non un figlio che ormai ha 7 anni, vuole crescere un figlio nato dall'amore con il suo compagno, non un figlio nato da una relazione con un uomo che chissa' che fine ha fatto.... o no?

Cerchiamo di metterci nei panni di Juno, anzi.... andiamo tutti a rivederci quel film :-P

[nel prossimo post: il paper-work]

domenica 3 aprile 2011

1.7 Chi puo' adottare

Chi puo' adottare in California? Praticamente tutti (purche' cittadini americani o permanent residents).

E' vero che ci sono agenzie che decidono di lavorare solo con coppie sposate, per esempio, oppure agenzie che hanno un certo orientamento religioso... ma molte agenzie (per fortuna) non fanno nessuna discriminazione in base ad eta', sesso, marital status, religione, colore della pelle, orientamento religioso o sessuale.
Questo vuol dire che: le coppie non sposate possono adottare, i single possono adottare, le coppie gay e lesbiche possono adottare.

[Ho recentemente scoperto tramite questo interessante post di Moky che questo non e' valido per tutti gli stati.]

Lo so, questo a noi italiani suona veramente strano... ma perche'?
L'orientamento sessuale di una persona incide sulle sue capacita' di crescere dei figli? Non credo proprio! Le due cose non sono affatto correlate!
Qualcuno dice che i bambini crescono confusi dal fatto di non avere un padre o una madre... ma perche', non ci sono bambini che per altre cause crescono in famiglie con un solo genitore? E cmq sono fermamente convinta che se una coppia di lesbiche cresce un figlio avra' certamente modo di esporlo a modelli maschili (ed idem per le coppie gay).

Non e' certo mia intenzione convincervi con queste poche righe, vorrei solo dire che ci sono cosi' tanti bambini bisognosi di una casa e di affetto che mi sembra ridicolo fare certe affermazioni....
Tutte le persone approvate per l'adozione qui in California vengono appunto "approvate", in base al loro criminal record, alle loro possibilita' economiche, alla loro stabilita' emotiva e alle loro motivazioni; il resto e' superficiale :-)

Tra l'altro Ugo (il social worker che abbiamo incontrato in agenzia) e' un padre adottivo gay, ed e' stato molto interessante ascoltare la sua storia.
Tra l'altro Ugo ci ha detto che spesso le coppie gay e le coppie lesbiche adottano con meno tempo rispetto alle coppie eterosessuali. Perche'?
Perche' loro partono da un punto di vista diverso.
Le coppie eterosessuali solitamente arrivano all'adozione dopo aver provato a concepire un figlio, dopo un percorso piu' o meno lungo e doloroso, dopo anni in cui nei loro sogni c'era il bio-bambino, quel simpatico esserino con i capelli della mamma e gli occhi del papa', la dolcezza della mamma e l'intelligenza del papa', ovviamente bellissimo e sano come un pesce! Liberarsi del bio-bambino richiede un certo lasso di tempo e spesso le coppie etero fanno delle scelte mirate ad avere una copia del bio-bambino.
Le coppie omosessuali invece partono dal presupposto che non ci sara' mai un bambino che riassume le caratteristiche di entrambi, quindi sono piu' aperte, in termini di etnia, stato di salute e tutto... Loro partono direttamente dal concetto che l'adozione e' per dare una famiglia ad un bambino.
Le coppie etero ci mettono un po' di piu' a passare da "l'adozione e' per darci un bambino" a "l'adozione e' per dare una famiglia ad un bambino".

[nel prossimo post: la birthmother]