mercoledì 3 agosto 2011

1.21 - Accettare le differenze

Per prepararci all'adozione abbiamo dovuto leggere due libri consigliati dall'agenzia, ma cercando recensioni su internet sono arrivata ad un altro libro, che si chiama "Adopting after infertility": piano piano l'ho letto e ho travato spunti di riflessione (per cui tornera' anche nei prossimi post).

Un passo che mi ha fatto riflettere e' quello sull'accettare le differenze. Da degli studi che sono stati fatti pare che le famiglie nate tramite adozione tendono a praticare uno di questi due comportamenti: A.D. (accettare le differenze) o R.D. (rifiutare le differenze).
In pratica pare che alcune famiglie, soprattutto quelle i cui figli adottivi sono della stessa etnia, tendono a praticare il rifiuto delle differenze, vale a dire negare che il figlio e' stato adottato, non parlare di adozione, "fare finta che". Questo negare/nascondere la verita' pero' crea delle barriere, chiude le porte alla comunicazione e crea dei disagi. Anche in alcuni casi di famiglie transraciali (esiste questa parola?) si pratica il rifiuto delle differenze, e poi accade che i figli non riescono ad accettare il loro "essere diversi". In un articolo che ho trovato recentemente ho letto che adottare un bambino e' come sposare una persona di un'altra etnia o religione: non si puo' far finta che non ci sia questa diversita', ma in un modo o nell'altro bisogna accettarla :-)

D'altra parte anche il comportamento I.D. (insistenza sulle differenze) e' pericoloso e puo' portare effetti negativi sullo sviluppo della famiglia.
Quando sara', speriamo di trovare il giusto equilibrio nelle cose ed di assumere un comportamento A.D. :-)

Cercando informazioni su questa teoria A.D. vs R.D. sono approdata su di un post di una blogger che dice "different does not have to mean "bad" though. When one denies difference where difference exists, it can send that message that the difference is bad and thus needs to be ignored or denied", che e' esattamente quello che volevo dire.

[nel prossimo post: il gruppo di supporto]

3 commenti:

Ilaria Pedra ha detto...

in Italia ti fanno 2 cocomeri anche sul fatto che appena vedi tuo figlio a momenti devi dirgli:
eh va che sei adottivo!! anche se ha 1 giorno di vita.
Ripeterlo, dirlo a tutti, tipo mantra. BACIONI UHHH MANCA MENO DI UN MESE AL BLOG TOUR

Anonimo ha detto...

Io ho conosciuto persone che per tutta la vita non hanno saputo di essere state adottate, poi l'hanno scoperto quando si sono sposate e hanno dovuto chiedere il certificato di nascita, a quel punto e' successa la tragedia e hanno avuto fortissime ripercussioni psicologiche al punto che hanno dovuto ricorrere allo psicologo. Credo sia importante dire sempre la verita', deve sembrare una cosa naturale per il bambino. A quell'eta' per loro sembra tutto normale. Ricordo il figlio di mio marito quando era piccolo e veniva a casa nostra e poi andava a casa della mamma, lui diceva di essere fortunato rispetto agli altri bimbi perche' mentre gli altri avevano solo una famiglia lui ne aveva due, quella del padre e quella della mamma e poteva stare dall'uno o dall'altro. Ora ha 10 anni e non lo dice piu' pero' non l'ho mai sentito lamentarsi del fatto che il padre e la mamma non vivono insieme. Per lui e' naturale, non li ha mai visti insieme e non fa nemmeno domande. Forse le fara' in futuro e noi risponderemo ma per ora non fa domande di nessun genere, come se fosse uscito dall'uovo di pasqua.


Dora

Marica ha detto...

ilaria: eheheh, in teoria pure qua.. ma certo se glie lo dici il primo giorno non e' che lui capisce :-)
(w il blog tour!!)

dora: oh, che trauma cosi'... mammamia! come si fa a mentire per tutta la vita ad una persona? :-/