venerdì 30 dicembre 2011

2.14 - uscire dal match?

[Mi scuso che non sto aggiornando il blog cosi' spesso come vorrei..]

Insomma, a fine ottobre abbiamo deciso di fare il match "alla cieca", e abbiamo iniziato ad aspettare con una certa ansia il sette novembre, per scoprire cosa ne sarebbe stato di noi.
Il 30 ottobre c'e' stata una sorpresa: la mamma di Anna (che qui chiamero' Cristina) ci ha contattati su Facebook, ha richiesto la nostra amicizia, e ci ha lasciato un lungo messaggio, in cui ci diceva che lei e il marito erano sempre stati contrari all'adoption plan di Anna, ma che ora che si era agli scoggioli, vista la determinazione di Anna, avevano deciso di iniziare a prendere in considerazione anche questa possibilita'... nelle sue parole tanta tristezza e preoccupazione nei confronti della figlia, frasi tipo "lei non si rende conto di quanto sara' dura uscire dall'ospedale e tornare a casa a mani vuote" o "questa decisione ha rattristato tutta la nostra famiglia"... ma anche un tentativo di assecondare i desideri della figlia, e alla fine del messaggio ci diceva che cmq, dopo averci contattato e averci scritto, era piu' tranquilla...
Cristina ci diceva poi che Anna l'aveva pregata di tenerci aggiornati, perche' per lei (per Anna) era piu' difficile... e cosi' abbiamo iniziato un fitto scambio di messaggi con Cristina, dai quali abbiamo scoperto qualcosa di piu' sulla vita di Anna, sulle visite mediche, ma soprattutto abbiamo scoperto che in base alle ultime ecografie la due date del 7 novembre non era esatta, ma era stata sostituita dal primo dicembre! :-/

La posizione di Cristina nei confronti dell'adoption plan e' andata migliorando nel tempo, e questo ci ha molto aiutati ad andare avanti... ma il fatto che lei avesse solo 40 anni e fosse gia' nonna (l'altra figlia, di 20 anni, ha una bambina di 1 anno) mi ha sempre messo un po' in soggezione :-/
Intanto pero' Anna non ci aveva piu' contattati in modo diretto, cosi' come l'agenzia continuava ad aspettare sue notizie (e la proof of pregnancy), fin quando un giorno l'agenzia ci ha contattati per consigliarci di uscire dal match.
L'agenzia ha cercato di "tenerci con i piedi per terra" illustrandoci possibili scenari, del tipo:
- Anna non esiste, e' Cristina quella incinta, e sta cercando di rendere il figlio piu' "appetibile" per una adozione;
- Anna non esiste, e Cristina non e' nemmeno incinta, e' tutta una presa in giro;
- Anna esiste ed e' incinta, ma non ci contatta perche' si droga e si sta isolando dal mondo;
- Anna esiste ed e' incinta, ma non ci contatta perche' in realta' non e' sicura della sua decisione e ci sta ripensando.

Da quel poco che sapevamo, dai messaggi che avevamo ricevuto, non ci sembrava possibile che fosse tutto inventato, o che Anna si drogasse... anche se l'opzione che Anna ci stava ripensando ci sembrava a questo punto plausibile.
Dopo aver ricevuto il consiglio dell'agenzia, ho avuto un crollo: per me e' stato come se un ginecologo mi dicesse che c'era qualcosa che non andava in una gravidanza gia' avanzata, come se mi desse un 5% di probabilita' di sopravvivenza del baby, un 5% di probabilita' di diventare mamma...
[e quel giorno ho scritto questo post]

Nonostante questo abbiamo deciso di restare nel match e di andare avanti... anche se la probabilita' che Anna esistesse e fosse incinta e fosse convinta dell'adoption plan sembrava cosi' bassa, non aveva senso per noi non crederci.

L'incertezza di quei giorni e' stata veramente difficile da gestire, e inevitabilmente si e' ripercossa sulle nostre vite, anche in altri ambiti.
[ed e' allora che forse ho peccato di "insensibilita'" verso qualcuno...]

martedì 20 dicembre 2011

2.13 - Una questione di fede

Il 18 ottobre e' iniziato uno scambio di sms tra me e Anna, ma anche tra Tom e mio marito. Ci siamo messi d'accordo e abbiamo deciso di sentirci al telefono la sera dopo: una telefonata un po' nervosa e imbarazzata, ma allo stesso tempo naturale e allegra. Abbiamo parlato un po' del piu' e del meno, ma anche dell'adozione... abbiamo detto ad Anna che ci dispiaceva che i suoi genitori non fossero di supporto e le abbiamo chiesto di dire loro che da parte nostra eravamo decisamente per un'adozione aperta e che ci sarebbe piaciuto molto che le loro famiglie fossero coinvolte, perche' parte della vita del bambino: piu' si e' a volergli bene meglio e'! Abbiamo anche parlato del nostro viaggio su da lei (in Oregon): ormai era fine ottobre, il sette novembre alle porte, abbiamo deciso di aspettare e salire su direttamente a ridosso del parto.

Nei 2 o 3 giorni successivi ci siamo scambiati un paio di sms, siamo riusciti a farla chiamare dall'agenzia, ma ad un certo punto Anna non ha piu' risposto... ci avra' ripensato? L'avremmo delusa al telefono? Cosa stara' succedendo?
In extremis ci ha fatto sapere di aver finito la ricarica del telefono... a quel punto abbiamo cercato in tutti i modi di capire come farle la ricarica, perche' non potevamo stare senza sentirla, senza sapere cosa succedeva... ma non conoscendo il suo operatore telefonico l'operazione ci e' risultata impossibile.
Abbiamo parlato con l'agenzia, e ci hanno fatto notare che sia noi che loro avevamo un numero verde a disposizione, contattabile anche senza credito o da una semplice cabina telefonica... l'agenzia ha cercato di tenerci con i piedi per terra, sottolineando che se Anna non telefonava era perche' non voleva in realta' telefonare. L'agenzia inoltre aveva chiesto ad Anna l'invio di una ecografia (proof of pregnancy), ma dopo piu' di una settimana non aveva ricevuto nulla, ne' era riuscita a risentirla al telefono.

Il sette novembre si avvicinava, e allora abbiamo fatto il cosidetto "leap of faith" o salto di fede, cioe' senza nessuna prova alla mano che lei fosse effettivamente incinta, senza nessun'altra telefonata, senza sentirla da giorni, senza un concreto impegno da parte sua nei confronti dell'agenzia, abbiamo deciso di fare il match.
Fare il match vuol dire che l'agenzia ci ha tolto dalle sue liste, che altre birthmothers non potevano piu' vedere il nostro profilo, che noi ci consideravamo impegnati con Anna (ma noi ci consideravamo impegnati gia' da diverso tempo).
Il nostro match e' stato alquanto insolito, perche' la prassi prevede prima uno scambio di telefonate tra agenzia e birthmother e genitori adottivi e il riempimento di diversi moduli sull'adozione... tutto questo l'abbiamo saltato e ci siamo buttati, abbiamo iniziato il conto alla rovescia verso il sette novembre e abbiamo iniziato a controllare i voli aerei, senza sapere esattamente cosa ne sarebbe stato di noi.
Andare avanti, ma tenere i piedi a terra.
Sono stati giorni difficili, ma mi tornavano sempre in testa le parole di Celestina di qualche mese prima: fidatevi sempre della vostra birthmother.

giovedì 15 dicembre 2011

2.12 - The call... #5

Dicevamo: dopo una fitta corrispondenza durante la seconda meta' di agosto, durante la quale avevo avuto il feeling che Anna fosse la birthmother giusta, c'era stato un lungo silenzio per tutto il mese di settembre, alla fine del quale le avevamo scritto un'ultima email di saluto.

Ricordo esattamente che il tre ottobre pomeriggio, un lunedi', alle tre del pomeriggio circa (certe cose non si dimenticano) ero uscita dal supermercato e stavo riprendendo la bici quando il marito mi chiama tutto concitato dicendo "ci ha scritto, ci ha scritto! leggi l'email!". E quindi di corsa a casa a leggere la posta :-)
Anna ci aveva scritto che i suoi genitori non erano d'accordo con l'adoption plan, e a causa di questo lei era andata via di casa, era andata a vivere dalla sorella, ma non aveva accesso ne' ad internet ne' al telefono, e non aveva avuto modo di farsi sentire prima, ma aveva finalmente scoperto dove era la biblioteca...
Le abbiamo risposto subito, le abbiamo mandato i nostri numeri di telefono e quelli dell'agenzia, pregandola di farsi sentire appena possibile. Abbiamo continuato a scriverle quasi tutti i giorni, sperando in una sua risposta, ma lei non si e' fatta piu' sentire per diversi giorni...
L'undici ottobre una sua risposta, in cui diceva di aver preso nota di tutti i numeri di telefono e che avrebbe chiamato al piu' presto l'agenzia, poi di nuovo il silenzio.

Sperarci? Non sperarci? Il sette novembre si avvicinava, ma lei si faceva sentire di rado e soprattutto non aveva ancora chiamato l'agenzia, cosa che lasciava perplessi sia noi sia l'agenzia.
Fin quando una sera mentre guardavamo la tv e' squillato il telefono ed era una birthmother! La call numero 5! La telefonata e' stata abbastanza lunga, la tipa in questione viveva in Indiana, aveva un marito e due figli, piu' altri due gia' dati in adozione... pianificavano di venire a vivere tutti in california, quindi cercavano una famiglia californiana per stare piu' vicini al bambino e per.. avere un aiuto economico! Ci hanno chiesto proprio di sponsorizzare la loro relocation in california! Il marito ha preso un po' tempo dicendo che bisognava parlarne prima con l'agenzia ecc, ma lei insisteva... fin quando la telefonata e' caduta e quando abbiamo provato a richiamare trovavamo solo la segretaria telefonica, a cui abbiamo lasciato un messaggio.

La call numero 5 mi ha fatto capire ancora di piu' che Anna era LA birthmother, LA situazione perfetta per noi, che le altre non reggevano il confronto... non ero affatta entusiasta del possibile esito della call numero 5.

Due giorni dopo, il 18 ottobre, mentre cercavo di studiare per un mio esame, ricevo un sms alle ore 15:29, e' il marito: "Senti... che dici.. e' il caso di provare a mandare un sms alla birth mother di 2 giorni fa?".
E io gli rispondo alle 15:31: "Non saprei... Lei il nostro numero ce l'ha, e le abbiamo anche lasciato il messaggio. Forse in altre condizioni ti avrei detto di si, cosi' non so...:-(. Razionalmente dovrei abbandonare le speranze su Anna, ma ancora non ci riesco."
Alle 15:42 ricevo un sms: e' Anna! :-D

martedì 29 novembre 2011

2.11 - The call... #4

Dopo pochi giorni che avevamo deciso di chiudere con Rebecca (vedi The call #3), e' arrivata la call #4, esattamente il 18 agosto, sotto forma di messaggio lasciato sul nostro profilo nel sito dell'agenzia.
Non so bene perche', e perche' in inglese, ma subito dopo aver letto quello che ci aveva scritto mi sono detta "she's the one". E ho capito quello che altre volte avevo letto o sentito dire: che quando si trova la Juno "giusta" scatta qualcosa, e' come quando ci si innamora a prima vista.
Nel suo messaggio Anna ci diceva semplicemente di trovarsi appena oltre il sesto mese, di aver pensato a lungo a questa decisione insieme al fidanzato, e che entrambi erano convinti che questa fosse la strada giusta... e ci chiedeva di scriverle via email per conoscerci meglio.

E cosi' abbiamo iniziato a scriverci per email. Intanto mio marito era partito per Malta per lavoro, io ero partita per l'Italia, e quindi da tre punti diversi del mondo la nostra corrispondenza e' andata avanti. Anna (19 anni) ci ha raccontato un po' della sua famiglia, della sua vita, della sua relazione con Tom... e piu' ci si conosceva piu' ci sembrava semplice immaginarci in una open adoption con loro, fare un campeggio in montagna tutti insieme o una gita al lago o altre cose del genere.

Le sue email mi hanno "toccata dentro", e anche ora che le ho rilette, a distanza di mesi, mi sono commossa... l'amore tra Anna e Tom e la difficolta' del prendere questa decisione, la loro consapevolezza di poter dare al baby tutto l'amore che dei genitori possono dare, ma "solo" l'amore, il loro desiderio di voler donare al baby "the life that he/she deserves"... paure, desideri, aspettative, difficolta' con i genitori, la due date del 7 novembre, e tante altre cose, in una fitta corrispondenza che e' andata avanti fino al 31 agosto, data dell'ultima email da parte di Anna.

Il giorno dopo io sono partita per il mio "blog tour", senza pc e senza internet, intanto il marito era tornato in America, e con le dovute difficolta' del fuso orario ogni volta che riuscivo a sentirlo gli chiedevo se c'erano novita', se Anna avvesse scritto... ma niente. Inoltre Anna non aveva mai chiamato l'agenzia, procrastinando sempre, e questo ci preoccupava molto.
Abbiamo continuato a scriverle ogni due o tre giorni, raccontando un po' di noi, di quello che stavamo facendo, con la speranza di avere una sua risposta... ma quando era fine settembre ho detto a mio marito che forse dovevamo lasciar perdere, che mi sembrava come quando nei film continuano con la respirazione bocca a bocca con la forza della disperazione, non volendo accettare la realta' dei fatti... e come nei film ho abbracciato il marito e gli ho chiesto di lasciar perdere.
E cosi' le abbiamo scritto "I think this might be my last email".

E poi la tristezza nel pensare di non riuscire piu' a trovare un'altra come lei.

[e mentre scrivevo il post non ho fatto altro che ascoltare "Someone like you" a ripetizione].

giovedì 17 novembre 2011

2.10 - Frank e Robert

Con la narrazione della nostra storia siamo arrivati ai primi di agosto, ma a questo punto mi sembra doveroso fare una pausa per raccontare la storia di Frank e Robert.

Li abbiamo incontrati per la prima volta in uno dei meetings primaverili, probabilmente era marzo o aprile, pensavamo fossero nuovi dato che non li avevamo mai visti, ma raccontarono di essere in attesa da circa un anno e mezzo. Fin da subito mi hanno ispirato simpatia, perche' Robert e' francese (e tra europei in america c'e' sempre un po' di affinita'), e come me fa sempre parlare il marito :-)
Nel meeting di giugno raccontarono di avere finalmente avuto un contatto con una birthmother, uno scambio di emails, e li avevo visti speranzosi.
A luglio ci raccontarono che pero' le cose non erano andate, e non erano arrivati al match... nel frattempo avevano anche fatto un corso per genitori, di quelli impegnativi ed intensi, che parlano dei primi cinque anni di vita dei bambini. Frank era solare e ottimista come al solito, Robert sempre invece un po' in disparte e giu' di tono :-(

Ad agosto e a settembre ho saltato i meetings per diversi motivi; al meeting di ottobre loro non c'erano, ma alla fine del meeting Celestina chiese a Guglielmina se c'erano novita' riguardo Frank e Robert, e Guglielmina ci disse "sono stati matchati!". A sentire questa notizia, siamo stati tutti felici, ma dico proprio tutti! Perche' Frank e Robert erano quelli in attesa da piu' tempo, e inoltre sono due persone che ispirano davvero fiducia e simpatia :-)

Il meeting di novembre c'e' stato martedi' della settimana scorsa, ed anche questa volta loro non c'erano. Alla fine del meeting una coppia ha chiesto notizie a Guglielmina, e la risposta e' stata "no, non e' andata".
"Ma per quanto tempo sono stati nel match?"
"Due mesi e mezzo..."
"E poi cosa e' successo?"
"La birthmother ha deciso di tenere la figlia".
"Ma l'ha deciso prima o dopo del parto?"
"Dopo il parto..."
"E loro hanno avuto modo di vedere la bambina?"
"si...".

Questa notizia (insieme ad un'altra cosa che e' successa il giorno dopo) mi ha proprio buttato giu'. Perche' aspettare cosi' a lungo e' brutto... perche' vedere quella che potrebbe essere tua figlia e poi non averla e' straziante.. e le due cose insieme ... beh, sono troppe.... la peggior cosa che possa esserci (soprattutto dopo un match cosi' lungo).
Allora ho scritto loro una email, non sapevo esattamente cosa scrivere, perche' per certe cose non ci sono parole, ho solo cercato di dare un po' di conforto... ho detto loro che se anche la nostra attesa e' per ora piu' corta della loro (8 mesi contro 20 mesi), in realta' stiamo aspettando per un bambino da cosi' tanto tempo che posso capire quanto sia frustrante questa attesa infinita, quando gli altri ci riescono e noi no, ma che non posso nemmeno immaginare quanto sia stato doloroso arrivare a vedere un bambino come e' successo a loro. Ho scritto loro che ho fiducia che questa strada tortuosa deve portarci da qualche parte, che dobbiamo ritenerci fortunati di poter condividere ogni giorno della nostra vita con la persona che amiamo... e che spero arrivera' per loro (e per noi) la realizzazione dei nostri sogni. Ho augurato loro di ritrovare presto il sorriso.

E Robert mi ha risposto.
E ho appreso dalle sue parole che quello che era successo in realta' era peggiore di quello che avevo immaginato.. e soprattutto sono rimasta colpita dai suoi sentimenti... Questo e' un estratto dalla sua email:

"It is a difficult time for us. We loved our daughter before she was even born - being there for the delivery, cutting the cord, and having her at our home for a week created a deep connection. We are dealing with a deep sense of loss.
We are not upset at V., our birthmother, but just sad to think about O., our daughter, and worried that she will never have the life she deserves. "

E ogni volta che rileggo queste parole e' difficile trattenere le lacrime.
Aspettare cosi' a lungo, avere un match cosi' lungo, e.. avere a casa la bambina per una settimana.
Questa storia e' molto triste, ma mi ha ricordato una cosa importante, cioe' che le birthmother hanno quei 10 giorni di tempo per firmare e consegnare i documenti, e che il 4% ci ripensa... che in quei 10 giorni bisogna "cercare" di non legarsi troppo... che quei 10 giorni sono lunghissimi... sono giorni in cui sembra di toccare il paradiso, ma in realta' bisogna restare con i piedi per terra.
Sara' difficile, sara' difficilissimo, ma quando anche per noi arrivera' quel momento dovro' ricordarmi tutti i giorni la storia di Frank e Robert, dovro' cercare di proteggermi... perche' se dovesse succedere anche a noi la stessa cosa, non so proprio immaginare come ne verrei fuori.

[nel prossimo post: the call... #4]

martedì 15 novembre 2011

2.9 - The call... #3

I primi di agosto e' arrivata la terza "chiamata", sotto forma di email, e subito dopo averla letta qualcosa mi diceva che non era quella giusta...
Rebecca ci scriveva dal Texas e ci diceva che aveva 40 anni circa, che si stava rifacendo una vita, che era rimasta incinta accidentalmente, ma che di questo bambino non ne voleva sapere niente (aveva gia' avuto figli e li aveva cresciuti).
Poi scriveva che lei voleva partorire in casa, e a me questa cosa non stava bene.
Riconosco che il mio e' un discorso "egoistico" in un certo senso, e so che ci sono tante persone che effettivamente scelgono di partorire in casa, e fin quando si tratta dei loro figli possono fare quello che vogliono, ma se il bambino in questione e' "mio" (oh, che brutta espressione...) vorrei che nascesse in ospedale, perche' se ci sono problemi ci sono anche le strutture e le persone per risolverli...
Il marito mi faceva pero' notare che era Rebecca a partorire e non io, ok questo e' vero... ma l'idea del parto in casa mi aveva gia' predisposta male.

Oltre al parto casalingo, c'era un'altra cosa nella email che non mi convinceva: non era indirizzata a noi.. cioe' era stata spedita a noi, ma la stessa identica email senza cambiare una virgola poteva essere stata spedita a 10 o 100 persone... non c'era nulla su di noi o su perche' ci aveva scelto... E in base a quanto appreso durante i support meetings sapevamo che effettivamente questa email era stata mandata a piu' persone.
Il mio atteggiamento era quindi "lasciamo perdere", mentre quello del marito era "proviamo e vediamo che succede" :-).

Nei giorni successivi ci sono stati scambi di emails e di telefonate, durante i quali e' saltato fuori che oltre al parto in casa (sul quale non ascoltava ragioni), voleva allattare per due settimane, e voleva che durante queste due settimane io vivessi a casa con lei per avere cura del bambino :-/.
Inoltre, non voleva l'intermediazione dell'agenzia, ma voleva fare una cosa "tra di noi", perche' non voleva che il padre biologico del bambino venisse a sapere del parto... dato che lui voleva tenere il bambino :-/.
No, non riuscivo immaginarmi a casa con questa donna durante il parto e poi per due settimane e con la paura che il padre potesse arrivare da un momento all'altro, senza il supporto dell'agenzia... no no... e siccome noi almeno sull'agenzia non volevamo cedere, alla fine non se ne e' fatto nulla.
[tra l'altro anche il padre deve firmare volontariamente i fogli di rinuncia ai suoi diritti, altrimenti il figlio spetta a lui... non so come sia effettivamente andata a finire questa storia...]

La terza chiamata mi ha fatto capire che... il mondo e' vario, molto vario!

[nel prossimo post: la storia di Frank e Robert]

martedì 8 novembre 2011

2.8 - The call... #2

Il 30 luglio mi chiama il marito per dirmi che avevamo ricevuto un'altra chiamata, ma che non era quella giusta...
Dice che questa tipa aveva visto il nostro profilo, le era piaciuto, ed era interessata a noi, voleva conoscerci meglio... e che la sua bambina aveva 3 anni ed andava all'asilo :-/.
Il marito le ha "gentilmente" detto che noi eravamo interessati solo ai neonati e le ha consigliato di chiamare l'agenzia.

La prima reazione, quella immediata, e' stata "infatti no, noi vogliamo un neonato", subito pero' seguita da "ma come si fa a dire di no a una bambina di tre anni?", e gia' me la immaginavo tutta carina con le codine, gli occhi a cuore, il cestino dell'asilo, e la divisa a scacchi rosa e bianchi :-(
No, non e' facile dire no... pero' bisogna ricordarsi quello che si sta cercando e quello che si e' in grado di offrire... e li' fuori sicuramente c'e' qualcuno piu' adatto di noi per una situazione come quella.

Questa storia mi ha messo tanta amarezza addosso.
Perche' non voglio nemmeno immaginare cosa possa spingere una donna a dare in adozione una bambina dopo averla cresciuta per tre anni... certo la speranza di un futuro migliore, ma dietro quella telefonata doveva esserci tanta di quella sofferenza...

L'adozione e' anche questo: confrontarsi con una realta' piu' difficile, sentirsi fortunati e vergognarsi pure un po' di esserlo.

[nel prossimo post: the call... #3]

venerdì 4 novembre 2011

2.7 - Decisioni e test

A giugno mi e' venuta nostalgia dell'italia, o meglio mi era venuta gia' da prima, ma ero sempre stata indecisa sul tornare o meno in italia durante l'estate, c'era qualcosa che mi bloccava dal comprare quel biglietto: "e se chiama una birthmother all'ultimo, come e' successo con Brigitta?"
D'altra parte pero' pensavo che non potevo continuare a vivere nell'attesa in questo modo, nell'attesa di qualcosa che non si sapeva quando sarebbe successa, e con che modalita'...
Sono stata combattuta, ma alla fine ho comprato il biglietto per fine agosto con ritorno a meta' settembre... e con il senno di poi posso dire che ho fatto bene.

Intanto a giugno/luglio abbiamo avuto ospiti, sono stata sempre in giro, ho iniziato ad organizzare il viaggio in Italia in tutti i dettagli, e i pensieri sull'adozione sono riuscita a metterli da parte.
A fine luglio ho avuto un ritardo. Il mio ciclo e' sempre puntuale, ma ritardi di un paio di giorni possono succedere, vada anche per tre giorni, ma al quarto giorno ho iniziato a preoccuparmi... al quinto giorno ci ho pensato tanto... al sesto giorno ho comprato il test... e' stato davvero strano... e l'ho fatto in solitudine, ho chiuso gli occhi e ho contato in silenzio fino a 180, poi li ho riaperti e ... non sapevo davvero cosa sperare, a quel punto qualunque cosa mi sarebbe andata bene, era solo l'attesa la cosa ingestibile... e niente, era negativo :-).
Sospiro di sollievo e via, tutto normale. Avevo deciso di non dirlo a nessuno di quel test, ma ero cosi' rinco che l'ho lasciato in bagno, quindi la sera il marito l'ha visto e mi ha chiesto spiegazioni :-P
E all'ottavo giorno di ritardo, mi e' tornato il ciclo.

Sicuramente sarei stata contenta se il test fosse stato positivo, pero' li' probabilmente ho capito che avevo "accettato" questo percorso dell'adozione, accettato come mio percorso, come strada verso un bambino.
E' difficile spiegare cosa ha significato quel test per me... probabilmente mi ha fatto capire che mi ero liberata di certe cose...

[nel prossimo post: the call... #2]

martedì 1 novembre 2011

2.6 - Novita' nel gruppo di supporto

Quando a giugno siamo andati all'incontro con il gruppo di supporto, abbiamo scoperto che maggio era stato un mese movimentato per molti.
Abbiamo trovato ben due neonati, che accompagnavano coppie che non avevamo mai visto prima durante gli incontri (non hanno detto da quanto tempo aspettavano, ma da quel che ho capito entrambe da piu' di un anno).
Le loro storie sono molto diverse tra di loro.

La prima coppia e' quella dei Perfettini, con la bambina Perfettina :-). Lei sofisticata e precisa, di quelle "perche' io cosi'", "perche' io cola'", con minigonna e tacchi alti... la bambina un angioletto :-). Loro hanno avuto una storia molto tranquilla: sono stati matchati con la birthmother nei primi mesi di gravidanza e l'hanno descritta proprio come la Juno del film, serena e sempre convinta della sua decisione. Le famiglie dei birthparents sono sempre stati d'accordo, quando c'e' stato il parto l'ospedale e' stato un viavai continuo di amici e famigliari, tutti per salutare e festeggiare la bambina... tutto liscio e tranquillo!

L'altra coppia invece e' quella dei Celestini (cosi' rinominata perche' lui arriva sempre con il camice da infermiere/dottore celeste, e lei ha sempre addosso qualcosa di celeste, cosi' come anche il bambino che hanno adottato). I Celestini hanno invece avuto una storia molto turbata, anche loro sono stati matchati abbastanza presto, ma la loro birthmother ci ha pensato a lungo prima di firmare le carte (dopo il parto), e poi telefonava continuamente alla Celestina e le chiedeva di vedere il bambino e diverse volte le ha chiesto di poterlo tenere anche la notte... la Celestina l'ha sempre accontentata (ci ha detto "date sempre fiducia alla birthmother, e' il minimo che potete fare"), ma ci ha detto che ha avuto paura (e ce lo ha raccontato la prima volta con le lacrime agli occhi). Anche dopo che i Celestini sono tornati a casa, la birthmother ha continuato a chiamare spesso in lacrime... ma con il passare dei mesi la situazione si e' placata e la Celestina ora che l'ho vista ad ottobre era proprio tranquilla :-)

Storie diverse, ma entrambe a lieto fine.
La cosa impressionante di Little Precisina e Little Celestino e' che somigliano in modo sorprendente ai genitori adottivi, come "colori" e come "fisionomia" :-)

Durante l'incontro di gugno anche Guglielmina (la counselor dell'agenzia responsabile per la nostra citta') ha avuto qualcosa da raccontare... Sapevamo tutti che lei ha adottato due figli tramite open adoption (circa 20 anni fa), e a giugno ci ha raccontato che sua figlia era rimasta incinta e aveva deciso di dare il bambino in adozione (il parto c'era stato a maggio). Dice che la figlia e' sempre stata tranquilla e sicura della sua decisione, e il fatto di essere lei stessa figlia adottiva l'ha aiutata, in quanto aveva sperimentato sulla propria pelle come funzionano le cose.

Noi abbiamo raccontato la nostra storia con Brigitta... e anche se non avevamo un bambino in mano, ci siamo sentiti parte anche noi di un "qualcosa che funziona".

[nel prossimo post: il test]

venerdì 28 ottobre 2011

2.5 - The call... # 1

[Grazie per l'entusiasmo dimostrato nei commenti dell'ultimo post, ma non e' stata questa la "call" buona... e' stata tutto sommato una bella esperienza]

Si dice che quando non pensi piu' a qualcosa, e' la volta buona che succede.
E cosi' dopo un mese e mezzo in cui l'aspettativa per un qualsiasi contatto era alta, in cui ci pensavamo continuamente, in cui avevo voglia di iniziare a preparare qualcosa, e' arrivata la fase in cui all'adozione non ci stavamo pensando piu', complice il viaggio alle Hawaii programmato da tanto tempo per meta' maggio, che si avvicinava a grandi passi.
E un giovedi' mattina, mentre navigavo sui vari siti con le informazioni turistiche e racconti di viaggio (la partenza era per la domenica successiva), mi chiama il marito e mi fa "Marica, Marica, mi ha chiamato una birthmother, aspetta che metto su una conversazione a tre!".
Non me l'aspettavo proprio :-/.
Lui aveva gia' parlato un po' con lei, quindi io sono stata introdotta a meta' conversazione, e un po' per questo, un po' per la confusione generale, un po' per l'inglese non ho capito molto... l'unica cosa che avevo capito e che mi aveva scioccato era che lei avrebbe partorito da li' a dieci giorni.
Panico.

La tipa in questione si chiamava Brigitta (o qualcosa del genere), viveva a Las Vegas e ci aveva scelto perche' voleva che la bambina fosse bilingue, avesse la possibilita' di viaggiare molto e potesse andare al college.
Brigitta aveva 35 anni e aveva gia' due figli abbastanza grandi, ma li aveva lasciati in Florida insieme all'ex-marito, quando si era spostata a Las Vegas per ricominciare una nuova vita. Pare che lavorava, ma aveva dovuto lasciare nelle ultime settimane di gravidanza... cosi' come aveva dovuto lasciare casa e quindi viveva in macchina :-/.
Ci aveva detto chiaramente che era consapevole che non poteva crescere una bambina in quelle condizioni (e non voleva), perche' lei alla bambina voleva dare il meglio... era consapevole che i servizi sociali le avrebbero tolto la figlia e poi non avrebbe piu' saputo nulla di lei, quindi preferiva scegliere lei una famiglia e avere una open adoption.
Ok, per noi tutto questo andava bene (tranne la data del parto).

Quando il marito e' tornato a casa ovviamente l'ho sgridato per il fatto che mi aveva impedito di comprare qualsiasi cosa, e ora questa stava per partorire e noi non eravamo pronti :-P. Ma la cosa che piu' ci preoccupava era il viaggio alle Hawaii dopo pochi giorni: partire o non partire?

Il giorno dopo, venerdi', abbiamo avuto modo di risentirla al telefono, abbiamo inoltre parlato con l'agenzia e abbiamo fatto in modo che l'agenzia parlasse al telefono con lei. Dopo questo giro di telefonate, la cosa piu' preoccupante (per noi) era il fatto che Brigitta ci aveva chiesto di poter tenere la bambina con se durante le prime due settimane. L'agenzia a questo punto ci disse chiaramente "al 90% decidera' di tenere la bambina, ma ovviamente nulla e' certo... vi conviene partire per le Hawaii, a maggior ragione dato che per le prime due settimane la bambina sara' con lei".
Non sapevamo che fare, non sapevamo davvero che fare a quel punto... Fin quando il marito ha detto "queste cose non si possono risolvere al telefono, andiamo a Las Vegas" :-/. Le abbiamo chiesto se potevamo vederci l'indomani (sabato pomeriggio) e dopo la sua risposta affermativa abbiamo prenotato una macchina in affitto (che avremmo restituito a Los Angeles domenica mattina, all'aeroporto), abbiamo preparato i bagagli per le Hawaii, e il sabato mattina siamo partiti per Las Vegas, arrivando dopo 5 ore e mezza di macchina, verso le tre di pomeriggio.

Ci siamo incontrati in un casino' di Las Vegas, tra gente che scommetteva, giocava e fumava (quando ci dissero "expect the unexpected" non mi sarei mai riuscita ad immaginare questo!). Incontrarla e' stato strano. Tutti dicevano che quando si entra in contatto con una birthmother poi in qualche modo e' come se entrasse a far parte della famiglia, ma io questa cosa non l'avevo mai capita... io pensavo solo al bambino, e invece e' stato cosi'... non so come dire.. noi eravamo davvero preoccupati per lei prima di tutto, per il fatto che viveva in macchina, per le sue emozioni, il suo stato d'animo...
Abbiamo parlato un po', ci ha raccontato di lei, noi le abbiamo raccontato di noi. Due realta' cosi' diverse... perche' davvero in America ti ritrovi in strada se le cose girano un po' male :-/.
Parlando delle varie cose, le abbiamo chiesto se per caso avesse pensato ad un nome per la bambina (perche' a volte i genitori adottivi concedono alla birthmother di scegliere il middle name), visto che io e il marito sono cinque anni che litighiamo sui nomi da dare ai figli e non siamo mai giunti ad un accordo, avendo idee completamente diverse :-). E lei ci disse "Arianna", e noi ci siamo guardati negli occhi e abbiamo pensato esattamente la stessa cosa "Arianna ci va benissimo"... il che e' stato qualcosa di magico :-).
Tra le altre cose pero' ci disse che le sue intenzioni erano di tenere la bambina per un mese :-(, quindi abbiamo lasciato Las Vegas sabato sera con questi pensieri in testa.. pensieri confusi.
[siamo arrivati a Los Angeles verso mezzanotte, dopo altre 5 o 6 ore di guida, e la mattina dopo avevamo l'aereo verso le 7]

Durante i primi giorni alle Hawaii la chiamavamo spesso o le mandavamo sms, e lei era sempre gentile e ci rispondeva, e ci disse che le avevano programmato il parto indotto per il giovedi' di quella settimana, e che ci avrebbe mandato la foto della bambina.
Non so se e' stato un bene o un male che eravamo in vacanza... forse da una parte ci ha aiutato a distrarci, ma dall'altra quella vacanza non ce la siamo goduta fino in fondo. Fin quando il giovedi' ci e' arrivata la foto di Arianna... e noi eravamo li' che la guardavamo (bellissima) e non sapevamo se sarebbe diventata la nostra Arianna... Un grande punto interrogativo.
Dopo aver ricevuto la foto, abbiamo provato a contattarla inutilmente. Non rispondeva al telefono ne' agli sms, ma ovviamente non le abbiamo fatto molte pressioni... non doveva essere un periodo facile per lei.
E un giorno della settimana successiva, che eravamo tornati a San Diego, ci ha chiamati per dirci che "ci aveva ripensato".
In realta' non abbiamo capito bene (dato che la telefonata e' stata breve e confusa) se avesse deciso di tenere lei la bambina o se avesse deciso di darla in adozione all'infermiera dell'ospedale, cmq era chiaro che per noi non c'era niente da fare.

A quel punto non ci speravamo quasi piu', ma cmq ci e' dispiaciuto veder sfumare tutto.
Non ci siamo pero' abbattuti, perche' abbiamo visto con i nostri occhi che le cose funzionano, e che quando meno te l'aspetti ti chiama una birthmother... e prima o poi le cose dovranno andare bene!

Proprio un paio di giorni fa, il marito cercava un numero di telefono in rubrica e mi ha detto "ho ancora qui il numero di telefono di Brigitta, che ci faccio?"
Ci ho pensato su, poi gli ho detto che forse poteva cancellarlo.
E lui mi ha risposto "ok, lo tengo ancora un po'"
:-)

[nel prossimo post: nuove adozioni nel gruppo di supporto]

mercoledì 26 ottobre 2011

2.4 - Ready or not?

E ad un certo punto e' arrivata la discussione sull'essere pronti.
Credo che psicologicamente non si potra' mai essere pronti all'evento (seppur in attesa da tanto tempo), ma almeno dal punto di vista pratico io volevo un po' prepararmi, cioe' iniziare ad informarmi su cosa bisogna comprare, sui vari prodotti, iniziare a comprare qualcosa e chiudere poi tutto in un'anta del mobile in garage, in modo da non avere un costante reminder, dato che l'attesa non si sa quanto dura, ma potrebbe terminare all'improvviso.
Cosi' ho preso in prestito dalla biblioteca uno dei libri che ci avevano consigliato al corso baby basics, uno di quei libri fatti per bene dove dicevano cosa effettivamente serve (e cosa no), e mi ero messa a sfogliarlo e a prendere appunti su un foglio excell... fin quando il marito non mi ha "scoperta" (non che lo stessi facendo di nascosto, ma lui semplicemente non se ne era accorto prima).
Beh, lui aveva una visione completamente diversa dalla mia, e credo che qui ci siamo un po' scontrati, per la prima volta. Lui era per "non dobbiamo comprare nulla perche' non sappiamo se e quando accadra', tutto quello che ci serve si compra lungo la strada dall'ospedale a casa"; io ero "avremo tante di quelle cose a cui pensare e da sistemare che se possiamo comprare qualcosa prima tanto di guadagnato"; lui era "non voglio comprare nulla, non ci voglio pensare"; io ero "non voglio dover pensare anche a queste cose quando sara' il momento".
Insomma, due visioni completamente diverse.

In realta' avevo anche scoperto che altre famiglie in attesa avevano sistemato la cameretta, gia con il lettino, le lenzuola, il fasciatoio, i quadretti appesi, i pannolini nell'armadio. Ecco, questo non sarei riuscita mai a tollerarlo... dover vedere tutti i giorni una stanza pronta e vuota, per chissa' quanti mesi... ma ognuno e' diverso, e se loro erano contenti e felici cosi', buon per loro.

Dopo la discussione con il marito, ho riportato subito il libro in biblioteca e ho messo il punto al foglio excell che avevo creato, e ho deciso di non pensarci piu'. Pero' non era facile... e non lo e' ancora... e quindi ogni tanto mi capita di vagare su qualche sito e di dare uno sguardo qui e li'.
In questi mesi ho salvato qualche links di poche cose che ho gia' deciso mi piacerebbe avere (ho scelto un paio di blankets per fare lo swaddling, ho scelto la fascia porta bambino, e proprio ultimamente ho scelto anche lo stroller, anche se quello servira' molto piu' in la'); ma sono solo links salvati tra i miei bookmark, niente che ho davvero il coraggio di comprare.
Ho anche salvato il link di un negozio on-line che vende bei prodotti eco-friendly, ho il link di un'associazione che organizza corsi di vario tipo per neo-genitori, ho diversi link di aziende di diaper service (cioe' quelli che ti procurano i pannolini di stoffa, li ritirano, li lavano e te ne portano di puliti), ma non mi sono mai messa li' a fare due conti su cosa convenga fare economicamente (non riesco a concretizzare cosi' tanto).
Ho i links con i video per fare lo swaddling, ho un link ad un bel sito per scegliere i nomi, ho il link ad un sito che parla di bilinguismo, e il link relativo a come prevenire la Sudden Infant Death Syndrome (ecco, magari questo lo metto).

Ad un certo punto mi sono anche informata sul "induced lactation" (allattamento indotto?), cioe' su come fare per stimolare il latte, avevo salvato tanti links sull'argomento (pare che sia una cosa che si possa fare, con un po' di ormoni, alimenti ben specifici e soprattutto con la pompetta tiralatte)... pero' si tratta di un processo molto lungo (mesi prima di arrivare ad avere due gocce di latte), e quindi ho lasciato perdere perche' le incertezze sono tante.
[piuttosto mi cerchero' una balia quando sara' :-)]

Insomma, alla fine non abbiamo comprato nulla.
A giugno/luglio e' venuto a trovarci il nostro nipotino, e per l'occasione ci siamo procurati delle cose "da bambino", anche se da bambino di due anni. Quando e' ripartito non sapevamo se rivenderle o meno, alla fine le abbiamo lasciate in garage... ma non per scelta, semplicemente perche' non abbiamo ancora deciso cosa farne.

Questa attesa che non si sa quanto durera' a tratti si rivela molto faticosa.

[nel prossimo post: the call! :-P]

lunedì 17 ottobre 2011

2.3 - Le altre famiglie in attesa

[La mia "scaletta" prevedeva il post sulla teen pregnancy, ma mi sono decisa a fare dei tagli e accelerare un po' il ritmo del racconto, togliendo un po' di argomenti che, seppur correlati, potevano risultare superflui. Quindi riporto solo questo estratto riguardo la teen pregnancy, preso da questo link:
"The United States has the highest teen pregnancy rate in the industrialized world. The Center for Disease control says that one-third of girls get pregnant before the age of 20." In Italia sicuramente non e' cosi'... problemi diversi, soluzioni diverse.]

Duranti le prime settimane (o i primi mesi?) di "attesa" non facevamo altro che sobbalzare al primo squillo del telefono pensando "ci siamo!"; perche' in fondo noi siamo bravissimi, perfetti, bravi, diversi dagli altri, genitori nati, e quindi la telefonata arrivera' subito, no? dove li trovano altri due come noi :-P
Invece no :-) E dopo i primi tempi con l'adrenalina a mille, ci si abitua anche a questo, all'attesa di durata incerta, ad aspettare una telefonata che non si sa quando arrivera'...
Anche per questo ci sono gli incontri mensili del gruppo di supporto: per confrontarsi a vicenda e non rischiare di impazzire ;-) E a forza di vedersi una volta al mese, gli altri, che all'inizio venivano classificati come "nemici", in realta' diventano "amici" e ci si appassiona anche alla loro storia.
[Martedi' scorso abbiamo rivisto gli Stallones, con il piccolissimo Nicola!!! :-)]

Un altro tipo di "conforto" l'ho cercato on-line, nel sito web dell'agenzia, nell'elenco delle famiglie in attesa (famiglie sparse su tutto il territorio degli usa). All'inizio andavo sempre a controllare se i nostri "riferimenti" fossero stati matchati (cioe' se fossero stati abbinati con una birthmother) o se avessero fatto progressi nel numero di pagina.
I nostri "riferimenti" erano le famiglie che "conoscevo" perche' avevo letto a fondo le loro brochure o sfogliato le loro foto durante la nostra fase di preparazione :-P, e quindi in qualche modo mi sembrava di.. conoscerle, davvero! E quindi gioivo per i loro progressi :-)
Nel sito web c'e' un elenco di tutte le famiglie, quando si viene approvati si entra in coda nell'ultima pagina (nel nostro caso era pagina 12); a mano a mano che le famiglie adottano vengono tolte da questo elenco, e quindi si scorre avanti e si guadagnano posizioni! In realta' il numero di posizione non e' strettamente correlato con la probabilita' di adottare, ma semplicemente e' piu' facile che una birthmother vada a sfogliare l'elenco partendo da pagina 1 che non partendo da pagina 7, si ha piu' visibilita' (almeno in teoria).

Oltre a seguire le vicende dei "riferimenti" ho pero' iniziato anche a curiosare qui e li' nei profili di quelli che mi ispiravano poco, a leggere le loro presentazioni e a parlarne con il marito, dicendo "ma guarda questi... ma se adottano loro, allora adotteremo anche noi!!".
E' una cosa senza senso e che non si fa, lo so... me meschina! Ma e' stato anche questo un modo per tirare avanti, soprattutto nei primi mesi, quando le aspettative per "la telefonata" erano troppo alte....

Un giorno, quando eravamo arrivati a pagina 11, andando a curiosare tra chi c'era dopo di noi, ho avuto un'amara sorpresa (amara in quel momento).
Ho trovato che una decina di posti dopo di noi c'era un'altra donna con il mio stesso nome. Ok, il mio nome non e' poi cosi' originale (anche se non molto comune), ma ... un'altra donna con il mio nome nella stessa agenzia per l'adozione, in america??
Dopo aver constatato la sua "italianita'" le ho scritto un'email. In realta' in quel momento pensavo: "se la nostra originalita' rispetto agli altri era il fatto di essere italiani, ora questa e' venuta a rovinarci tutto!", ma nonostante i miei sentimenti agguerriti da quel momento e' nato un bel rapporto epistolare :-)
Abbiamo iniziato a scriverci di tutto (beh, a parte il nome abbiamo diverse cose in comune), ad appassionarci alle reciproche evoluzioni di questo percorso adottivo, alla nostra vita in america... e alle grandi domande del tipo "ma tu quando pensi di tornare in italia? pensi di farlo quest'estate? e se poi arriva la telefonata all'improvviso?" (e alla fine siamo rientrate entrambe in italia per tre settimane, io ad agosto/settembre, e lei a settembre/ottobre).

Con il passare del tempo ho perso l'abitudine di curiosare tra le altre persone in attesa... lo faccio giusto ogni tanto per vedere a che pagina ci troviamo noi (attualmente pagina 8) e controllare se quelli dopo di noi sono stati matchati :-P

Mentre la mia omonima era in Italia... lei e il marito sono stati matchati!
Sono molto contenta per loro, perche' durante l'attesa hanno avuto molti contatti non andati a buon fine. In questo caso si tratta di un cosi' detto "match a lungo termine", per cui tengo le dita incrociate per loro fino alla fine!

[nel prossimo post: essere pronti?]

lunedì 10 ottobre 2011

2.2 La tranquillita' (ovvero Baby Basics and Baby Gap)

L'assistente sociale, durante le sue interviste, ci aveva chiesto qual'era il nostro grado di confidenza con i bambini piccoli, e noi le avevamo sinceramente risposto che eravamo due imbranati :-) Ci aveva consigliato di fare al piu' presto un corso di Baby Basics, quindi seguendo i suoi suggerimenti ho prenotato il nostro corso per fine marzo.
Per fortuna da queste parti ci sono due corsi ben distinti: Preparation to Birth e Baby Basics.. e ovviamente noi eravamo interessati solo al secondo.
Avevo comunque un po' di timore, perche' sapevo che in quella stanza molto probabilmente sarei stata l'unica senza pancia.
Siccome siamo due ritardatari cronici, siamo arrivati che il corso era gia' iniziato da qualche minuto, mentre di corsa prendevamo gli unici due posti liberi ci siamo sentiti puntati addosso gli occhi di una decina di coppie (tutte panzute), in particolare me li sono sentiti addosso sulla mia pancia completamente piatta... la signora che teneva il corso in modo molto gentile e con aria interrogativa ci chiese "ehm, tutte le altre coppie hanno gia' detto quand'e' la loro due date e il sesso del nascituro....", al che noi le abbiamo risposto "stiamo adottando" e tutti ci hanno sorriso (o almeno cosi' mi e' parso).
Mi sono guardata attorno e.. mi sono sorpresa io stessa nel non provare nessuna invidia, anzi guardare quelle donne "un po' sofferenti" e pensare che cmq alla fine avrei avuto anche io un bambino, ma in altro modo, mi ha riconfortata (credo che le ultime settimane di gravidanza siano fisicamente molto impegnative...).
La signora che teneva il corso e' stata chiara e simpatica, ci ha spiegato veramente tutto, ha sfatato tanti miti e ci ha dato magici suggerimenti (mi sono appuntata tutto mentre parlava), piu' ci ha consigliato libri da leggere. Abbiamo anche fatto la prova di impannolinamento/spannolinamento con bambolotto, oltre alla vestizione e svestizione dello stesso e lo swaddling.
Alla fine della serata sono stata proprio contenta di esserci stata, di aver imparato cose nuove.. e soprattutto contenta di essermi sentita serena sebbene circondata da dieci panzute :-)

Un altro piccolo/grande passo verso la conquista della tranquillita' e' stato segnato da Baby Gap. In quel negozio (bellissimi vestiti da bambini) non riuscivo ad entrarci, troppo doloroso... ma tra marzo e maggio avevo diverse amiche (e amici) che sarebbero diventati genitori, quindi mi sono decisa e sono entrata. E sono stata bene! Mi sono divertita a guardarmi intorno, ad ammirare quelle bellissime cose sfiziose, mi sono sorpresa nello sperare "speriamo che sia femmina cosi' posso metterle addosso queste cose", subito seguito "ma anche se e' maschio andra' bene lo stesso... pero' vuoi mettere se e' femmina :-P".
In piu' riprese ho comprato quello che mi serviva (pensierini) e ho adocchiato diverse cose che mi sarebbe piaciuto avere... una tranquillita' dovuta al ritorno dal "se" al "quando" :-)


[nel prossimo post: teen pregnancy]

mercoledì 5 ottobre 2011

2.1 - Nella stessa barca....

Una volta iniziata l'attesa, non avendo piu' nulla da preparare, ci siamo attivati per incontrare altre persone nella nostra stessa situazione e confrontarci con loro, ascoltare le loro storie, farci un'idea piu' chiara.

E cosi' un giorno di meta' marzo (sto indietrissimo con il racconto!!) siamo usciti a pranzo con i Peterparents, cioe' i genitori di Peter, e il piccolo Peter (di cui avevo parlato nel post 1.13).
La prima cosa che mi ha colpito (e che non c'entra nulla con l'adozione) e' che questi genitori americani quando vanno in giro con i bambini piccoli si portano dietro veramente pochissime cose, non come i genitori italiani.. tipo questi sono arrivati con il bambino (di 17 mesi) in braccio e uno zainetto, stop.
Abbiamo parlato un po' di tutto, ma soprattutto dell'adozione. Nel loro caso avevano svolto tutto tramite avvocato e il processo si era completato in tre mesi; i birthparents (molto giovani) non avevano detto nulla ai rispettivi genitori, quindi volevano poco contatto, di fatto si erano incontrati solo una volta (a parte scambi di email e di fotografie). Come temevo, mi hanno confermato che la parte piu' difficile della loro esperienza e' stata quella in ospedale...

Piu' o meno nello stesso periodo siamo usciti per cena anche con la coppia Stallones (citata nello stesso post). Loro erano in attesa dai primi di dicembre, noi da pochi giorni, e ci siamo fatti un po' raccontare la loro esperienza di questa fase di attesa... dove il trucco e' cercare di non pensarci (fosse facile) e andare avanti con le proprie cose, quando poi arriva, arriva :-).
Con loro ci siamo trovati proprio bene. Lui ha entrambi i genitori italiani (e infatti ha sia il nome che il cognome italiani), ma parla solo inglese... pero' ci ha raccontato tutte le cose che fa sua mamma, e sono le stesse che fanno le nostre mamme :-) Lei invece americana al 100%, un po' timida e riservata (come me); lui sportivo ed estroverso, come mio marito.
Ci sarebbe piaciuto rivederli, ma ho imparato a mie spese che gli americani in superficie sono molto cordiali e gentili, pero' appena si vuole approfondire il rapporto tendono a tirarsi indietro...
[nei mesi successivi abbiamo lanciato altri inviti, ma c'erano sempre altri impegni di mezzo per cui non siamo piu' riusciti a fare un'uscita, ci siamo visti solo agli incontri di supporto.. e a settembre, dopo esattamente nove mesi, hanno adottato!!!]

Dopodiche' ci siamo piegati anche noi al modello americano (chi fa da se' fa per tre) e non siamo usciti con nessun altro... ci siamo fatti bastare gli incontri mensili come momento di confronto :-)

[nel prossimo post: raggiungere la tranquillita']

martedì 20 settembre 2011

1.25 Intanto in Italia

Nel corso di questi mesi mi e' capitato piu' volte di sentire storie o di leggere notizie riguardo l'adozione in Italia... e che dire, non ci sono parole...
Soprattutto ora che sono tornata da un viaggio in Italia e che ho avuto modo di confrontarmi direttamente con chi sta facendo il mio stesso percorso, mi rendo conto della grande differenza che c'e' tra questi due paesi.
In Italia la parte burocratica va avanti per anni, mentre noi l'abbbiamo risolta in pochi mesi... e quasi mi sento in colpa :-/.
Il tipo di adozione e' diverso, e capisco che per molti (prob per tutti) questa adozione americana deve sembrare cosi' strana (anche per noi lo e' stato, all'inizio), ma piu' ci sono dentro e piu' mi sembra che sia la cosa migliore, per tutti, in primis per il bambino.

Avevo salvato questo articolo, che mi aveva inviato Clara tempo fa, in cui si parla delle "madri segrete" che, con un parto anonimo, lasciano i bambini in ospedale. Lo so che la maggior parte di voi pensa "ma come si fa ad abbandondare un bambino"?, lo so perche' e' stato scritto qui e mi e' stato chiesto a voce, e la risposta (che sicuramente ho scritto qui) e' che queste donne non lo fanno certo a cuor leggero... lo fanno perche' sanno che non possono crescere un figlio.
La differenza e' che in Italia questi bambini vengono lasciati in ospedale, e le madri non ne sapranno piu' nulla ["L'abbandono è sempre vissuto come una violenza, come un'ingiustizia, credo che molte portino dentro di sé per tutta la vita il fantasma di quel figlio"], qui in America invece le bio-madri possono sapere che il bambino sta bene, cresce, fa questo e fa quest'altro. E i bambini non hanno lo shock della scoperta o la faticosa ricerca dei genitori biologici (con tutte le aspettative del caso che possono crearsi), perche' semplicemente gia' sanno tutto... ma di questo ho gia' parlato :-)

Quello che piu' mi scoccia, quello che mi fa rabbia, davvero, e' che nel mondo ci sono cosi' tanti bambini che hanno bisogno di una famiglia, di affetto, di cibo, di beni materiali, di un'educazione... e che adottare debba essere cosi' complicato e burocraticamente infinito... e' veramente un non-sense!
[Per non parlare del fatto che i single o gli omosessuali non possano adottare...]

Io sono fermamente convinta che si ha paura di quello che non si conosce.
Per questo ho deciso di aprire questo blog, nel marzo del 2011, quando abbiamo ricevuto l'approvazione per l'adozione (esattamente 4 mesi dopo il primo incontro con l'agenzia). Ho deciso di raccontare il nostro percorso, non solo per me e per la nostra famiglia, ma anche per far conoscere a chi vive in Italia come si svolge l'adozione qui negli USA: esattamente come si vede nei film, e funziona!
Non ho certo la pretesa di cambiare la legislatura in materia :-), ma se ho fatto nascere qualche riflessione in piu' in chi legge queste righe, posso ritenermi contenta ;-).

Dicevo: a Marzo abbiamo ricevuto l'approvazione, quindi da Marzo siamo ufficialmente "paper pregnant", o come dire... in attesa :-) L'unica incognita e' che non sappiamo quanto questa attesa durera'.
In questi sei mesi in molti mi hanno chiesto "come sta andando con l'adozione?" e la risposta e' sempre stata "aspettiamo", infatti dopo la prima parte in cui siamo stati attivi, questa seconda parte e' piu' passiva... questo non vuol dire che non sia successo niente, anzi :-P
Nei posts a seguire raccontero' della seconda fase, la Gestation :-)

mercoledì 31 agosto 2011

1.24 la "dear birthmother letter" (parte due)

(puntata precedente)
A gennaio avevamo finito di preparare il testo della brochure, avevamo fatto la foto di copertina ed avevamo scelto le altre foto... restava quindi "solo" da impaginare e da stampare, ma per fare questo ci abbiamo messo ben due mesi, e proprio non ce l'aspettavamo!

Abbiamo scelto un layout che ci piaceva ed abbiamo incaricato la stessa persona che ci ha fatto le foto di occuparsi anche dell'impaginazione e dei colori, seguendo le linee guida che ci aveva dato l'agenzia. Ogni volta che consegnavamo la "versione di prova" della brochure all'agenzia c'era pero' qualcosa che non andava, quindi prendevamo nota delle correzioni, le giravamo al nostro grafico, e via si ricominciava... ad un certo punto pensavamo proprio di aver finito, per poi sscoprire che non avevamo rispettato le dimensioni giuste per la foto di copertina.. e allora via di nuovo a correggere i bordi, e gli spazi, e la grandezza dei testi... questa fase e' stata snervante, non si finiva mai!

Quando poi finalmente abbiamo avuto il pdf pronto e dopo averne fatto una stampa di prova, abbiamo ordinato in copisteria le 250 copie necessarie: nel giro di una settimana sarebbero state pronte! Andando pero' a ritirarle una settimana dopo mi sono accorta che le avevano stampate sulla carta sbagliata! Mi sono cadute le braccia, ho chiamato il marito in preda alla disperazione... tutta quella fretta prima, tutto di corsa, e poi non riuscire a concludere per motivi banali!
Ho quindi ordinato di nuovo le stampe e per meta' marzo finalmente le 250 copie della brochure sono arrivate a casa, pronte per essere spedite presso gli uffici dell'agenzia! :-)

Oltre alla brochure (obbligatoria), ci hanno consigliato altri modi per "farsi conoscere":
- preparare un profilo standard sul sito web dell'agenzia,
- preparare un sito web personale,
- preparare una pagina facebook relativa all'argomento,
- distribuire personalmente la propria brochure ad amici e parenti.

Tra gennaio e marzo, mentre la brochure andava avanti a fatica, ci siamo cosi' dedicati a sistemare il profilo sul sito dell'agenzia e a creare il sito web personale! Fare quest'ultima cosa ci e' piaciuto molto: scegliere le pagine, i contenuti, i colori, l'impaginazione... ogni sera ci mettevamo li' per migliorare un po', piccoli passi lungo il nostro cammino...

[nel prossimo post: intanto in Italia]

domenica 21 agosto 2011

1.23 - "The kid"

Nell'incontro di novembre con l'agenzia avevamo dovuto scegliere un libro da leggere tra quelli disponibili in tema di adozione. Il marito si occupo' della scelta: tralasciando tutti quelli con copertine tristi e titoli deprimenti, scelse "The kid" di Dan Savage, sottotitolo: "what happened after my boyfriend and I decided to go get pregnant". Io ero un po' perplessa, perche' il retro copertina diceva che si trattava della storia dell'adozione da parte di una coppia gay, con linguaggio a volte scurrile, e invece... questo libro mi e' piaciuto tantissimo (anche perche' la maggior parte del linguaggio scurrile non l'ho capito)! Uno dei pochi libri che mi ha fatto piangere e ridere :-)

L'autore del libro e' un famoso sex-columnist qui in america, che con il suo partner decide, nel lontano 1999, di adottare un neonato tramite domestic adoption. Il libro e' interessante sia perche' racconta dall'interno il percorso dell'adozione (nello stesso identico modo in cui lo stiamo facendo noi), sia perche' loro sono stati tra i primi omosessuali ad adottare.

Il libro e' diviso in tre parti, la prima si chiama Fertilization, e racconta tutto il percorso dalla decisione di adottare al primo incontro con l'agenzia fino all'approvazione come "futuri genitori adottivi", quindi il loro percorso tramite l'home-study, la preparazione dalla borchure, l'outing con parenti ed amici. Il tutto e' intervallato da riflessioni su fertilita', sessualita', sul perche' si vogliono figli, sull'open adoption, sull'adozione da parte dei gay.... e da episodi del loro passato :-)

"The limited research that exists shows that kids with gay or lesbian parents are doing fine. They're just as well adjusted as kids with straight parents, just as likely to identify themselves as straight when they grow up, and just as likely to have positive relationships with other children. There isn't much of a measurable difference.
Since gay men and lesbians don't have children by accident - it's hard to get drunk one night and do an adoption, or slip and fall into the stirrups at a artificial insemination clinic - all our kids are wanted kids, planned for and anticipated. All parents experts agree that a wanted child is usually a loved child, and a loved child is a well-looked-after child".


Dopo racconti esilaranti riguardo l'ispezione di casa per l'home-study o la realizzazione della "Dear birthmother letter", alla fine arrivano ad essere approvati... e qui inizia la seconda parte del libro, che si chiama Gestation.

" 'Since being picked can happen at any time, day or night, this minute or a year from now' Ruth had said at the seminar 'every time the phone rings couples tend to jump'. Waiting couples, we were warned, go a little nuts" :-)

Dopo un paio di mesi nella fase di attesa, arriva la chiamata, the call! La birthmother che li ha scelti e' una "ragazza punk", di quelle che vivono per strada, raccogliendo i soldi per spostarsi di citta' in citta' e per bere. Seguono quindi l'incontro con la birthmother e tutta una serie di preoccupazioni dovute all'ammontare di alcol che la birthmother beveva durante la gravidanza (prima di scoprire di essere incinta) e alle possibili malattie/deformazioni a carico del bambino (la cosiddetta FAS, Fetal Alcohol Syndrome)...e dopo varie ricerche e consulenze su internet e con dottori vari:
" 'I think even if the kid turns out to be the healthiest newborn baby on earth, there are still swing seats, e. coli hamburgers, and car accidents to worry about...'
There was a long pause, we looked at each other, and then one or the other or both of us said: 'we're pregnant!' "
:-)
Dan e il compagno decidono pero' di restare con i piedi per terra, anzi si immergono in quello che definiscono il worst-case scenario, perche' non vogliono crearsi false illusioni: il bambino puo' sempre nascere morto o la birthmother puo' sempre cambiare idea... e per non affezionarsi troppo decidono di chiamarlo semplicemente "the kid". Decidono di vivere nel worst-case scenario fino a quando non avranno effettivamente il bambino in mano e la birthmother non avra' firmato le carte!

L'ultima parte del libro si chiama Birth, e qui e' un turbinio di emozioni che mi hanno commosso piu' volte...


Insomma, questo libro mi e' piaciuto cosi' tanto che ho anche pensato di tradurlo in italiano, ma ho poi scoperto che era gia' stato fatto :-)
Ecco la versione italiana, anche se gia' la traduzione del titolo mi lascia perplessa (sembra un film della disney...)
Questa invece e' la versione originale in inglese.
Se invece volete vedere Dan Savage e il suo compagno, eccoli qui nella campagna di Google "It gets better" per dare sostegno morale ai giovani omosessuali.
Per la cronaca: e' il 2011, Dan e il compagno stanno ancora insieme, e il bambino cresce sano e felice con due genitori :-), l'ho scoperto cercando notizie su Savage e scoprendo che l'hanno scorso e' stato anche realizzato un musical basato sul libro.

[nel prossimo post: la dear birthmother letter (parte due)]

giovedì 11 agosto 2011

1.22 - Il gruppo di supporto e la post-adoption depression

Da gennaio abbiamo iniziato a frequentare il gruppo di supporto, anche se non eravamo ancora stati approvati, quindi non eravamo ancora ufficialmente parte dei "prospective adoptive parents".
Il gruppo di supporto si riunisce il secondo martedi' di ogni mese, nella nostra citta' ci si vede in una casa privata (che abbiamo scoperto essere la casa di famiglia di Guglielmina), dato che non c'e' una sede locale dell'agenzia... ma sempre meglio di dover guidare fino a Los Angeles.
Ogni mese c'e' un tema da affrontare (che viene comunicato in anticipo), ma prima di parlare del tema si fanno le presentazioni... e questa e' forse la parte piu' interessante, dato che tutti i presenti parlano della loro situazione (se sono in attesa e da quando tempo e se hanno avuto contatti, o se hanno adottato come e' andata, quali sono i rapporti con le birthmothers ecc). Quando ci sono le famiglie che hanno appena adottato e' veramente bello sentire le loro storie, di come tutta l'attesa si sia poi annullata nel momento in cui hanno ricevuto in braccio il proprio figlio :-) E poi e' bello vedere questi bambini, cosi' piccoli... ma andiamo con ordine!

Il gruppo di supporto serve sia a dare supporto alle famiglie in attesa, sia a "controllare" che le cose stiano andando bene per le famiglie che hanno appena adottato, le quali sono tenute a farsi vedere una volta al mese per sei mesi per poter finalizzare l'adozione. Chi ha adottato quindi deve partecipare, mentre chi e' in attesa non ha nessun obbligo... e per questo il numero di persone presenti e' molto variabile: ci sono state volte in cui eravamo solo noi e un'altra coppia, come altre volte in cui eravamo otto coppie piu' bambini.
Tra i frequentatori piu' fedeli, oltre a noi, ci sono:
- le lesbiche: hanno piu' di 40 anni e dal poco che ho capito almeno una delle due ha avuto "un'altra vita" prima... non so perche' ma mi sembrano mancare di entusiasmo, sono in attesa da novembre;
- quelli che hanno gia' adottato: coppia etero che ha gia' adottato un bambino di colore 4 anni fa ed ora e' in attesa del secondo;
- gli Stallones: li avevamo conosciuti al party di dicembre, anche se poi in realta' e' solo la moglie quella che si fa vedere agli incontri, in attesa da dicembre;
- quelli del fertility center: dopo l'incontro di gennaio ci vengono incontro e ci salutano calorosamente, dicendoci che ci avevano visto nella sala d'attesa del fertility center nei mesi precedenti... ma io non mi ricordavo assolutamente di loro! Dopo aver ottenuto il primo figlio con la in vitro e dopo averci riprovato l'estate scorsa (quando ci siamo incrociati), ora stanno andando per l'adozione; anche loro in attesa da novembre;
- i gay: uno americano, l'altro francese... in attesa da un anno e mezzo, sob.
[Ci hanno detto che in realta' le coppie in attesa sono molte di piu', ma poche si fanno vedere a questi incontri.]

Per quanto riguarda invece le adozioni in corso di finalizzazione, da gennaio abbiamo visto spesso il piccolo Jacob, adottato a dicembre... ed e' bello vederlo ogni mese, vedere quanto cresce e come si evolve nel giro di sole 4 settimane!

Dopo il giro di presentazioni, Guglielmina ci introduce il tema del mese: ci distribuisce un po' di materiale, ci fa leggere, ci fa domande, ci fa esporre le nostre esperienze e risponde alle nostre domande. Il tema del mese a volte e' interessante altre volte no... per esempio tra gennaio e febbraio abbiamo parlato della transracial adoption (di cui ho gia' parlato) e del networking (di cui parlero').
In uno dei quei due incontri pero' e' venuto fuori il tema della post-adoption depression syndrome (PADS), che mi ha colpito particolarmente. La tipa di "quelli che hanno gia' adottato" ci disse che prima di adottare uno fa tremila pensieri del tipo "ma non e' giusto che gli altri hanno figli e io no", oppure "non vedo l'ora di adottare", oppure "ma perche' non mi scelgono, noi qui siamo i meglio genitori" ecc, insomma tutto un anelare a questo bambino... poi pero' arriva il giorno (ed arriva piu' o meno all'improvviso) in cui ti mettono finalmente un bambino in braccio e ti dicono "e' tuo figlio", e questo bambino ti assorbe completamente, e piange, e non si sa cosa vuole...e tu si sei contenta, ma spesso arriva la depressione post-adozione, quando non sai che pesci prendere, quando la tua vita ti si stravolge da un giorno all'altro, quando e' si tuo figlio ma fai ancora fatica a realizzarlo/accettarlo, quando all'improvviso non dormi piu', quando non ti senti all'altezza e pensi "ma forse se non potevo avere un figlio e' perche' non me lo meritavo...".
[piu' la difficolta' psicologica che a volte si puo' creare nell'accettare un bambino che e' venuto cosi' facilmente a chi in quel momento non poteva/voleva]
A questa depressione post-adozione io non ci avevo mai pensato.

Il mese scorso ho trovato anche un articolo su una rivista a cui mi sono abbonata (in tema di adozione) che parla proprio della PADS, e dice che mediamente "colpisce" (?) il 65% delle persone e che i suoi effetti durano fino a sei mesi. Dice che bisogna cercare di uscire di casa (anche se non si ha voglia), ritagliarsi del tempo per se stesse, cercare qualcuno disposto a tenere il bambino per qualche ora oppure disposto ad aiutare un po' a casa, frequentare altri genitori adottivi e, se necessario, cercare anche un aiuto professionale, il tutto a testa alta.

Staremo a vedere come andra' da queste parti... intanto sono informata!

[nel prossimo post: the kid (il libro)! :-) ]

mercoledì 3 agosto 2011

1.21 - Accettare le differenze

Per prepararci all'adozione abbiamo dovuto leggere due libri consigliati dall'agenzia, ma cercando recensioni su internet sono arrivata ad un altro libro, che si chiama "Adopting after infertility": piano piano l'ho letto e ho travato spunti di riflessione (per cui tornera' anche nei prossimi post).

Un passo che mi ha fatto riflettere e' quello sull'accettare le differenze. Da degli studi che sono stati fatti pare che le famiglie nate tramite adozione tendono a praticare uno di questi due comportamenti: A.D. (accettare le differenze) o R.D. (rifiutare le differenze).
In pratica pare che alcune famiglie, soprattutto quelle i cui figli adottivi sono della stessa etnia, tendono a praticare il rifiuto delle differenze, vale a dire negare che il figlio e' stato adottato, non parlare di adozione, "fare finta che". Questo negare/nascondere la verita' pero' crea delle barriere, chiude le porte alla comunicazione e crea dei disagi. Anche in alcuni casi di famiglie transraciali (esiste questa parola?) si pratica il rifiuto delle differenze, e poi accade che i figli non riescono ad accettare il loro "essere diversi". In un articolo che ho trovato recentemente ho letto che adottare un bambino e' come sposare una persona di un'altra etnia o religione: non si puo' far finta che non ci sia questa diversita', ma in un modo o nell'altro bisogna accettarla :-)

D'altra parte anche il comportamento I.D. (insistenza sulle differenze) e' pericoloso e puo' portare effetti negativi sullo sviluppo della famiglia.
Quando sara', speriamo di trovare il giusto equilibrio nelle cose ed di assumere un comportamento A.D. :-)

Cercando informazioni su questa teoria A.D. vs R.D. sono approdata su di un post di una blogger che dice "different does not have to mean "bad" though. When one denies difference where difference exists, it can send that message that the difference is bad and thus needs to be ignored or denied", che e' esattamente quello che volevo dire.

[nel prossimo post: il gruppo di supporto]

martedì 26 luglio 2011

1.20 - Momenti di fragilita'

Rinunciare a quello che chiamo il bio-bambino non e' affatto semplice. Per anni si parla di "avra' i tuoi capelli" o "avra' i miei denti" e poi tutto cio' deve essere messo a tacere. Non ci si riesce da un giorno all'altro, ma per mesi ci si trascina con discorsi del tipo "ah, gia', no, non avra' ne' i miei ne' i tuoi di capelli", "ma che dici? perche'?", "ma come perche'? lo stiamo adottando!", "ah, gia'... vabe', magari allora sara' rosso con le lentiggini".
Anche se razionalmente lo si accetta, ci vuole un po' piu' di tempo prima che il cuore e i sogni facciano altrettanto. Per fortuna non basta schioccare le dita per adottare un bambino, e cosi' nell'attesa si ha tempo di prepararsi anche da questo punto di vista...
Ci sono dei momenti pero' in cui, anche se tutto sembra andare bene, all'improvviso il bio-bambino torna a fare capolino .... li chiamo momenti di fragilita'.

A dicembre, prima di partire per le vacanze di natale, eravamo andati dal dottore del fertility center per discutere dei risultati effettuati sul "materiale del raschiamento". Ci eravamo andati giusto perche' bisognava andarci, ormai eravamo proiettati nel mondo dell'adozione e avevamo tutt'altro ordine di pensieri in testa. Il dottore pero' ci disse che eravamo stati semplicemente sfortunati, che nell'embrione c'era un cromosoma in piu' (ora non ricordo quale) e ci disse che questa era una delle cause piu' frequenti di aborto spontaneo, ci disse che era successo come poteva succedere a qualsiasi altra persona, che eravamo stati semplicemente sfortunati, ci disse "la prossima volta andra' meglio".
Questa cosa, devo riconoscere, ci ha fatto vacillare in quel momento... ci siamo chiesti se stavamo facendo la cosa giusta o se invece valeva la pena riprovare di nuovo con una FIVET... non sono bei momenti quelli in cui pensi di aver imboccato la strada giusta ma poi il dubbio ti assale e ti guardi indietro cercando di capire.
Ci siamo dati un orizzonte temporale entro cui vedere come va...

A febbraio ho avuto un brutto momento.
Pensavo che certe emozioni fossero state messe a tacere, e invece all'improvviso esattamente mentre pulivo i bagni ho avuto un ricordo "improvviso, bello e andato", che mi ha tolto il fiato, una pugnalata dietro la schiena.
Il ricordo di quelle sere d'ottobre quando il marito, dopo cena, si chinava davanti a me, mi accarezzava l'addome e parlava con lui, gli diceva di aggrapparsi forte e di non abbandonarci.
Ho pianto quel giorno. Ho scritto questo post. Ho scritto una email a Nina. Ho pensato che sarebbe stata meglio non conoscerla la felicita'. Mi sono vergognata delle mie lacrime. Ma poi ho capito che quel pianto, quel momento, mi era servito per "risolvere" quella fase... mettere la parola fine... piangere il bio-bambino e dirgli addio... Qualcuno mi scrisse che le foglie secche non sono inutili, ma formano l'humus ... e l'humus mi servira' per alimentare i nuovi germogli.

Consapevole che sono una donna e che sono fragile, a volte.

[nel prossimo post: accettare le differenze]

giovedì 21 luglio 2011

1.19 Il Client Profile Form

Eccomi qui: dopo tanto tempo che ho trascurato questo blog, per i motivi piu' diversi, sono tornata! Faccio una piccola modifica alla tabella di marcia ed oggi faccio invece il post sul Client Profile Form.

Dove eravamo rimasti:
- brochure: in preparazione;
- paper work: fatto;
- intervista con la social worker e visita di casa: fatto;
- comunicare la decisione al mondo: fatto.

Restava solo un modulo da riempire e consegnare: il Client Profile Form, il modulo piu' difficile da compilare... farlo ci ha portato via diverso tempo ed energie (piu' qualche sospiro).

Prima domanda:
"I am/We are willing to raise a child of an racial/ethnic background different from my/our own", barrare la casella "yes" or "no" e siglare.
La risposta e' stata "yes", ma non e' stato cosi' semplice come puo' sembrare.
Gia' durante il weekend intensive di novembre avevano iniziato a prepararci su questo aspetto dell'adozione; in seguito ci e' stato chiesto di leggere del materiale informativo e di vedere delle interviste on-line riguardo la transracial adoption, rispondere ad un questionario a parte, fare delle riflessioni, investigare sull'etnia del nostro quartiere.
In uno di questi video si dice "credi che il razzismo non esista? se pensi cosi', sei preparato al fatto che dovrai cambiare idea?". (qui dei video).
Il concetto e' che e' vero che per noi il colore della pelle dei nostri figli non fa nessuna differenza, ma per il mondo esterno la fa... e noi dobbiamo essere pronti a difendere i nostri figli, a prepararli, a far in modo che capiscano ed apprezzino le loro differenze... dobbiamo essere pronti a parlar loro della loro etnia, a fornire modelli di riferimento, a far prendere loro consapevolezza della loro diversita' intesa come ricchezza, in modo che quando saranno da soli sapranno "difendersi" :-).

Seconda domanda:
"I am/We are open and willing to raise a child whose birthparents have one or more of the following racial/ethnic backgrounds:", segue elenco dettagliato di tutti i possibili backgrounds e possibili incroci, di cui bisogna barrare le corrispondenti caselle.
Abbiamo fatto una serie di considerazioni, in base a dove viviamo, come viviamo, dove vivremo se torneremo in italia ecc, e alla fine ci siamo dichiarati aperti alle seguenti etnie: african american, asian, caucasian, hispanic/latino, pacific islander e relativi incroci... credo che siamo stati abbastanza aperti, eppure ne abbiamo scartate tre...

Terza domanda:
"I am/We are willing to discuss an adoption involving a birthmother who acknowledges the use of one or more of
the following but reports that she stopped in the first trimester:"
, le opzioni sono: alcohol, cocaina, eroina, marijuana, metanfetamine, altro (antidolorifici o antiansiolitici ecc).
Che dire qui.... io da parte mia quando ero nella fase in cui provavo & ci speravo non prendevo nemmeno l'aspirina o lo spray per il raffreddore, quindi fare i conti con questa domanda e' stato difficile. Rispondere a questa domanda credo che abbia comportato il passaggio da "adotto perche' ho bisogno di un bambino" a "adotto perche' ho bisogno di un bambino E un bambino ha bisogno di me". Ci siamo un minimo documentati sugli effetti che le varie sostenza possono avere sul feto (utile questo sito), abbiamo scartato le cose che proprio non possiamo accettare e ci siamo dichiarati "aperti per discuterne" per gli altri casi. E ora come ora non mi ricordo nemmeno quali crocette abbiamo messo :-)

Quarta domanda:
"I am/We are willing to discuss an adoption involving a birthmother who acknowledges the ongoing use of:" seguito dallo stesso elenco... idem come sopra, ma qui siamo stati un po' piu' restrittivi.

Quinta domanda:
"We would consider adopting a child in the following age range:" e abbiamo scelto da zero giorni a sei mesi.

Sesta domanda:
"I/We would be willing to discuss working with birthparents:" e seguono le seguenti opzioni (per farla breve): a rischio di disabilita' fisiche leggere (cioe' risolvibili chirurgicamente), a rischio di disabilita' fisiche pesanti (tipo anomalie del cuore, fibrosi cistica ecc), con una mental health history leggera (vale a dire casi di depressione o ansia in famiglia), con una mental health history moderata (tipo disordine bipolare), con una mental health history severa (tipo schizofrenia).
Anche qui ci siamo un po' documentati, abbiamo riflettuto, abbiamo cercato di capire cosa siamo in grado di gestire.. e alla fine abbiamo tratto le nostre conclusioni, valutando che "a rischio di" non vuol dire che ce l'abbia.

Settima domanda:
"We would be interested in adopting twins:" e qui abbiamo barrato un bel si :-), che e' vero che i bambini piccoli ti distruggono.. e due ti distruggono ancora di piu'... ed e' pure vero che la gravidanza gemellare e' piu' difficile, ma che carini che sono i gemelli!
E poi vuoi mettere: due al prezzo di uno :-P

[nel prossimo post: il bio-bambino, paure e pensieri]

mercoledì 15 giugno 2011

1.18 Cosa ne pensano gli altri (parte II)

Per le vacanze di Natale (dicembre 2010) siamo tornati in Italia.
Siamo partiti da qui tutti contenti di dare la bella notizia a parenti e amici e, una volta in Italia, non vedevamo l'ora di ripartire.

Non voglio stare qui a criticare persone o cose che sono state dette...
Brevemente le cose sono andate cosi':
- le mie amiche, sia quelle che sapevano quello che avevamo attraversato sia quelle che non lo sapevano, sono state tutte contente per noi e per la nostra scelta, mi hanno dato sostegno ed energia positiva!
- i miei genitori l'hanno presa malissimo, mi hanno detto che questo bambino "non lo riconosceranno" perche' non e' "sangue del loro sangue" (e non sto qui a riportare i discorsi razzisti che ho dovuto sentire).
- il resto della mia famiglia non ha saputo nulla (e ad oggi non sa nulla), dato che la notizia non e' riuscita a superare la barriera dei miei genitori;
- la famiglia del marito... e' stata sicuramente piu' aperta della mia (beh, bastava poco), capisco che non e' una cosa facile da "accettare" per alcune persone, ma io sinceramente mi aspettavo un po' piu' di entusiasmo... per fortuna ho avuto l'appoggio della suocera e della zia.
- gli amici del marito non mi hanno entusiasmata con le loro reazioni.

Che dire... la nostra notizia e' stata accolta cosi', ci sono state altre parole ed atteggiamenti che mi hanno fatto male... ho capito che il nostro bambino non sara' mai amato come il nipotino "gia' in essere".
E con queste parole e con questi pensieri ce ne siamo tornati in America.

Ho pensato che saremo noi due a dare a questo bambino tutto l'amore di cui ha bisogno, suppliremo con il nostro amore anche quello che dovrebbe venire dagli altri (tanto abbiamo le scorte accumulate negli anni) e poi se qualcuno ci ripensa e decidera' di amarlo ben venga.

Non aggiungo altro perche' potrei dire cose che non voglio dire.

[nel prossimo post: il bio-bambino, paure e pensieri]

lunedì 13 giugno 2011

1.17 Aspetti legali

Sfogliando il materiale che ci aveva dato l'agenzia avevo trovato la parte relativa agli aspetti legali e leggendola mi ero un po' preoccupata.
Mesi e mesi prima mi ero informata e, in base a quanto riportato sul sito del Department of State degli USA, ero giunta alla conclusione che potevamo adottare purche' il bambino fosse gia' di per se' cittadino americano.
Qui la pagina ufficiale.
L'agenzia consigliava pero' di mettersi in contatto con un avvocato per avere una consulenza legale, nel momento in cui si sarebbe giunti al match con la Juno.
La cosa quindi non ci riguardava nell'immediato, ma visto che ci stavamo avviando verso una strada nuova (sia per noi, sia per l'agenzia, non solita lavorare con persone non americane) avevamo deciso di contattare un avvocato a priori, per confermare la nostra idoneita' all'adozione dal punto di vista legale.

E cosi' mi sono messa a cercare avvocati specializzati in adozione qui a San Diego, il marito ha fatto un paio di telefonate, ma la nostra situazione risultava a tutti insolita... Intanto il tempo passava e io iniziavo a preoccuparmi.
Alla fine abbiamo chiamato un avvocato di Los Angeles, uno di quelli con cui l'agenzia era solita lavorare. E' stato gentilissimo al telefono e in pochi minuti ci ha detto di stare tranquilli, che con la green card possiamo legalmente adottare.. ed ha anche aggiunto che c'e' tanta gente che riesce ad adottare anche in modo illegale, quindi di non preoccuparci assolutamente di nulla. E non si e' fatto nemmeno pagare.

Da quella telefonata ci siamo tranquillizzati... e ora le cose devono andare bene, altrimenti nel caso di "sorpresa finale" quell'avvocato se la dovra' vedere con me! E io so essere cattiva :-)

PS anche la parte strettamente legale mi pare che qui sia molto piu' veloce e sbrigativa rispetto all'italia.

[nel prossimo post: come hanno reagito gli altri alla notizia]

lunedì 6 giugno 2011

1.16 la "dear birthmother letter" (parte uno)

Il terzo fronte su cui procedere per ottenere l'approvazione, oltre al paperwork e all'homestudy, e' la preparazione della brochure, chiamata anche birthmother letter (come accennato qui).

A cosa serve e come funziona la brochure.
Dato che l'open adoption prevede che le Juno scelgano la famiglia nella quale vogliono far crescere il figlio, si presuppone che le famiglie si "presentino" alle Juno, cio' avviene appunto tramite la brochure, che e' chiamata birthmother letter perche' in origine erano proprio delle lettere che iniziavano con "Dear Birthmother, siamo Tizio e Caia, con questa lettera ci presentiamo bla bla bla..."
L'agenzia raccoglie le brochure di tutte le famiglie candidate (sia in formato cartaceo che in un apposito sitoweb) e ne consegna un tot alla Juno di turno in base a quelle che sono le sue preferenze ed in base alla compatibilita' con i criteri delle famiglie disponibili. La Juno riceve cosi' mettiamo 10 brochures, se le sfoglia, ne scarta qualcuna, alla fine riduce la scelta a 2 o 3... ma ci sono anche casi in cui sceglie direttamente la famiglia giusta, perche' a volte scatta "quel certo non so che".
E' importante quindi cercare di "esporre il meglio di se'" in questa brochure, esaltare la propria unicita', le proprie caratteristiche, ma mai mentire... cercare di "spiccare" tra gli altri, illustrare quella che sara' la vita del bambino nella propria famiglia; come ci hanno detto presso l'agenzia bisogna "fare marketing" su se stessi.

La nostra brochure - il testo.
All'inizio fare la brochure e' spiazzante... sembra semplicemente ridicolo doversi "pubblicizzare" agli occhi di queste donne, a tratti sembra anche umiliante... Ma devo riconoscere che siamo riusciti ad entrare subito nello spirito giusto, che e': "se vuoi un bambino fai di tutto per ottenerlo, anche pubblicizzarsi se e' necessario"... e lo e'! Quindi in un weekend di dicembre siamo andati con il nostro portatile dallo starbucks e ci siamo messi giu' a scrivere, praticamente per tutto il giorno non abbiamo fatto altro!
L'agenzia ci ha fornito delle linee guida da seguire (a tratti anche molto rigorose), sia per il testo sia per le foto sia per l'impaginazione. Riguardo il testo gli argomenti da esporre sono stati: noi (chi siamo), lui visto da lei, lei vista da lui, lavoro e interessi, l'ambiente dove viviamo, le nostre famiglie. E non e' stato cosi' facile, soprattutto pensando che potremmo essere scartati o scelti in base a quello che avremmo scritto.
Dopo la prima revisione abbiamo mandato il testo a Guglielmina (la nostra consulente) e lei ce lo ha rimandato dopo pochi giorni con note e correzioni, e noi abbiamo corretto il tutto e rimandato... e poco alla volta il testo ha preso la sua forma definitiva! Devo ammettere che ho avuto non poche difficolta' a scrivere "Michele visto da Marica", visto che quella parte era completamente a mio carico... ma alla fine ho trovato le frasi chiave, cioe' che lui e' quello che riesce a farmi sorridere sempre, anche quando sono triste o incavolata, e che gia' me lo vedo a far volare l'aquilone con il nostro bambino :-P

La nostra brochure - le foto.
Anche per le foto abbiamo dovuto seguire le linee guida.
Come prima cosa abbiamo dovuto selezionare una cinquantina di foto (tra vecchie foto fatte nel corso degli anni e nuove foto fatte per l'occasione) in cui eravamo immortalati nelle nostre attivita' quotidiane o in viaggio o con la famiglia o in interazione con dei bambini (ed alcune foto le abbiamo fatte appositamente durante le vacanze di natale). Di queste foto Guglielmina ne ha poi selezionate una quindicina per la brochure, ed altre quindici addizionali per il sito web.
La cosa piu' difficile e' stata realizzare la main picture, cioe' la foto principale per la prima pagina della brochure, la copertina insomma! Dovevamo sorridere, ma non troppo; dovevamo far vedere i denti; dovevamo mostrare affiatamento; i colori dei nostri vestiti dovevano essere compatibili; lo sfondo non doveva distrarre ecc ecc.
E' stato veramente faticoso! Abbiamo chiamato in aiuto la mia tutor di inglese (che e' anche aspirante fotografa) e ci siamo dedicati un intero pomeriggio a far foto, cambiando sfondi e vestiti e sorriso... di un centinaio di foto ne abbiamo selezionate nove, e tra queste nove, consultandoci con Guglielmina, abbiamo scelto LA foto finale, quella perfetta.

E con questo siamo arrivati ai primi di gennaio... ma la conclusione della preparazione della brochure e del sito web ve la racconto piu' in la', che questo post e' gia' diventato abbastanza lungo :-)

[nel prossimo post: l'avvocato]

giovedì 26 maggio 2011

1.15 - Home Study (seconda parte: la social worker)

A inizio Dicembre [cavolo... devo sbrigarmi con questo blog, sto sei mesi indietro... pant pant... :-)] abbiamo ricevuto la telefonata della social worker, che e' la responsabile dell'home study.
Lei aveva gia' letto il questionario e l'autobiografia (di cui a questo post), a questo punto doveva intervistarci di persona e visitare casa. Siccome il tutto si sarebbe svolto in due sedute diverse e siccome sapeva che per le vacanze di Natale saremmo tornati in Italia, ci teneva a fare il primo incontro prima della nostra partenza; abbiamo quindi fissato il primo incontro a casa nostra verso meta' dicembre.

Io ero ovviamente agitatissima. Il giorno prima ho pulito casa in lungo e in largo (nonostante le proteste del marito) e ho fatto dei biscotti, la mattina dell'incontro mi sono svegliata presto per rileggere tutti i documenti che le avevamo gia' mandato e rispolverarmi un po' la memoria.
E alle 8 del mattino (in anticipo) e' arrivata a casa nostra Darcy. Che sollievo... gia' solo a vederla mi sono rilassata, dato che e' una di quelle persone sorridenti e che mettono a proprio agio. Abbiamo deciso che per il primo giorno avremmo fatto il colloquio collettivo (cioe' io e il marito insieme), rimandando al secondo incontro i colloqui individuali. La prima domanda e' stata ovviamente "perche' volete adottare?", seguita poi da "da quanto tempo state insieme?", "come vi siete conosciuti?", "come sono le vostre famiglie?" ecc, ma il tutto e' stato come una chiacchierata con delle persone che si stanno conoscendo.. cioe' e' stato naturale, non ci siamo sentiti "sotto inchiesta", ma e' stata una bella chiacchierata. Lei nel frattempo prendeva appunti e ci spiegava cose... si, ci ha spiegato alcune cose sul crescere i bambini, dal punto di vista educativo/psicologico e ci ha dato diversi consigli :-)

Alla fine ci ha detto che poteva bastare per il momento e ci ha chiesto se poteva dare un primo sguardo alla casa, per farsi un'idea e iniziare a preparare il rapporto. Le abbiamo fatto vedere velocemente casa... sapevamo che non tutto era "in regola", dato che per essere approvati bisogna per esempio avere tutti i medicinali in un contenitore munito di lucchetto, oppure tutti i detersivi in alto, oppure illustrare il funzionamento dell'estintore ecc, ma le abbiamo detto che ci stavamo lavorando e che per la volta successiva avrebbe trovato tutto a posto.

Ora faccio un piccolo salto temporale cosi chiudo l'argomento social worker.
A meta' gennaio ci siamo visti di nuovo, per il secondo incontro.
Prima abbiamo parlato di alcune decisioni che a meta' dicembre non avevamo ancora preso, ma su cui ora avevamo le idee chiare, successivamente ci sono stati i colloqui individuali. Il marito si e' offerto volontario per iniziare, mentre io me ne sono andata sopra con un libro... e con le mie ansie. Poi mi hanno chiamata... e sono scesa giu' armata di coraggio.
Per fortuna Darcy, sempre gentile e sorridente, mi capiva nonostante il mio inglese un po' stentato... a volte mi mancavano le parole esatte per rispondere alle sue domande, altre volte ho detto cose sgrammaticate... ma tutto sommato e' stata una piacevole conversazione (nonostante rispolverare la mia infanzia e la mia adolescenza non sia una cosa che faccio volentieri).

Quando mi ha detto "ok, mi basta" le ho subito proposto di fare l'ispezione della casa, che a quel punto eravamo pronti.
Nei giorni precedenti mi ero occupata infatti di: comprare un box per le medicine dotato di lucchetto e buttare via (raccolta differenziata) tutti i medicinali scaduti; spostare tutti i detersivi da sotto il lavello in cucina agli scompartimenti in alto in garage; spostare tutte le forbici e le lame in modo che non fossero a portata di bambino; controllare che non ci fossero hazards di alcun tipo in casa (per fortuna non abbiamo ne' armi da fuoco ne' piscina); comprare un car seat.
Si, un car seat... perche' adottando in questo modo c'e' un minimo di probabilita' che ci possano chiamare da un giorno all'altro dicendo "ragazzi, c'e' Juno che ha appena partorito e ha scelto voi" (paura, eh!)... e nel caso l'unica cosa veramente urgente che bisogna avere e' il car seat, per poter riportare la creatura a casa (tutto il resto "si compra lungo la strada dall'ospedale a casa").
Avevo passato giornate su internet a fare ricerche sui car seats, paragonare prezzi, modelli, compatibilita' con gli strollers ecc.. alla fine avevo scelto IL car seat e l'avevo cercato usato, il weekend prima con il marito eravamo andati a vederne un paio, per poi trovare quello perfetto: modello giusto, colore giusto, ben tenuto, munito di manuale e di due basi (per due macchine), ad un buon prezzo.

Quindi, dopo che Darcy mi aveva detto di aver finito con i colloqui, ero pronta e scalpitante per farle vedere tutta casa e il bellissimo car seat arancione (tanta fatica per trovarlo...). Lei mi ha pero' risposto "non preoccuparti, l'ho gia' vista l'altra volta". E io le ho fatto notare che si, era vero, ma l'altra volta casa non era pronta... ma lei ha ribadito che era sufficiente cosi'.
All'inizio ci sono rimasta un po' male, quasi delusa... ma dopo pochi secondi ho realizzato che avevamo finito con i colloqui e con le ispezioni di casa... e soprattutto che lei era soddisfatta.. perfetto!

Salutandoci ci ha detto che da li' a un paio di settimane ci avrebbe mandato la bozza del rapporto da leggere e di farle sapere se c'era qualcosa che non andava bene.
Da paura... dopo soli due mesi dal primo incontro con l'agenzia si parlava gia' di bozza finale del rapporto... evviva l'america :-)

[nel prossimo post: la birthmother letter, vale a dire la brochure]

venerdì 13 maggio 2011

1.14 Children of Open Adoption

Children of Open Adoption è il titolo di uno dei due libri che abbiamo dovuto leggere per essere approvati per l'adozione [in realtà l'ho letto solo io, ma non lo diciamo in giro :-P]
In questo libro si parla di come crescono i bambini adottati in relazione all'open adoption, da quando sono neonati fino all'adolescenza (seppur il libro risale al 1989).

Riporto brevemente quello che è scritto nella prima parte.
Nell'open adoption, i bambini che sono stati adottati (adoptees) trovano risposta immediata alle loro domande e possono andare avanti nel loro sviluppo senza restare focalizzati sugli aspetti dell'adozione.
Nell'open adoption i bambini non si sentono "sleali" verso i genitori adottivi quando fanno domande sui genitori biologici; inoltre gli adoptees hanno un senso di appartenenza verso i genitori adottivi perchè sanno che i genitori biologici hanno scelto proprio loro come famiglia in cui farlo crescere.
Insomma, questi bambini sanno tutto da subito, e per loro non è un problema, ma una cosa naturale.
La birthmother che avevamo incontrato durante il weekend intensive ci aveva raccontato che questo bambino sa esattamente chi è sua mamma e .. da quale pancia è venuto fuori, lui dice tranquillamente "la pancia della mia mamma era rotta, io allora sono venuto fuori dalla pancia di Jenny e la mia mamma è venuta a prendermi".
E questo è dolcissimo....


Il libro parla anche dei genitori adottivi, dice che all'inizio ci sono molte paure riguardo i birthparents, dice che chi vuole un bambino così tanto non può nemmeno immaginare che al mondo ci sia qualcuno capace di dare il proprio figlio in adozione...
Ma poi, dopo aver incontrato la birthmother, queste paure vanno via:
"The known reality dispels the fear. There are no fantasy images to deal with, but, instead, the reality of a real and caring person."
Il fatto, inoltre, di essere stati scelti dalla birthmother conferisce ai genitori adottivi un senso di entitlement, quasi un "permesso accordato" a prendersi cura di questo bambino.


Ovviamente queste sono "solo" le parole riportate in un libro (o che abbiamo ascoltato in agenzia)... non so nella realtà le cose stanno realmente così, ma voglio crederci, perchè mi sembra veramente bello.
Non so se sarà così semplice crescere un bambino nell'ottica dell'open adoption, ma noi ci proveremo!
[e poi.. fin'ora nessuno ha mai detto che crescere un figlio sia semplice, adottato o meno]


[nel prossimo post: la social worker]

martedì 3 maggio 2011

1.13 Il party di dicembre del gruppo di supporto

A fine novembre abbiamo ricevuto l'invito, da parte dell'agenzia dell'adozione, per il party di dicembre del gruppo di supporto.
Nelle varie citta' in cui ha sede l'agenzia c'e' anche un gruppo di supporto, per i genitori adottivi (e per quelli in attesa di esserlo), che si riunisce una volta al mese. A San Diego l'agenzia non ha una sede (la piu' vicina e' a Los Angeles), ma nonostante questo abbiamo il gruppo di supporto.

Anche se eravamo ben lontani dall'essere "potenziali genitori adottivi", abbiamo deciso di andare ugualmente, per vedere un po' che aria tirava.
E cosi' i primi di dicembre ci siamo ritrovati ad entrare in una casa piena di famiglie adottive :-) Tanti bambini che correvano a destra e a manca e diversi bebe', coppie come noi che venivano chiamate "mommy" e "daddy"... insomma, una meraviglia!
Abbiamo visto con i nostri occhi che l'adozione funziona, che le famiglie si creano... ed e' stato bello :-)

Appena arrivati Guglielmina (la nostra referente) ci ha presentati ad una coppia, gli Stallones (nome inventato, ma molto simile all'originale :-P). Loro avevano appena finito tutto l'iter burocratico ed erano da pochi giorni "prospective adoptive parents", cioe' da pochi giorni erano "sceglibili" dalle potenziali Juno, cioe' da pochi giorni erano usciti dalla fase I (fertilization).
Abbiamo parlato molto con loro, lui inoltre ha subito catturato la nostra curiosita' con un nome decisamente italiano (oltre al cognome)... ed infatti ci ha detto che i suoi genitori sono italiani immigrati in America, ma lui di italiano ha solo il nome :-)

Abbiamo poi avuto modo di parlare con i Peterparents (nome decisamente inventato), genitori del piccolo Peter, nato nel settembre del 2009... proprio quando noi ci siamo trasferiti in America :-)
Il piccolo Peter con i suoi 15 mesi alle spalle non faceva altro che correre per casa inseguendo i bambini piu' grandi... un bambino veramente bellissimo con due guanciotte da mordere! I Peterparents sono stati molto friendly con noi, abbiamo parlato di varie cose, abbiamo scoperto che fino a pochi mesi fa eravamo vicini di casa e ci hanno raccontato la loro storia. Loro si sono appoggiati ad un avvocato (hanno usato l'agenzia solo in parte) e dopo soli tre mesi avevano Peter tra le braccia... wow!
Mentre parlavano con i Peterparents e con gli Stallones, ad un certo punto il piccolo Peter ha assunto una posizione da piccolo contorsionista: mentre era in piedi si e' piegato su se stesso, in modo da avere piedi e testa poggiati per terra, e il sederino all'insu'... e ci sorrideva. Una posizione decisamente buffa che ci ha fatto sorridere tutti, e i Peterparents hanno aggiunto "ogni tanto assume queste posizioni un po' particolari... molto probabilmente perche' i suoi birthparents sono entrambi ginnasti, quindi deve avere qualcosa nei geni"
Il bello dell'open adoption :-)

Quella sera siamo tornati a casa piu' sereni.

[nel prossimo post: genitori adottivi e figli adottati]