mercoledì 6 aprile 2011

1.8 La Birthmother

In un mondo perfetto avremmo tutti dei figli se e quando li vorremmo.
Per fortuna per molti e' cosi', ma non lo e' per tutti: per alcuni c'e' il desiderio di avere figli, ma questi non arrivano... cosi' come per altri il desiderio non c'e' affatto ed i figli arrivano a sorpesa. In entrambi i casi c'e' una divergenza tra quello che si ha e quello che si vorrebbe, in entrambi i casi c'e' sofferenza.

Per noi che siamo da questa parte (cioe' che abbiamo deciso di avere un figlio prima di concepirlo... oppure che c'e' arrivato "a sorpresa" ma quando avevamo ormai superato i 25 anni) e' difficile pensare "che una madre possa dar via il proprio bambino", ma per capire l'open adoption bisogna uscire dal proprio abito mentale e mettersi nei panni di queste Juno.
Cosa facevate voi a 16 anni? E a 18? Quali erano i vostri sogni, la vostra vita, le vostre idee, i vostri progetti? E il vostro istinto di maternita'?
Io personalmente a quell'eta' non ci pensavo proprio a metter su famiglia, volevo solo andare all'universita', lasciare casa dei miei, vivere la mia vita, la mia indipendenza, divertirmi, diventare un ingegnere.

Cosa succede in Italia quando una ragazza di 16-18 anni resta incinta? Ha due opzioni: abortire o crescere il bambino, spesso e volentieri con il supporto della sua famiglia, magari preventivamente sposandosi. Ah, no, c'e' anche l'opzione di lasciarlo in ospedale... ricordo che ogni volta che al telegiornale si sentiva qualche storia del tipo "neonato trovato morto nel cassonetto dei rifiuti" se ne parlava... ma quante sanno che c'e' realmente quest'opzione?
Cosa succede in USA? Le opzioni sono tre: abortire, crescere il bambino o darlo in adozione. Partendo dal presupposto che la decisione di una gravidanza non era stata pianificata, la soluzione piu' facile per alcune puo' essere l'aborto, ma non tutte se la sentono. Crescere un bambino quando si hanno 16-18 anni, senza un compagno, senza un'assicurazione medica, mentre si studia per il college, senza una "solida rete famigliare" non e' facile.
[bisogna sempre ricordare che mentre in Italia una mamma o una zia o una nonna che aiuta c'e' sempre, qui non e' cosi' scontato, dato che le famiglie tendono a sparpagliarsi per tutto il territorio nazionale e dato che quelli che sarebbero "i nonni" a quell'eta' lavorano ancora; cosi' come bisogna ricordare che bisogna avere un'assicurazione medica per garantire assitenza sanitaria a questo bambino].
Insomma, immaginatevi a 17 anni con una gravidanza inaspettata, il cui co-responsabile magari nel frattempo e' sparito dalla vostra vita, con problemi economici da gestire, con davanti il sogno di andare all'universita'... e' una situazione drammatica e ognuna fara' la scelta che si sente, alcune decideranno di tenere con se' questo bambino, altre decideranno di darlo in adozione.

Chi decide di dare il bambino in adozione lo fa non perche' non vuole bene a questo bambino, ma perche' sa cosa non puo' offrire a questo figlio. Qualcuno dira' "dove mangia una bocca, ne mangiano due", e questo senz'altro e' vero... ma basta questo (oltre all'amore materno)? Per alcune non basta, alcune Juno sono consapevoli di non poter dare al figlio tutto quello che vorrebbero: l'amore e il sostegno di due genitori, stabilita' economica ed emotiva, la possibilita' di praticare sport, di andare in vacanza l'estate, di frequentare una buona scuola e infine l'universita'. Alcune Juno si rendono conto che per loro non e' il momento di essere madri, che non potrebbero garantire un'infanzia felice e una famiglia stabile... scelgono quindi di farlo crescere in una famiglia pronta, quella che per loro sembra la migliore.
E questo va considerato come un gesto estremamente altruistico: privarsi del proprio figlio per dargli una famiglia; questo e' un gesto d'amore. Come si fa a rinunciare al proprio figlio dopo che e' cresciuto dentro la propria pancia per 9 mesi? E' difficile, e' difficilissimo... solo l'amore per questo bambino puo' sostenere questa scelta: scegliere di dargli la vita (portare avanti una gravidanza, seppur non desiderata) e poi scegliere di dargli una vita (nella famiglia adottiva).

[avevo visto tempo fa un video in cui Steve Jobs parlava della sua infanzia, raccontava che era stato dato in adozione, e che la sua birthmother aveva espressamente richiesto ai genitori adottivi di mandarlo poi in college :-)... lui pero' il college non l'ha mai finito, ma questa e' un'altra storia]

Quando poi si sceglie l'open adoption, le Juno hanno la possibilita' di sapere che il figlio sta bene, che cresce, cosa fa, come si comporta, hanno anche la possibilita' di vederlo... questa fase di contatto che c'e' dopo e che eventualmente si porta avanti negli anni le aiuta, perche'... come si fa a vivere sapendo che da qualche parte (dove?) c'e' un proprio figlio, senza sapere se e' vivo, se e' morto, se sta bene, se ha problemi, se e' amato, se e' in un orfanotrofio, se ha la possibilita' di studiare, qual e' il suo viso?

[non voglio assolutamente dire che l'adozione sia la scelta migliore, ognuno fa come meglio crede, sto solo cercando di spiegare questa opzione]

Purtroppo non sono brava con le parole, vi presento quindi delle Juno che parlano della loro esperienza :-)

Video 1: "I think that adoption is the most selfless act that you can do as a human being in your life.. to give life and then give life again."

Video 2: "It's all about the child, what's the best for the child."

Video 3: "He has got two parents... he will be able to go to college without struggling as his birthfather and I had to do"
[questo e' il mio preferito, lei e' troppo dolce :-)]

Poi vabe', ce ne sarebbero molti altri, ma ve li risparmio! :-)

Cerco di giungere a una conclusione, anche se ci sarebbe ancora tanto da dire...
Voi vi chiedete (e anche noi all'inizio ce lo siamo chiesto): ma non succede che poi questa Juno, che ne so dopo 5 anni, si presenta alla porta di casa e scappa via con il figlio?
E perche' dovrebbe? rispondo io.
Juno fa questa scelta quando il figlio nasce, scelta difficile, impegnativa, supportata da psicologi, assistenti sociali e quant'altro. Il momento piu' difficile e' appena dopo la nascita, ed e' li' che il 4% delle Juno ci ripensa, quando vedono il figlio... ma dopo, quando il tempo passa, quando loro possono vedere la vita che fa questo bambino, come cresce, dove cresce, le possibilita' che ha, l'amore che riceve dalla sua famiglia adottiva, quando vede e tocca con mano "il frutto della sua decisione", perche' dovrebbe ripensarci? Perche' dovrebbe rovinare tutto cio'?
Se Juno e' riuscita a mettere al centro della sua decisione la vita del bambino, quello che era meglio per il bambino, e' riuscita a dare una vita e una famiglia al bambino, perche' poi dopo anni dovrebbe cambiare, tornare sui suoi passi?
Qualcuno potrebbe dire: magari dopo 7 anni Juno ha finito il college, ha un lavoro, un compagno e un desiderio di essere madre. Possibilissimo, anzi glie lo auguro con tutto il cuore, ma questo non vuol certo dire che lei rivuole quel figlio... questo vuol dire che lei e' pronta per essere madre e con molta probabilita' vuole crescere un figlio appena nato, non un figlio che ormai ha 7 anni, vuole crescere un figlio nato dall'amore con il suo compagno, non un figlio nato da una relazione con un uomo che chissa' che fine ha fatto.... o no?

Cerchiamo di metterci nei panni di Juno, anzi.... andiamo tutti a rivederci quel film :-P

[nel prossimo post: il paper-work]

18 commenti:

Manu di Pocapaglia (CN) ha detto...

Grazie Marica

per la presentazione dei molteplici punti di vista. Mettersi nei panni dell'altro è una cosa importanatissima ma deifficilissima. Non posso dire nulla per onestà intellettuale. Ogni storia è una storia unica e irripetibile. Bisogna cercare di supportare e sostenere la scelta della Juno nel migliore dei modi possibili avendo come obiettivo la condizione del bambino che deve essere al centro. Può darsi però che le cose non siano così lineari voglio dire che il bambino cresciuto magari senta la necessità di ritornare dalla sua birtmother. Credo che in taluni casi possa accadere anche l'imprevedibile vai a saperlo! Certo che la situazione della Juno è abbastanza drammatica. Molte abortiscono. Però l'aborto fammelo dire non risolve il problema anzi lo peggiora di gran lunga in quanto quelle mamme saranno ferite per sempre nell'animo quindi alla fine l'open adoption è una buona soluzione. Se poi si può scegliere la famiglia che fa da incubatore lla crescita del proprio figlio e vedere le tappe della crescita ancora meglio.

Credo che questa possibilità possa tranquilizzarle.

Piuttosto bisognerebbe parlare di quali politiche adottare per l'educazione sessuale degli adolescenti. Perchè agire preventivamente alla fine credo che sia la soluzione migliore di tutte.

Cari saluti

Manu & Cla di Pocapaglia (CN)
manuplasmati@tiscali.it

Anonimo ha detto...

che sollievo poter sapere dov'e' quel figlio, e come sta e cosa fa e quanto e' amato. Aiuta a vivere meglio, a non impazzire, a non avere i sensi di colpa.

Quanto a quel figlio, che sollievo per lui sapere che non e' stato rifiutato, che c'e' una madre biologica cosi' altruista da averlo atteso per nove mei e avergli dato un futuro dignitoso. Credo che sia positivo conoscere la propria storia, questo riduce la voglia di scoprire la verita' perche' gia' la si conosce,

mi sembra tutto piu' civile, umano.
valescrive

Marica ha detto...

Manu: e' vero, una migliore educazione negli usa risolverebbe tanti problemi! :-) Piu' in la' faro' un post anche su questo, dato che gli USA hanno il piu' alto tasso di "gravidanze in adolescenza" di tutti i paesi civilizzati...
Per quanto riguarda il figlio che poi una volta cresciuto senta la necessita' di andare dalla birthmother... beh, si, potrebbe succedere, ma cosi' come potrebbe succedere che un figlio "bilogico" voglia andare a vivere dagli zii per esempio :-)

Valeria: grazie mille! Hai perfettamente sintetizzato il succo dell'open adoption! Grazie! :-)

Clara V ha detto...

Lo so che mi ripeto, ma è così tanto diverso da quello che succede in Italia che è molto difficile immedesimarsi. In Italia abbiamo il vaticano e qui dare in adozione un figlio è “peccato” e in quanto tale devi essere punita, bruciare all’inferno, e non esiste che tu possa avere qualche tipo di diritto su di lui. D’altra parte affrontare la questione in modo così pragmatico sicuramente libera di una parte di tutte le implicazioni emotive che ci possono essere nel dare via un figlio. Io Juno l’ho visto, e la ragazza era molto fredda verso il bambino, distaccata, come se non fosse una cosa sua, era molto lontana dalla visione un po’ romatica che tu hai descritto. Tu dici che una birthmother non avanzerà nessun tipo di diritto verso un bambino che è stato cresciuto da qualcun altro, ma secondo me più che altro bisogna valutare due cose: le statistiche e la legge. Da quanto tempo c’è la open adoption? da molto direi visto l’età di Steve Jobs; qual è la percentuale di birthmother che ha dato qualche problema alla famiglia adottiva? che diritti ha verso il bimbo una volta che l’adozione è completa?

Marica ha detto...

Clara: si, e' profondamente diverso da quello che succede in italia... (d'altra parte la chiesa dice che Dio manda i figli a chi li merita, quindi questa cosa per la chiesa credo che sia proprio improponibile!!).
Si, l'ho descritta molto romanticamente credo... in realta' ci sono birthmother che dopo il parto "se ne lavano le mani" e spariscono.
Da quanto tempo c'e' l'open adoption: uhm, in effetti steve jobs ha la sua eta'... non so se la sua adozione sia stata open, forse no, ma mi ricordo che lui aveva detto di questo desiderio della birthmother nei confronti del college (forse non l'aveva pero' detto "in modo diretto" ai genitori adottivi). Mi pare di capire che esista dall'inizio degli anni 80, e ad oggi l'80% delle adozioni e' open.
Eccoti una lettura: http://www.adoptionhelp.org/open_adoption/history.html
da cui "Today, people still talk about open and closed adoption. Within a few years, those terms will have lost their meaning. Openness will be the rule (with a few exceptions, of course) and what we now call open adoption will just be called adoption."

La birthmother, una volta che l'adozione e' completa, non ha nessun diritto verso il bambino, dato che firma un foglio in cui rinuncia ai suoi diritti di madre. L'unico diritto e' quello del "contatto", la cui qualita' e quantita' sono messe su carta prima del parto, ma possono essere incrementate se le due parti sono d'accordo. Anche se non ha diritti verso il bambino, fa cmq parte dalla "famiglia allargata" di questo bambino.

Qual'e' la percentuale di birthmother che crea problemi alla famiglia adottiva... uhm... le agenzie dicono che non esistono :-), probabilmente qualche caso ci sara', ma non saprei quantificarlo. Noi abbiamo avuto modo di parlare con una famiglia che ha adottato 18 mesi fa, e la birthmother nel loro caso si e' fatta sentire solo un paio di volte e vedere una volta, dice che non vuole avere a che fare con questo bambino, a parte sapere che sta bene.
Un'altra famiglia con due adozioni, il cui bambino piu' grande ha due anni, ci ha detto che all'inizio hanno avuto molti problemi con la birthmother (prima del parto), perche' continuamente cambiava idea, ma dopo il parto e' rimasta coerente con il progetto dell'adozione e si fa sentire per sapere come sta il bambino.
Guglielmina, la nostra adoptio coordinator, ha adottato tipo 17 anni fa in questo modo, due figli dalla stessa birthmother.. e dice che ora, a distanza di tutti questi anni, si sentono e si vedono ancora con lei (e la nuova famiglia di lei), tipo parenti acquisiti.

Ora faccio un po' di ricerca per vedere se trovo dati sui problemi creati dalle birthmothers!

Marica ha detto...

qui c'e' qualche statistica, anche se non quella ceh cercavo:

http://www.americanadoptions.com/adoption/general_adoption_statistics

Manu di Pocapaglia (CN) ha detto...

Carissime Clara e Marica,

permettetemi di dire la mia con molto umiltà.

Non credo che la Chiesa cattolica sancisca che l'impossibilità ad avere figli sia questione di meritocrazia e di sfigataggine. Tanto meno di peccato. Le strutture di peccato sono ben altre! Anche nella Chiesa ci mancherebbe altro.

E' una situazione che capita. Non è colpa di nessuno.

Nel Catechismo della Chiesa cattolica è affermato

2378. Il figlio non è qualcosa di dovuto, ma un dono. Il " dono più grande del matrimonio " è una persona umana. Il figlio non può essere considerato come oggetto di proprietà: a ciò condurrebbe il riconoscimento di un preteso " diritto al figlio ". In questo campo, soltanto il figlio ha veri diritti: quello " di essere il frutto dell'atto specifico dell'amore coniugale dei suoi genitori e anche il diritto a essere rispettato come persona dal momento del suo concepimento".(a)

a) CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istr. Donum vitae, 2, 8: AAS 80 (1988) 97.
2379. Il Vangelo mostra che la sterilità fisica non è un male assoluto. Gli sposi che, dopo aver esaurito i legittimi ricorsi alla medicina, soffrono di sterilità, si uniranno alla croce del Signore, sorgente di ogni fecondità spirituale. Essi possono mostrare la loro generosità adottando bambini abbandonati oppure compiendo servizi significativi a favore del prossimo.

Credo che attraverso l'adozione si concepisca un figlio. Quindi è un atto desiderabile, ammirevole, amorevole e bellissimo.

Conosco famiglie fortemente impegnate cristianamente e forse lontanissime dal vostro punto di vista che hanno adottato figli con handicap gravi. L'importante è che le regole e le leggi siano fatte per l'uomo e non l'uomo per la legge.

Un caro e affettuoso saluto a voi tutte

Manu & Cla di Pocapaglia (CN)
manuplasmati@tiscali.it

paola ha detto...

innanzitutto Marica grazie davvero per questi spaccati di un mondo distante da noi (e non solo geograficamente!) che ci costringono ad aprire la mente, confrontarci e magari mettere un po' in discussione pensieri e convinzioni che riteniamo assodate ed assolute.

per quello che e' la mia piccola esperienza, mi permetto solo di dire una cosa. in Italia una donna che sceglie di dare in adozione il figlio ha due possibilita': puo' riconoscerlo, dandogli il nome, oppure chiedere "di non essere nominata" (e questo e' un diritto che le donne hanno solo in Italia e nel Lussemburgo, per lo meno in Europa, ed e' oggetto di accese discussioni perche' se da un lato tutela tutte quelle donne che per svariati motivi -pensiamo all'immigrazione clandestina- possono cosi' partorire nella sicurezza di un ospedale senza rischiare di essere identificate, dall'altro lascia nella storia del bambino un buco nero non piu' recuperabile).

in entrambi i casi e' compito dei genitori adottivi "restituire" al figlio le radici, creando un continuo nella sua vita, senza giudicare (in positivo o in negativo) la scelta di chi li ha messi al mondo ma sottolineando il ruolo diverso che la "mamma di pancia" e la "mamma di cuore" hanno avuto ed hanno nella sua storia.

nel primo caso SOLO IL MINORE, una volta raggiunta l'eta' di 25 anni, puo' chiedere al tribunale di competenza di essere messo a conoscenza di tutte le notizie/informazioni riguardanti la sua famiglia di origine. non lo possono fare i genitori adottivi, ne' la mamma biologica. e a mio parere questa e' la condizione in cui il minore e' maggiormente tutelato: lui non ha fatto nessuna scelta, l'abbandono l'ha subito, e chi dice che vuole essere messo in contatto con chi non ha voluto (potuto/saputo) esserne genitore?
nel secondo caso invece nessuno (nemmeno il tribunale) puo' dare informazioni sulla madre biologica perche', su sua precisa richiesta, non ce ne sono.

chiudo con una battuta: non penso proprio che per la Chiesa dare in adozione un figlio sia peccato, altrimenti persino San Giuseppe (padre putativo di Gesu') sarebbe considerato per questo un peccatore!!!

Marica ha detto...

Manu: grazie mille del tuo punto di vista "diverso" da quello mio e di clara. La verita' e' che una volta durante un matrimonio in cui i due sposi erano gia' incinti il parrocco ha fatto un'omelia che non mi e' piaciuta per neinte, mettendo tutto sul fatto che Dio da' i figli a chi li merita, e viceversa....

Marica ha detto...

Clara: vagando in rete ho trovato un'associazione di birthmother che rivogliono indietro i figli... this is scary!! :-/

Manu di Pocapaglia (CN) ha detto...

But really this is scary!!!!

Certo che pena un'associazione di birtmother che rivogliono indietro i figli....come degli oggetti in prestito.

Realmente penoso e triste anche se magari può essere comprensibile.

Marica,

purtroppo i sacerdoti hanno spesso una mentalità chiusa ma non tutti grazie a Dio

Carissimi saluti

Manu & Cla di Pocapaglia (CN)
manuplasmati@tiscali.it

Nikla ha detto...

Ciao Maki,
Sai che sono contenta per questa tua scelta, non solo per il tuo percorso ma soprattutto perché ho sempre considerato l'adozione come un atto di grande amore.

Certo qualche rischio c'è, pensare a quella madre che allo scadere dei 6 mesi si è vista togliere il bimbo non fa stare sereni. Ma i rischi bisogna correrli, superarli e andare avanti.

Per quanto riguarda la birthmother beh mi sono immedesimata in loro, non soltanto ora che ho più di 30 anni e una bimba meravigliosa...ci ho pensato a 16 anni, fidanzata, senza pensieri, superficiale e avventata e di certo non avrei mai voluto un bambino. Se mi fosse capitato avrei sicuramente abortito. Egoisticamente non avrei mai affrontato una gravidanza per poi dare il mio bimbo ad un'altra persona... Sono sincera.

Quello che mi sento di consigliarvi è di andare avanti, dare tutto quello che siete al bimbo che arriverà e soprattutto tu Maki, visto che ti conosco bene, cerca di essere più aperta, meno intransigente e rilassati :) vedrai che riuscirai a fargli pure piacere Jovanotti :/
:))

sfollicolatamente ha detto...

Ma sai che una mia amica mi diceva che pare che in Italia la Chiesa cominci a lavorare positivamente su questo fronte, incoraggiando queste giovani donne a considerare la possibilita' di portare a termine la gravidanza e poi dare il bambino in adozione?
Forse si sbagliava, non so, riporto solo quello che ho sentito dire...

Clara V ha detto...

Marica non volevo mandarti in paranoia, ma nell'adozione proprio per come è fatta ci sarà sempre un'altra persona. Che in quanto sconosciuta è una incognita, per difinizione. Poi magari sapendo che negli USA c'è questa opportunità le ragazze crescono considerandolo normale, un dato di fatto. Se non altro credo anche che se c'è qualche rigurgito di coscienza, questo avvenga sicuramente nei primi tempi, quando per fortuna il bambino è troppo piccolo per avvertire quello che succede. L'importante, oltre al fatto che tu mi dici è una cosa rara, è che magari le stesse agenzie offrano un supporto anche in questo caso.

Marica ha detto...

Manu: :-)

Nikla: ahahaha, chissa' se riusciro' con la "missione Jovanotti" :-)
grazie per il tifo!

sfollicolatamente: bene, sarebbe una bella cosa!!

clara: ...staremo a vedere...

Anonimo ha detto...

Ciao Marica,
scusa la domanda forse troppo "materiale", ma alla birthmother alla fine spettano dei soldi?

Romina

Marica ha detto...

Romina: la tua domanda e' sensata! Alla birthmother no, non spettano soldi, e' vietato per legge... pero' bisogna tenere in considerazione che ci saranno delle probabili spese a nostro carico per sue esigenze, nel senso che a volte capita che queste donne vivono "per strada" o sono state cacciate di casa, e bisogna pagar loro un affitto per gli ultimi due mesi di gravidanza, oppure bisogna aiutarle a comprare qualche vestito pre-maman oppure pagare delle medicine... tutte queste spese vanno prima approvate dall'agenzia, e la loro entita' dipende dalla condizione socio/economica della birthmother.
Tra le nostre "scelte" abbiamo scelto anche il tetto massimo per queste spese aggiuntive.

Marica ha detto...

Paola: il tuo prezioso commento era finito nello spam (non so perche') e solo ora l'ho tirato fuori.
Grazie per queste informazioni, non sapevo che in Italia funzionasse in questo modo... quindi anche in italia e' possibile adottare bambini appena nati?